Il Coronavirus gli brucia i polmoni: un trapianto record salva la vita di un diciottenne

Un team di chirurghi del Policlinico di Milano ha portato a termine con successo un’operazione mai tentata prima in Europa: trapiantare i polmoni a un ragazzo di 18 anni in gravissime condizioni a causa dell’infezione da Sars-Cov-2. Ora il giovane sta bene ed è pronto per la riabilitazione, necessaria dopo quasi 60 giorni a letto e intubato.
Kevin Ben Ali Zinati 29 maggio 2020
* ultima modifica il 12/06/2020

Un’operazione record e mai provata prima in Europa, un tentativo che gli stessi chirurghi hanno definito un “salto nel vuoto”. E un successo doppiamente grande. Lo scenario era questo: Francesco (un nome di fantasia) aveva compiuto i suoi 18 anni pochi giorni prima che la pandemia esplodesse e l’Italia finisse in lockdown ma il Coronavirus era riuscito comunque a raggiungerlo e, in poco più di un mese, gli aveva bruciato i polmoni, danneggiandoli in modo irreparabile. L’unica soluzione possibile era ricorrere a un trapianto di polmoni, un percorso che era stato tentato solto in Cina. Un’altra via non c’era. Così i chirurghi del Policlinico di Milano sono riusciti a organizzare l’operazione in sinergia con vari centri trapianti nazionali e regionali e a salvare Francesco. Che oggi, dieci giorni dopo, è sveglio, reattivo e pronto per la riabilitazione.

La storia

Francesco ha iniziato ad accusare una febbre molto alta intorno al 2 marzo, dopo Codogno ma prima dei decreti e del lockdown. Nel giro di pochi giorni la situazione peggiora e il 6 marzo viene ricoverato nella terapia intensiva nella tensostruttura del San Raffaele di Milano. L’infezione viaggia veloce e in due giorni, Francesco deve essere intubato. I suoi polmoni combattono contro Sars-Cov-2 ma il virus riesce ad avere la meglio, tanto che Francesco deve essere subito collegato alla macchina ECMO per la circolazione extracorporea. I medici si consultano, riflettono, ipotizzano. E poi arriva l’idea, l'azzardo necessario: trapiantare entrambi i polmoni di Francesco.

I chirurghi mentre operano Francesco. Fonte: Policlinico Milano

Nessuno in Occidente ci aveva mai provato, solo i medici cinesi avevano portato a termine operazioni simili, e in Europa la notizia dello stesso intervento avvenuto in Austria, in quelle frenetiche ore, non era ancora arrivata. Trovare un donatore compatibile è una sfida complicata in condizioni normali, in tempi di Covid ancora di più, e il tempo stringe. Perché Francesco continua a peggiorare e il suo organismo arriva vicinissimo ad esaurire completamene le risorse. Secondo i medici i suoi polmoni in alcune aree apparivano completamente distrutti e i danni agli alveoli erano irrimediabili. La svolta arriva all’inizio di maggio, quando gli organi di un deceduto di un’altra regione, e soprattutto negativo al Coronavirus, vengono trovati compatibili con Francesco. Ma la situazione è delicata: l’operazione è complicata, non è mai stata tentata prima e in più i chirurghi devono operare indossando tutti i dispositivi di protezione necessari, dai soprascarpe alle visiere, che rendono più complicati i movimenti.

Parte del team medico con indosso tutti i dispositivi di protezione. Fonte: Policlinico di Milano.

Tutto, però, procede secondo i piani, e l’operazione è un successo. Francesco viene scollegato dalla circolazione extracorporea, viene anche trattato con il plasma iperimmune e finalmente, dopo dieci giorni, è tornato ad aprire gli occhi. Ora lo attende la fisioterapia e la riabilitazione visti i 58 giorni passati bloccato a letto, intubato. Ma il peggio è passato. Ora può iniziare anche la sua ripartenza.

Fonti | Regione Lombardia; Policlinico di Milano

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