Quando si deve effettuare il raschiamento e cosa fare dopo

Spesso si associa il termine “raschiamento” all’interruzione di una gravidanza, ma devi sapere che è una procedura usata anche in altre situazioni.
Valentina Danesi 30 Novembre 2021
* ultima modifica il 03/07/2022

Di raschiamento si parla soprattutto in riferimento a un aborto spontaneo, ma in realtà questa pratica chirurgica può essere necessaria anche in altre occasioni, ad esempio a scopo diagnostico. Si tratta di una procedura invasiva e dolorosa, che viene sempre eseguita in anestesia generale. Inoltre, non bisogna trascurare l'aspetto psicologico di questo intervento. Proviamo a capire meglio di cosa si tratti e vediamo insieme qualche piccolo consiglio per affrontarlo.

Cos’è

Il raschiamento è una procedura chirurgica che viene praticata quando si rende necessario rimuovere una porzione di endometrio, oppure una massa anomala presente nel tuo utero. Purtroppo, all'interno di questa casistica rientra anche un embrione o un feto che non sono sopravvissuti durante le prime settimane di gravidanza. Per eseguirla si utilizza una specie di cucchiaio dotato di una porzione tagliente il cui scopo è proprio quello di "grattare" il tessuto da asportare.

Nonostante quello che potresti pensare, la situazione nella quale viene più spesso praticato il raschiamento è per verificare la presenza di un tumore. Le finalità, dunque, possono essere sia diagnostiche che operative. Infine, come già ti accennavamo all'inizio dell'articolo, devi sapere che questa procedura viene quasi sempre praticata in anestesia generale, o talvolta locale, dal momento che si tratta di un procedimento invasivo e doloroso.

Quando si sceglie

Come ti abbiamo appena detto, il raschiamento non viene utilizzato solo in seguito a un aborto spontaneo. Può, ad esempio, rendersi necessario in caso di interruzione volontaria di gravidanza, oppure di diagnosi di tumore. Vediamo allora di capire esattamente in quali situazioni potrebbe esserti consigliato:

  • Raschiamento diagnostico: questa procedura si utilizza quando è necessario prelevare un piccola porzione di tessuto che dovrà poi essere analizzata in laboratorio. Potrebbe quindi essere richiesto nel momento in cui noti perdite anomale di sangue, un'emorragia particolarmente intensa in seguito a un parto naturale, o quando c'è il sospetto di un tumore all'utero o alla cervice dell'utero, ad esempio dopo esserti sottoposta a un Pap test.
  • Raschiamento operativo: questa operazione ha il fine di rimuovere una massa anomala. Può trattarsi di un tumore, di un embrione, ma anche di un residuo di placenta dopo il parto oppure di un polipo. Tieni presente che, quando viene eseguito in occasione dell'interruzione di gravidanza, sia questa spontanea o volontaria, può essere scelto solo entro (e non oltre) la 13esima settimana di gestazione.

Qualche consiglio

Il primo consiglio in questo caso è quello di prestare attenzione a ogni segnale anomalo che ti invia il tuo corpo e di sottoporti regolarmente agli screening preventivi. Nel momento in cui dovesse esserti richiesto un raschiamento, non temere di rivolgere tutti i tuoi dubbi al tuo ginecologo o allo specialista che ti segue. Dopo la procedura, controlla di non avere perdite di sangue troppo abbondanti, o di non avvertire altri problemi come crampi, difficoltà a urinare, debolezza intensa e febbre. In quel caso, rivolgiti subito al Pronto soccorso.

Fonte| MSD Manuals

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