Il cortisone può influenzare l’efficacia del vaccino? E come devono comportarsi le persone allergiche?

Secondo l’allergologa Patrizia Bonadonna una terapia cronica a base di cortisonici sopra un certo dosaggio potrebbe alterare la risposta anticorpale del sistema immunitario portando, di fatto, alla produzione di un minor numero di anticorpi. La terapia non è però una controindicazione: in questi pazienti, ha spiegato, sarebbe meglio utilizzare vaccini a mRNA come Pfizer o Moderna, che sembrano avere un’efficacia maggiore.
Kevin Ben Alì Zinati 17 Maggio 2021
* ultima modifica il 19/05/2021
Intervista alla Dott.ssa Patrizia Bonadonna Dirigente Medico dell’Unità Operativa di Allergologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Integrata di Verona

Pensando alla vaccinazione anti-Covid, la sua storia nella storia riguarda gli allergici e tutti quei pazienti costretti, a causa di malattie respiratorie croniche come l’asma, a terapie continuative, magari a base di cortisone.

Fin dai primi passi della campagna, che oggi sembra finalmente rispecchiare un po’ di più i contorni di una vaccinazione di massa, la popolazione allergica è stata tra le più spaesate e confuse.

Se già l’approvazione rapida del vaccino aveva fatto storcere più di qualche naso, la successiva esplosione dei casi di trombosi e di reazione avverse, mediaticamente mal gestita, ha determinato uno stato di pauradubbio sempre più crescenti.

“Sono un allergico, ho paura che mi venga qualcosa, quindi il vaccino non lo faccio”. Qualche tuo amico o parente potrebbe averlo pensato. Altri invece potrebbero aver disertato il proprio appuntamento dopo aver sentito la campagna di sensibilizzazione della Severe Asthma Network Italy (promossa dalla Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica) sulle potenziali interazioni tra il cortisone e i vaccini.

La miglior cura contro la paura è la consapevolezza, così insieme alla dottoressa Patrizia Bonadonna, Dirigente Medico dell’Unità Operativa di Allergologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Integrata di Verona, abbiamo provato ad orientarci in questa storia-nella-storia.

Dottoressa Bonadonna, che relazione c’è tra l’assunzione di cortisone e il vaccino anti-Covid?

Il cortisone ha due dosaggi, uno al di sotto dei 7,5milligrammi che agisce come antinfiammatorio mentre al di sopra di questa soglia porta con sé anche un effetto immunosoppressivo che altera la risposta anticorpale del sistema immunitario. Possiamo dire che la terapia cortisonica cui è sottoposto un paziente in maniera continuativa non è una controindicazione al vaccino ma a dosaggi superiori a 7,5-10 milligrammi tenuti per terapie croniche potrebbe ridurre l’efficacia del vaccino.

Che cosa significa?

Il vaccino in questi pazienti potrebbe non offrire la stessa risposta anticorpale che avrebbe in un altro individuo. La risposta immunologica al vaccino potrebbe essere inferiore, si svilupperebbero meno anticorpi e chi segue una terapia cortisonica cronica potrebbe essere quindi meno protetto.

Chi sono i pazienti tipicamente sottoposti a queste terapie?

I soggetti con asma grave e importante oppure chi ha patologie immunologiche o reumatiche, come l’artrite reumatoide, che necessitano della doppia azione del cortisone di antinfiammatorio e immunosoppressivo. Nel caso delle malattie autoimmuni, infatti, i cortisonici servono per bloccare l’eccessiva risposta immunitaria dell’organismo. Il punto però, voglio ribadirlo, è che la terapia cortisonica cronica non è una controindicazione: diciamo, piuttosto, che in questi pazienti forse sarebbe meglio utilizzare vaccini a mRNA come Pfizer o Moderna, che sembravano avere un'efficacia maggiore.

C’è forse qualche differenza legata al tipo di somministrazione che si fa del cortisone? 

No, è solamente una questione di dosaggio: se supera i 7,5 milligrammi ha più un effetto immunosoppressivo sia che l’assunzione avvenga per bocca sia attraverso un’iniezione. Per il cortisone via spray è diverso. Quelli che utilizzano gli asmatici, per esempio, hanno un effetto topico, agiscono localmente e hanno un assorbimento sistemico e corporeo minimo. I rischi sono quindi legati solo all’utilizzo orale o endovena perché la sostanza viene maggiormente assorbita dall’organismo.

Allargando il discorso, ad oggi che cosa sappiamo della relazione tra vaccino contro il Covid-19 e le allergie? 

All’inizio si era data importanza la fatto che un soggetto allergico avrebbe potuto avere delle reazioni al vaccino. Le prime segnalazione erano giunte dall’Inghilterra anche se gli unici casi in quanto i casi di shock anafilattico segnalato riguardavano personale sanitario che aveva avuto un’anamnesi di nella loro storia clinica della pregresse allergie gravi. In realtà poi, con l’andare del tempo e l’inizio della vaccinazione di massa negli Usa, si è visto che i numeri delle reazioni allergiche al vaccino non erano così elevati. Stiamo parlando di effetti di poco maggiori rispetto a quelli causati dalle altre normali vaccinazioni in cui avviene 1 reazione su 1 milione di somministrazione: nel caso del vaccino anti-Covid siamo a 3-4 anafilassi su 1 milione di punture. Sono maggiori, è vero, ma se prendiamo per esempio i casi di shock anafilattico dati da allergie all’amoxicillina, un comune antibiotico, i numeri sono molto più alti. Parliamo di 150 su 1 milione di somministrazioni: nessuno, però, ha paura di prenderlo.

Sta facendo riferimento alla questione della comunicazione: a come, quindi, in questi mesi è stata veicolata l’informazione sul vaccino. 

Noi allergologi siamo oberatissimi di richieste di consulenza da parte di pazienti ma anche di medici che hanno paura di vaccinare quando sentono che una persona è allergica a punture di insetti, alimenti o farmaci. Questa situazione è frutto di una cattiva gestione dell’informazione sui vaccini: il caso Astrazeneca ha poi confuso ancora di più. Temo che la conseguenza di ciò sarà un grande assenteismo alla vaccinazione e se così sarà, non raggiungeremo mai l’immunità di gregge.

Una persona allergica come dovrebbe comportarsi di fronte alla vaccinazione anti-Covid?

La premessa è che ad oggi non abbiamo dati epidemiologici dai quali capire con certezza quali sono i pazienti che potrebbero avere reazioni allergiche al vaccino. Detto questo, noi allergologi italiani insieme ai colleghi europei abbiamo individuato una linea comune per individuare i soggetti più a rischio e i cosiddetti “campanelli d’allarme”. Chi ha avuto anafilassi da alimenti o punture di insetti per noi può vaccinarsi, restando monitorato per tempo un po’ più lungo rispetto agli altri. Gli unici casi che invece ci fanno allertare sono invece i soggetti che hanno avuto gravi e importanti reazioni ai farmaci: sto parlando di shock anafilattico o ipotensione con mancanza di respiro.

A questi che succede? 

Chi ha avuto una storia di importanti reazioni allergiche ai farmaci viene analizzato. Partiamo dal presupposto che l’unica sostanza allergizzante dentro ai vaccini a mRNA possa essere l’eccipiente, ovvero la sostanza liquida e farmacologicamente inattiva in cui si scioglie il vaccino per meglio somministrarlo o farlo assorbire dall’organismo. Quindi, l’eventuale allergia è al macrogol, un eccipiente diffusissimo in molti farmaci e vaccini, come quelli di Pfizer e Moderna. Astrazeneca e Johnson&Johnson, composti da adenovirus, contengono invece il polisorbato 80, un altro elemento presente in tanti farmaci e che a volte è presente anche nel vaccino dell’influenza. Perciò quando ci troviamo di fronte a un paziente che ha avuto un'importante reazione a un farmaco, che potrebbe quindi essere allergico al suo eccipiente, potenzialmente lo stesso del vaccino, facciamo una anamnesi approfondita: in sostanza cerchiamo di capire se successivamente a quella reazione ha assunto altri farmaci che contengono gli stessi eccipienti senza avere problemi. Posso fare un esempio per chiarire meglio.

Prego.

È importante che un paziente ci dica non il principio attivo ma il nome commerciale del farmaco. Mettiamo dunque il caso che una persona abbia avuto uno shock anafilattico con uno specifico antibiotico a base di amoxicillina. Questo farmaco contiene il macrogol, lo stesso eccipiente del vaccino di Pfizer e Moderna. Così cerchiamo capire se in questi anni, dopo la reazione, il paziente ha per esempio effettuato una colonscopia: per la preparazione viene dato ai pazienti un beverone a base di macrogol puro, se l’ha tollerato senza effetti significa dunque che non è allergico e che può fare il vaccino. La reazione allergica era al principio attivo e non all’eccipiente.

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.