Il paracetamolo: un farmaco comune che spesso utilizzi in modo sbagliato

Il paracetamolo è tra i farmaci più comunemente utilizzati per il trattamento della febbre sia in età adulta che in età pediatrica. Ha proprietà antipiretica ed antidolorifica non antinfiammatoria. Un sovradossaggio del farmaco può portare a effetti collaterali anche gravi, fino ad arrivare ad insufficienza epatica. Lo ritrovi nei principali farmaci utilizzati per il raffreddore.
Dott.ssa Chiara Speroni Dottoressa in Farmacia
23 ottobre 2019 * ultima modifica il 23/10/2019

Il paracetamolo è un farmaco e ha un effetto antiepiretico, cioè di abbassamento della febbre, e analgesico. Non ha invece un'azione antinfiammatoria, quindi non dovresti utilizzarlo con quello scopo. Chi non ha mai sentito parlare del paracetamolo?! Lo conosci sicuramente, perché tra i farmaci più utilizzati per abbassare la febbre sia nei bambini che negli adulti. È anche utilizzato per i dolori di lieve e moderata intensità, tra cui la cefalea, la mialgia o dolori post parto.

A cosa serve il paracetamolo?

Forse non ti sei mai chiesto da dove arrivi e a cosa serva il paracetamolo. Ecco, origina da un altro farmaco che si chiama fenacetina. La fenacetina viene metabolizzata a livello epatico (come la maggior parte dei farmaci) e uno dei prodotti delle reazioni di trasformazione della stessa è l’acetaminofene, cioè il nostro paracetamolo. La fenacetina presenta diversi effetti collaterali e tossici molto importanti, motivo per cui è stata tolta dal commercio. Quando i farmacologi hanno scoperto che era il prodotto “di scarto” paracetamolo ad essere attivo sulla diminuzione della temperatura corporea e sul dolore hanno deciso di utilizzarlo come farmaco vero e proprio. Il vantaggio del paracetamolo rispetto al suo precursore è la non tossicità sul paziente oltre a essere anche di sintesi chimica più semplice.

Il meccanismo d'azione?

Quante volte ti sei chiesto “Tra quando sentirò l’effetto del farmaco?”, "Tra quanto starò meglio?"?

Sai, la comparsa dell’effetto terapeutico non è così immediato. Ad esempio una volta che assumi una compressa, questa deve raggiungere lo stomaco, qui deve sciogliersi per poter rendere l’attivo disponibile all’assorbimento. Questa fase è molto importante poiché esistono molti fattori in grado di influenzare la permanenza dei farmaci nello stomaco (e quindi la manifestazione dell’effetto terapeutico può tardare a manifestarsi) e successivo transito nell’intestino. Tra questi troviamo:

  • Assunzione del cibo e sua natura (es. contenuto calorico e frequenza di somministrazione)
  • Assunzione di farmaci che rallentano lo svuotamento gastrico o che accelerano
  • Fattori individuali come età, sesso, stati patologici ecc

Capisci quindi che anche il paracetamolo risente della velocità con cui lo stomaco lo rilascia nell’intestino. In linea di massima si può stimare che l'effetto possa comparire dopo 30-60 minuti dall’assunzione del farmaco. Abbiamo accennato prima che la maggior parte dei farmaci è metabolizzata nel fegato. Ma cosa vuol dire? Significa che il farmaco giunge nel fegato per poter esser reso inattivo ed eliminato. In farmacologia usiamo un temine per identificare dopo quanto tempo la dose assunta di farmaco si dimezza nel tempo e viene poco a poco eliminata, questa si chiama emivita. Per il nostro paracetamolo, la dose inizia a dimezzarsi dopo 2-3 ore, e poi poco alla volta eliminato. Per poter essere eliminato viene trasformato nel fegato in prodotti di scarto o metaboliti. La maggior parte è inattiva, ma in una piccola percentuale fornisce un metabolita attivo e responsabile della sua tossicità sia a livello epatico che renale. Questo è l'N-acetil-p-benzochinone. Se hai malattie che coinvolgono questi organi, è sempre utile che tu lo faccia presente sia al medico, sia al farmacista quanto vuoi assumere medicinali di automedicazione.

Se stai assumendo un farmaco a base di paracetamolo e ti vengono prescritti degli esami del sangue, non ti allarmare se vedi che i valori legati agli enzimi di funzionalità epatica risultano più elevati rispetto al livello soglia indicato. In alcuni soggetti, purtroppo, può capitare. Non ti preoccupare, appena sospeso il trattamento farmacologico, tutto torna alla normalità. Ricordati di avvisare, in ogni caso, il medico di famiglia se dovesse presentarsi una situazione simile.

Il paracetamolo e la febbre

Sai, fin dall'antichità, la febbre è sempre stata segno di malattia. La febbre è un segnale del tuo corpo per farti capire che c'è qualcosa che non sta andando bene in quel momento. Normalmente la temperatura corporea si aggira intorno ai 36,5 °C – 37,0°C, di conseguenza capisci che temperature rettali sopra i 38°C non sono normali. La temperatura fisiologica è mantenuta sempre sotto costante controllo da un sistema regolatorio che si trova nella porzione anteriore dell’ipotalamo.

Come ti mostro dall’immagine, l’ipotalamo è la zona colorata in blu, fa parte del sistema nervoso centrale.

La comparsa di un'alterazione della temperatura corporea può essere la conseguenza di un’infezione causata da agenti patogeni come microbi o tossine, di un processo infiammatorio molto esteso o di una neoplasia. Che cosa succede al nostro corpo in questi casi? Gli agenti che sono in grado di far cambiare la nostra temperatura sono in grado di arrivare all’ipotalamo, e qui stimolano il rilascio di acido arachidonico o AA  (ti spiego tra poco cosa sia e la sua importanza), il quale produce le prostaglandine di tipo 2, PGE2, in grado di far aumentare la nostra temperatura. Ecco qui la funzione antipiretica del paracetamolo: inibisce la reazione di trasformazione dell’acido arachidonico in PGE2. Non formandosi PGE2 non sale la temperatura. Sai, non siamo però in grado di distinguere se sia una risposta all’azione nociva di batteri o virus.

Sovradosaggio e tossicità

Come ogni cosa, se la assumi in dosaggio maggiore rispetto a quello indicato si manifestano effetti collaterali. Questi possono essere nausea, vomito, diarrea e dolori addominali. Se però hai assunto una dose troppo elevata il metabolita attivo del paracetamolo si accumula in circolo provocando prima pallore ed ittero successivamente. In alcune persone si sono anche manifestati effetti avversi come vertigini, disorientamento ed a volte eccitazione.

Tossicità del paracetamolo

La tossicità del paracetamolo è dunque legata all'accumulo del suo prodotto di "scarto" attivo, l'N-acetil-p-benzochinone. Forse non sai che il paracetamolo è tra i farmaci più comunemente utilizzati per i casi di suicidio od è coinvolto negli avvelenamenti accidentali. Il sovradosaggio del farmaco si verifica quando nell’adulto si superano i 7 g di farmaco ed i 150-200 mg/kg nel bambino. Abbiamo appena detto che se dovessimo assumere una dose maggiore di farmaco rispetto a quella indicata, andremmo incontro a effetti collaterali di varia natura.

I sintomi possono iniziare circa 24 o 36 ore dopo l'assunzione del paracetamolo

Ma cosa succede, quindi, in caso di forte tossicità da farmaco? Sai, all’inizio la persona non presenta sintomi oppure accusa lievi disturbi gastrointestinali come abbiamo detto poco fa. Nelle 24-36 ore successive iniziano le manifestazioni del danno epatico con elevati livelli di transaminasi sieriche e ipoprotonbimenia (sono parametri che si vedono facendo un esame del sangue). In casi molto gravi si verifica epatite acuta fulminante che può portare nei casi più gravi anche a insufficienza renale e morte. Come fai a capire se è in corso un avvelenamento da paracetamolo? Dunque, una volta arrivati in pronto soccorso e spiegato l'accaduto, si procede facendo un esame del sangue cercando di stabilire la concentrazione di acetaminofene circolante.  Se dopo 4 ore circa dall’assunzione della dose di farmaco, i livelli circolanti sono superiori ai 150-200 mg/L, si è a rischio di danno epatico. Il problema maggiore si verifica negli alcolisti cronici in cui il rischio di avvelenamento si verifica già a partire dai 100 mg/L, poiché hanno una condizione fisica già compromessa.

Ma abbiamo un antidoto a tutto questo, ed è l’acetilcisteina. Questa va a legarsi al metabolita tossico prodotto e ne favorisce l’eliminazione togliendolo dal circolo ematico. Ovviamente quanto prima è somministrato l’antidoto quanto più risulta efficace il trattamento e comunque non superando le 8-10 ore dall’ingestione di paracetamolo. Nei pazienti in cui si sia verificata epatite acuta a volte potrebbe essere necessario anche il trapianto di fegato.

Il paracetamolo non è antinfiammatorio

Sai a volte, vengono attribuite delle proprietà ai farmaci anche quando queste proprietà non le hanno. Uno di questi casi è rappresentato dal paracetamolo, spesso e volentieri gli viene data attività antifiammatoria, ma il paracetamolo non ha effetto antinfiammatorio perché è un debolissimo inibitore di COX-1 e COX-2. Adesso ti spiegherò cosa siano e il collegamento con l’acido arachidonico AA di cui abbiamo accennato prima.

L’acido arachidonico, che chiameremo AA, è un acido grasso a 20 atomi di carbonio. È molto diffuso in natura, soprattutto nel regno animale (lo assumiamo con uova, pesce e carne. È presente in grandi quantità anche nel latte materno) e vegetale. In oltre, il nostro organismo è in grado di produrlo a partire da un altro acido grasso, l’acido linoleico. L’AA  è un componente delle membrane cellulari, in particolare delle cellule che costituiscono i tessuti muscolari e cellulari. Le cellule sono costituite da una membrana a doppio strato fosfolipidico che regola l’entrata e l’uscita di nutrienti, ormoni, prodotti di scarto dalla cellula, ecc. Come si vede dall’immagine dall’AA originano diversi composti. Questi si chiamano eicosanoidi. Gli eicosanoidi sono una famiglia di composti a spettro d’azione molto vasto, pertanto puoi capire quanto i suoi inibitori, i suoi antagonisti ed olii precursori di origine animale e/o vegetale possano avere un importante ruolo terapeutico. Come puoi notare dall’immagine, dall’acido arachidonico partono due frecce che individuano due vie enzimatiche, chiamate via della ciclossigenasi (COX-1 e COX-2) in grado di produrre prostaglandine, prostacicline e trombossani.

La COX-1 o ciclossigenasi di tipo 1, è una molecola costitutiva, quindi sempre presente, in grado di generare prostanoidi i quali svolgono funzioni fisiologiche (es. protezione dell’epitelio gastrico). La COX-2 o ciclossigenasi di tipo 2, si attiva in caso di risposta immediata a uno stimolo esterno (es. patologia infiammatorie o tumorali) generando prostanoidi pro-infiammatori. È proprio a livello del ciclossigenasi che intervengono i FANS = farmaci antifiammatori non steroidei come es. aspirina, ibuprofene, etoricoxib, ecc. Il paracetamolo non è in grado di agire su queste vie, per questo motivo non rientra tra i farmaci antifiammatori. Come abbiamo detto prima è in grado di inibire solo la ciclossigenasi centrale per il controllo della temperatura corporea o come mediatore nella via del dolore.

Quali farmaci contengono paracetamolo

In questo periodo si sente molto parlare di farmaci che contengono rimedi per il raffreddore, per la febbre, per la tosse.. insomma un mix per sopravvivere ai primi sintomi da raffreddamento od in associazione a terapie antibiotiche per il trattamento delle infezioni della prime vie aeree . Sul mercato ritroviamo il paracetamolo come singolo prodotto per il trattamento della febbre e dei dolori come Tachipirina®️, Acetamol®️,Efferalgan®️, Sanipirina®️, o prodotti generici. Possiamo trovarlo anche in associazione con antifiammatori, vitamina C, decongestionanti o farmaci che agiscono sulla tosse.

Tra questi troviamo:

  • Neonisidina®️ : paracetamolo, acido acetilsalicilico e vitamina C
  • Actigrip®️ e Vicks Flu Giorno e Notte®️: paracetamolo, pseudoefedrina e difeniramina
  • Tachinotte®️: paracetamolo, prometazina e destrometorfano
  • Vicks Flu tripla azione®️: paracetamolo, fenilefrina e guaifensina
  • Vicks Medi Night®️: paracetamolo, destrometorfano, dossilamina
  • Zerinol®️: paracetamolo e clorfenamina
  • ZerinolFlu®️: paracetamolo, clorfenamina e vitamina C.

Ogni volta che vuoi assumere uno di questi prodotti, fai sempre presente al tuo medico o al farmacista delle patologie croniche di cui soffri ed i medicinali che stai prendendo. Anche se sono farmaci di automedicazione è sempre meglio utilizzare quello più indicato perle tue esigenze e che non creino interazioni con farmaci per patologie croniche.

Fonti| Foye's Principi di Chimica Farmaceutica; Katzung Farmacologia Generale e Clinica; Ganong Fisiologia Medica; Nelson Manuale di Pediatria

Laureata in Farmacia presso la facoltà di Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Milano. Tesi svolta presso il laboratorio di altro…
Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.