Il primo trapianto di polmone da vivente eseguito in Italia è anche la storia di un papà che salva la vita al figlio di 5 anni

All’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è stato portato a termine il primo trapianto di polmone da donatore vivente mai eseguito in Italia. E la storia è ancora più incredibile se pensi che i protagonisti sono un padre e un figlio di soli 5 anni, già affetto da Talassemia e una malattia da rigetto causata da un precedente trapianto di midollo, ricevuto sempre dal papà.
Kevin Ben Alì Zinati 19 Gennaio 2023
* ultima modifica il 19/01/2023

C’è una storia pazzesca dentro a un’altra storia pazzesca in ciò che è successo all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Sì, perché un padre che dona al figlio di 5 anni prima il proprio midollo e poi un polmone non è solo un bellissimo gesto di amore e salvezza: rappresenta anche il primo caso in Italia di trapianto di polmone avvenuto da un donatore vivente.

Si tratta di un intervento complesso, molto raro dato che in Europa ha pochissimi precedenti e soprattutto memorabile, destinato per tante ragioni a entrare nella storia.

Tutto è iniziato quando al piccolo è stata diagnostica la talassemia, una malattia ereditaria del sangue molto grave, causata da un difetto genetico e responsabile della distruzione dei globuli rossi, di una scarsa presenza di emoglobina e quindi di un’insufficiente ossigenazione di tessuti, organi e muscoli.

Oltre alla perenne stanchezza, la talassemia può provocare una scarsa crescita che, come puoi intuire, è un rischio gravissimo in un bambino di 5 anni.

Un trapianto di midollo era quindi strettamente necessario. Forse non lo sai ma oggi è l’unica tecnica approvata ed efficace per la guarigione dalla talassemia. Il donatore avrebbe dovuto essere qualcuno di compatibile con il bambino e chi meglio del papà avrebbe potuto rispondere alla chiamata?

Padre e figlio sono stati quindi trasportati nelle sale operatorie di un altro ospedale italiano, dove i medici li hanno sottoposti al prelievo e alla donazione. Il sistema immunitario del genitore era stato dunque trasferito con successo al figlio.

Chirurghi e famiglia però lo sapevano: connesso all’intervento c’era il rischio che il piccolo potesse sviluppare la cosiddetta Graft versus Host Disease (o malattia da trapianto contro l’ospite), una complessa reazione immunitaria provocata dal fatto che le cellule trapiantate dal donatore vengono rigettate dall’organismo del ricevente e per questo cominciano ad attaccare gli organi e i tessuti della persona che le ha ricevute.

E così è stato. Questa forma di rigetto si era fatta largo nell’organismo del bambino e aveva finito per provocargli un danno molto grave e irreversibile alla funzionalità polmonare. Anziché migliorare, le sue condizioni sono invece peggiorate drasticamente, al punto che per salvargli la vita sarebbe servito un altro complesso intervento: un trapianto di polmone.

L’opzione di effettuarlo da donatore vivente, sebbene mai eseguito in Italia e con pochi precedenti negli altri Paesi europei, era diventata in fretta una possibilità concreta. Specialmente se il donatore, ancora una volta, fosse stato il papà.

Il rischio di rigetto, particolarmente elevato per il trapianto di polmone da cadavere, in questo caso sarebbe stato molto basso dal momento che il sistema immunitario del bambino avrebbe facilmente riconosciuto l’organo proveniente dal padre come proprio. Bisognava tentare.

Trasferiti al Papa Giovanni XXIII di Bergamo, uno dei centri d’eccellenza in Italia in fatto di trapiantologia, papà e figlio sono stati quindi trasportati in due sale chirurgiche adiacenti, per una storica doppia procedura durata in totale 11 ore.

“Si tratta di un intervento di estrema complessità, eseguito in un centro che ha grande esperienza nel trapianto pediatrico e di polmone, e che dimostra ancora una volta il livello di eccellenza della trapiantologia italiana” ha spiegato il direttore del Centro nazionale trapianti, Massimo Cardillo. Ti ricorderai, infatti, i due trapianti di organi prelevati da un'anziana di 97 anni e poi da una addirittura di 100 anni, la più anziana del mondo.

Sottolineando che sebbene serva ancora molta cautela in attesa che venga sciolta la prognosi del bambino e del padre, il direttore del Cnt non ha trattenuto l’entusiasmo e l’ottimismo: “Tutto sta andando come era nelle aspettative”

La storia della nostra medicina è pronta ad essere riscritta. Ma, ancora più importante, una famiglia è pronta a tornare alla propria vita.

Fonti | Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo; Centro Nazionale Trapianti

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