Il sorriso di Antonio: quando il dolore della morte si trasforma in aiuto alla ricerca

Antonio Carone è morto a 30 anni a causa di un linfoma non Hodgkin, ma la famiglia e gli amici hanno voluto ricordare soprattutto la sua determinazione e la sua capacità di sorridere anche di fronte alla malattia quando hanno fondato l’associazione. Ora raccolgono fondi e sensibilizzano nei confronti di una patologia della quale non si conosce ancora abbastanza.
Giulia Dallagiovanna 8 ottobre 2019
* ultima modifica il 08/10/2019

Il dolore per la perdita di un figlio, probabilmente, non si può nemmeno descrivere. E forse è per questo che a prima vista sembra così strano il nome "Il sorriso di Antonio" per un'associazione nata proprio in ricordo di un ragazzo morto a 30 anni per un linfoma non Hodgkin. Ma lui, Antonio Carone, del comune di Corato nella città metropolitana di Bari, veniva riconosciuto soprattutto per questo: il suo sorriso, che non ha mai abbandonato, nemmeno quando la malattia progrediva senza sosta. "Ha affrontato così ogni momento – ricorda la madre, Grazia Tedone, che è anche presidente dell'associazione – perciò volevamo rendere omaggio alla sua grinta e alla sua determinazione". Antonio se n'è andato nell'ottobre del 2011 e qualche mese dopo, a gennaio 2012, la sua famiglia e i suoi amici hanno deciso di impegnarsi nella sensibilizzazione e nella raccolta fondi per la ricerca su questo tumore, le cui tante diverse caratteristiche lo rendono un nemico particolarmente difficile da combattere.

Antonio Carone, morto all’età di 30 anni a causa di un linfoma non Hodgkin

Ancora oggi, circa il 30% dei pazienti non riesce a sopravvivere a questa patologia. Motivo per cui diventa essenziale favorire il lavoro di ricercatori ed esperti e, soprattutto, informare le persone su cosa sia questo tumore del sangue e su quanto possano essere importanti prevenzione e diagnosi precoce. E chi fa parte de Il sorriso di Antonio lo sa bene, tanto che da sette anni organizzano moltissimi eventi, che siano culturali e divulgativi o semplicemente un'occasione per stare in compagnia, proprio per informare sui pericoli di un tumore del sangue che ancora non si conosce alla perfezione. Da un evento così tragico, dunque, è nato un impegno e un desiderio di aiutare le altre persone, attraverso il Sorriso.

"Quando Antonio sembrava sentirsi meglio, progettava subito nuove cose da fare, come incontri con amici o passeggiate al mare – ricorda la madre – Era lui che, con questo suo modo di fare, sosteneva anche me. Se mi vedeva pensierosa, mi diceva: ‘Non ti preoccupare mamma, ce la faremo'. A volte basta proprio un sorriso per lasciare molto di se stessi agli altri, tanto che diventa quasi un insegnamento o un auspicio". Ma chi era Antonio? "Per me, è stato un figlio speciale. Da piccolo era sempre curioso e voleva sapere il perché di qualsiasi cosa. Aveva anche un carattere molto vivace e con i suoi amici era un vero trascinatore. Come tutti i bambini, non amava molto studiare e quando frequentava le elementari diceva spesso: ‘Non ho capito, ma tanto mia mamma è una maestra e poi mi spiega lei a casa'. E infatti quando tornavamo da scuola era una radio".

Anche Grazia Tedone non può fare a meno di ridere divertita mentre ricorda le imprese di suo figlio. E se studiare non era proprio la sua passione, dal primo anno di liceo classico aveva deciso che, in ogni caso, della sua istruzione sarebbe stato responsabile solo lui: "Il primo maggio è andato a fare una scampagnata con i suoi amici e quando è tornato mi ha detto: ‘Basta, ora non devo più studiare con te. Me la vedo io'." Antonio infatti sorrideva spesso, ma veniva apprezzato soprattutto per la sua serietà. "Dopo il liceo ha deciso di non iscriversi all'università, ma ha preferito provare a lavorare per un mulino vicino a Corato. Ai suoi superiori è piaciuto subito e lo hanno assunto dopo pochissimo tempo. A ottobre del 2010, poi, è stato promosso a responsabile della logistica. Teneva così tanto a quell'azienda, che a volte la prendeva a cuore come se fosse stata la sua. Mentre i figli crescono abbiamo sempre la tendenza a vederli come persone più superficiali di noi, ma non è così. Almeno, Antonio non lo è stato per niente. E anche sul lavoro sono rimasti tutti colpiti dal suo sorriso. Quando poi se ne è andato, proprio loro gli hanno dedicato un lungo articolo sul giornale locale, per ricordare il suo impegno".

"A volte basta un sorriso per lasciare molto di se stessi agli altri"

E così quando nel gennaio del 2012 l'associazione compie i primi passi, la famiglia e gli amici che l'hanno fondata vogliono farlo nel segno della personalità di Antonio: serietà e sorriso. Si comincia infatti con un happy hour proprio a Corato, poi, nell'ottobre dello stesso anno, l'iniziativa "Il sorriso di…vino": un percorso di assaggi di vini pugliesi attraverso cui iniziare a raccogliere fondi. A partire da quelle esperienze prende forma un calendario ricco di appuntamenti: il pranzo sociale una volta all'anno per mantenere in contatto gli iscritti, la Corridendo lo scorso 15 settembre, oppure una serata al teatro comunale con ospiti come Emilio Solfrizzi, Gene Gnocchi e Luis Bacalov. Ma anche momenti di divulgazione. "Nel 2017 abbiamo organizzato un incontro presso la Biblioteca Comunale per spiegare meglio ai cittadini cosa fosse questo linfoma non Hodgkin e molti di loro non sapevano che si trattasse di una patologia così diffusa".

In quell'occasione hanno partecipato diversi medici del reparto di Ematologia dell'Istituto Tumori e del Policlinico di Bari, con i quali Grazia Tedone ha avuto a che fare durante la malattia di suo figlio: il professore Domenico Ribatti, il dottor Francesco Albano e la dottoressa Tommasina Perrone. Ma anche la professoressa Giorgina Specchia che si occupa in particolare dei trapianti e dirige un Istituto di ricerca. "Lavoriamo con loro da quanto abbiamo dato vita all'associazione – spiega la signora Tedone – ne abbiamo parlato subito con la professoressa Specchia, direttore dell'Istituto di Ematologia, che ci ha indirizzato al professor Ribatti, responsabile del Dipartimento di Scienze mediche di base, neuroscienze e organi di senso del Policlinico. In base alle esigenze di questi istituti cerchiamo di raccogliere fondi per sostenere le attività di ricerca di entrambi sui linfomi non Hodgkin. Forniamo sovvenzioni, borse di studio oppure soldi per l'acquisto di strumenti specifici".

La cappa a flusso laminare acquistata per il laboratorio del professor Domenico Ribatti. Da destra: la professoressa Giorgina Specchia, la signora Grazia Tedone, la dottoressa e ricercatrice Maddalena Ruggieri, la professoressa Nico e il professor Ribatti.

Soldi che naturalmente arrivano dagli eventi, ma anche dalla quota associativa degli iscritti, che al momento sono una quarantina, e dal 5×1000. E anche tu puoi contribuire, attraverso una donazione privata oppure, se hai occasione, partecipando a una delle iniziative organizzate.

"Siamo consapevoli che i risultati delle ricerche potrebbero non essere dietro l'angolo – conclude la presidente – ma ci crediamo a tal punto da utilizzare il nostro tempo libero per collaborare e per far conoscere il più possibile questa terribile forma di tumore del sangue alle persone".

Fonte| Il sorriso di Antonio

Credits photos: inviate da Grazia Tedone. In copertina, la Corridendo 2019 che si è tenuta il 15 settembre

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