Il Green pass per spostarsi tra le Regioni ancora non c’è e i medici di base per ora non vogliono firmarlo

Dopo quello del Garante della privacy, lo stop arriva anche dai medici di medicina generale. La Fimmg avrebbe invitato i propri iscritti a non rilasciare i documenti necessari per richiedere il certificato verde, mentre la Snami teme un ulteriore aggravio burocratico sulle spalle dei suoi professionisti.
Kevin Ben Alì Zinati 29 Aprile 2021
* ultima modifica il 30/04/2021
In collaborazione con il Dott. Roberto Carlo Rossi Presidente dell'Ordine dei Medici di Milano

C’è, ma non c’è. È il Green pass, lo strumento introdotto dall’ultimo decreto del premier Mario Draghi per poter tornare a viaggiare anche tra zone rosse e arancioni.

Fin dal suo annuncio, anche a te il certificato verde sarà apparso come lo strumento della ripartenza: il mezzo, insomma, per garantirsi uno stacco estivo e vacanziero dopo il secondo, e altrettanto duro, giro di restrizioni e lockdown causa pandemia e tornare in modo lento ma concreto alla normalità.

Come lo squillo di trombe per dare il via alle “riaperture”, avrebbe dovuto entrare in vigore da lunedì 26 aprile insieme a tutte le altre misure, e invece ancora latita.

Il certificato verde

Sarò molto breve e cercherò di riassumerei in poche righe cosa si intende con Green Pass. In sostanza, è un certificato di “semaforo verde” che ti permetterà di muoverti attraverso le Regioni che non hanno ancora raggiunto la zona gialla, la fascia di pericolo più bassa.

Per ottenerlo e sposarti tra territori arancioni o rossi, ti servirà uno di questi tre requisiti:

  • La certificazione di avvenuta e completa vaccinazione, quindi con anche la seconda dose
  • L’esito negativo di un tampone molecolare o di un test antigenico rapido effettuato nelle 48 ore precedenti
  • La certificazione di avvenuta guarigione dal Covid

I perché dei rallentamenti 

Puoi trovare diverse ragioni dietro ai rallentamenti per il Green Pass. Una è la bocciatura arrivata dal Garante della Privacy. Sì, perché il certificato verde presenterebbe delle criticità tali da "inficiare la validità e il funzionamento del sistema previsto per la riapertura degli spostamenti durante la pandemia”. 

Non solo: secondo la nota del Garante, l’intero decreto sarebbe “gravemente incompleto in materia di protezione dei dati, privo di una valutazione dei possibili rischi su larga scala per i diritti e le libertà personali”.

Ma lo stop è arrivato anche da parte dei medici di famiglia, con le maggiori firme sindacali di categoria che invitano i propri iscritti a mettere in stand-by il rilascio delle certificazioni necessarie al Green Pass.

I medici si muovono su due binari paralleli. In una recente intervista, il vicesegretario della Fimmg Renzo Le Pera ha spiegato che le indicazioni dei rischi per la privacy fornite dal Garante sono, di fatto, come un semaforo rosso.

Per questo, la Federazione ha invitato i propri medici di famiglia a non rilasciare le certificazioni inerenti il Green Pass “in attesa di maggiori chiarimenti”.

Anche perché, ha spiegato Le Pera, sorge un problema di responsabilità. Se la somministrazione del vaccino è stata fatta dal medico, ha senso che sia lui a rilasciare la certificazione ma se la puntura è avvenuta in una struttura pubblica, è la stessa cui spetta il compito di firmare il completamento del ciclo vaccinale.

Stesso discorso per chi ha preso e superato il Covid-19: per il vicesegretario della Fimmg, è il Dipartimento di salute pubblica che deve certificare la tua uscita dall'isolamento dopo la guarigione dall’infezione.

Secondo il Sindacato Nazionale Autonomo dei Medici Italiani, poi, il Green Pass sarebbe un’”altra incombenza burocratica”.

Secondo il presidente della Snami Angelo Testa, la richiesta delle certificazioni da parte dei pazienti e il rilascio del certificato “comporterà una serie di richieste nei nostri confronti con ulteriore aggravio burocratico, seppur in regime libero professionale, alla nostra giornata lavorativa in impegno cresciuto all’ennesima potenza”.

Tra utilità e responsabilità

L'introduzione del Green pass ha innescato più di un dubbio anche nel dottor Roberto Carlo Rossi, presidente del'Ordine dei Medici di Milano.

Raggiunto telefonicamente, ci ha spiegato che le sue perplessità riguardano tutti e tre i requisiti necessari per ottenere il certificato verde, a partire dall'attestato vaccinale: "L’avvenuta vaccinazione viene annotata sui sistemi di sanità pubblica, che rilasciano il certificato vaccinale. Non può esser fatto fare ai medici di medicina generale". 

In più, ha spiegato che se un paziente dichiara di essersi sottoposto alla vaccinazione, ogni medico per verificarlo può ricorrere, appunto, solo al certificato già esistente e registrato sulle piattaforme regionali: "E dunque, perché i medici dovrebbero farne un altro?".

Il dottor Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei Medici di Milano

La stessa ridondanza il dottor Rossi la riscontra anche nel certificato di negatività dopo un tampone o un test rapido. "Immaginiamo questo scenario. Mi sottopongo a un test rapido in farmacia e ottengo un certificato che conferma la mia negatività. A quel punto, per ottenere il Green pass dovrei andare dal mio medico di medicina generale il quale dovrebbe scrivere un altro certificato per dichiarare che un altro medico ha fatto un test ed è risultato negativo. Mi sembra una perdita di tempo e un'ulteriore incombenza per il medico".

Come ti ho spiegato prima, il terzo documento che può garantirti il "pass" per muoverti attraverso regioni arancioni o rosse è l'attestato di guarigione dal Covid-19. Che viene ratificata da un tampone negativo eseguito dopo il periodo di malattia, "un test che deve essere necessariamente molecolare e non antigenico".

I medici non effettuano i tamponi molecolari, che vengono processati in laboratori specifici. Al termine delle canoniche 48 ore, rilasciano a tutti un esito di negatività (o di positività), che vale come fine di quarantena e guarigione. "Il medico di medicina generale, dunque, a cosa serve? Che cosa deve ulteriormente certificare?" .

Se la farmacia rilascia già un esito di negatività al tampone, perché dovremmo farne un altro?

Dott. Roberto Carlo Rossi, presidente Ordine dei Medici di Milano

Per Rossi, dunque, in tutti e tre i casi una persona avrebbe potenzialmente già in mano tutti gli elementi necessari per giustificare il proprio viaggio in una regione arancione o rossa.

Accanto alla burocrazia e alle incombenze, anche secondo il presidente dell'Ordine dei Medici di Milano non va sottovalutata la questione della responsabilità che i medici dovrebbero assumersi: "Poniamo un caso ai limiti della follia – ha concluso Rossi – Un paziente potrebbe anche presentare un referto falso e noi medici, in buona fede, potremmo certificare che è negativo a Sars-CoV-2: la nostra firma sarebbe vera, quel documento no. Sarebbe una cosa totalmente inutile e rischiosa".

L'attestato vaccinale online

Una soluzione al problema l’hanno messa in campo già diverse Regioni, come il Lazio: una piattaforma digitale dedicata al vaccino da cui poter scaricare in autonomia il documento di avvenuta somministrazione di entrambe le dosi.

Il servizio al momento vede circa mezzo milione di attestati vaccinali caricati di cui oltre il 30% è già stata scaricata. Come spiegato in conferenza stampa, si tratta di un certificato di tipo sanitario, conservato nel fascicolo digitale, che ha tutti i criteri per essere utilizzato come pass.

Fonti | Snami; Salute Regione Lazio

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