Il gomito del tennista non colpisce solo chi fa sport

Parliamo di epicondilite laterale, più comunemente conosciuta come “gomito del tennista”. È un’infiammazione dei tendini dei muscoli estensori dell’avambraccio, muscoli che s’inseriscono all’esterno del gomito e permettono di sollevare la mano e il polso. Ecco perché è tipico, in particolare, di chi pratica tennis. Ma non solo.
Valentina Danesi 27 Novembre 2020
* ultima modifica il 29/11/2020

Pratichi tennis? Ecco, sicuramente avrai sentito parlare del "gomito del tennista". Ma cosa succede dietro a questa frase? Cosa accade nel corpo? Vediamolo insieme, perché non colpisce solo chi fa sport.

Cos’è

Si conosce comunemente come "gomito del tennista”, in gergo tecnico, invece, si chiama epicondilite laterale e consiste nell’infiammazione dei tendini dei muscoli estensori dell’avambraccio, muscoli che s’inseriscono all’esterno del gomito e permettono di sollevare la mano e il polso. Il dolore di solito è più intenso durante o dopo lo sforzo, ma può capitare che si manifesti anche a riposo. Inizialmente interessa solo i tendini, ma in seguito può irradiarsi per tutta la lunghezza dei muscoli dell’avambraccio. Nei casi più gravi anche il solo afferrare oggetti può provocare dolore.

Le cause 

Lo svolgimento di particolari attività lavorative come il muratore, carpentiere, macellaio… o sportive: tennis, squash, scherma che obbligano a compiere movimenti ripetuti del braccio o del polso con il palmo della mano rivolto in basso possono essere alcune delle cause più frequenti. Tutto questo può danneggiare l’inserzione dei muscoli e quindi causare la comparsa dei sintomi.

I sintomi 

I sintomi del gomito del tennista compaiono con il passare del tempo. Normalmente, il dolore inizia con lieve intensità e peggiora con il passare di settimane o mesi:

  • dolore e gonfiore localizzati sulla parte esterna del gomito
  • dolore nella parte esterna dell'avambraccio, appena sotto il gomito
  • forza nella presa debole e dolorosa
  • peggioramento del dolore con i movimenti del polso
  • rigidità mattutina.

Il problema può persistere per una fascia temporale che varia dai sei mesi ai due anni, anche se la maggior parte dei soggetti colpiti recupera entro l’anno.

La diagnosi 

Se il dolore continua per diversi giorni nonostante il riposo, è meglio tu ti rivolga al tuo medico. Diversi fattori devono essere presi in considerazione nel formulare la diagnosidi epicondilite laterale tra cui: l’entità dei sintomi che si sono sviluppati, eventuali fattori di rischio professionali e lo svolgimento di particolari attività sportive. Ecco alcuni esami che il medico potrebbe richiedere per capire l’entità della situazione:

  •  palpazione dell'epicondilo laterale: mentre il medico esercita una pressione nel punto di inserzione dei muscoli epicondiloidei, il paziente muove gomito, polso e dita
  • test di Cozen: valuta la presenza di dolore all'estensione contro resistenza di polso e dita a gomito esteso
  • test di Mills: rileva l'insorgenza del dolore alla pronazione forzata con polso flesso e gomito esteso.

Se invece vuole escludere altre cause potrebbe richiedere:

  • Raggi X: se c’è il sospetto di eventuali calcificazioni
  • risonanza magnetica (RMI): se il problema può essere il collo
  • Elettromiografia (EMG): per escludere la compressione di un nervo.

La cura

Ecco quali sono le terapie consigliate per tornare alla funzionalità di sempre:

  • la limitazione o l’astensione dai movimenti che provocano dolore
  • impacchi locali con ghiaccio
  • l’applicazione di un tutore all’avambraccio in prossimità del gomito o di un tutore per il polso
  • l’assunzione per bocca di farmaci anti-infiammatori
  • nei casi più gravi o di lunga data, l’infiltrazione locale di cortisonici
  • movimenti per rinforzare la muscolatura   
  • terapie fisiche locali come laser, ultrasuoni, onde d’urto
  • intervento chirurgico se nulla porta benefici.

Fonte| Humanitas

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