Il segreto della magrezza? Uno studio lo cerca nel patrimonio genetico

Una cura anti-obesità potrebbe essere suggerita dallo studio di alcune mutazioni genetiche in grado di regolare il metabolismo dei grassi nell’organismo. Una recente ricerca dell’Università della British Columbia riconosce il ruolo cruciale del gene ALK nel contrastare l’obesità: basta disattivarlo.
Gaia Cortese 22 maggio 2020
* ultima modifica il 22/05/2020

Qual è il segreto di tutte quelle persone che mangiano di tutto senza mettere su un grammo? Forse la risposta è da cercare nel patrimonio genetico. Secondo uno studio pubblicato recentemente sulla rivista Cell, condotto da un team di ricercatori dell’Università della British Columbia, il gene ALK (Anaplastic Lymphoma Kinase) potrebbe avere un ruolo fondamentale nella regolazione del metabolismo dei grassi. Va detto che il ruolo del gene ALK nella fisiologia umana non è ancora del tutto chiaro, quello che si sa è che il gene muta frequentemente in diversi tipi di tumore ed è stato identificato come motore dello sviluppo del cancro.

Le persone che mangiano ciò che vogliono senza prendere peso, sono circa l'1% della popolazione.

Dr. Josef Penninger

Per capire quale segreto si celasse dietro questa “fortuna”, i ricercatori hanno quindi analizzato i dati della Biobanca dell'Estonia, confrontando la struttura genetica e i profili clinici di oltre 47.000 persone di età compresa tra i 20 e i 44 anni. Lo studio ha evidenziato una mutazione nel gene ALK nei soggetti più magri.

Alla luce di questa prima osservazione, il gruppo di studiosi ha provato a disattivare il gene ALK nelle mosche e nei topi, scoprendo che entrambi erano resistenti all'obesità indotta dalla dieta ipercalorica. In pratica, nonostante consumassero la stessa dieta e avessero lo stesso livello di attività, rispetto all'altro gruppo non trattato, i topi con ALK disattivato pesavano meno e avevano meno grasso corporeo. Non solo. Considerato che il gene ALK è presente in grandi quantità nel cervello, i ricercatori ipotizzano che possa regolare il metabolismo dei grassi.

"Se questi risultati venissero confermati anche da altri studi, allora si potrebbe aprire un nuovo scenario per le terapie anti-obesita – ha dichiarato il Dottor Josef Penninger, coordinatore dello studio -. Gli inibitori di Alk vengono già usati in oncologia contro il cancro, è un gene che può essere colpito, ed è proprio quello che cercheremo di fare in futuro".

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