Il vaccino per Sars-Cov-2? Niente sensazionalismi o false illusioni: arriverà ma ci vuole tempo

Ogni settimana avrai sentito gli annunci di potenziali vaccini in diverse parti del mondo. Al momento ci sono circa un centinaio di composti in fase di test ma, ad oggi, non serve creare sensazionalismo o pensare che una soluzione verrà trovata in tempi brevi. Il processo di sviluppo e validazione di un vaccino è un meccanismo lungo e nonostante le accelerate della sanità internazionale, servirà, purtroppo, ancora un po’ di pazienza.
Kevin Ben Alì Zinati 8 Maggio 2020
* ultima modifica il 22/09/2020

Appena le lancette dell’orologio hanno spinto indietro la domenica e salutato l’arrivo di lunedì 4 maggio, la Fase 2 è diventata il passato, cedendo il posto a un altro nuovo obiettivo a cui, anche tu, starai pensando con trepidazione: il vaccino per il Coronavirus. Ogni settimana avrai sentito diversi annunci di nuovi composti o di progressi nelle sperimentazioni: al momento in effetti ci sono più di 90 vaccini in fase di sviluppo e sei sono già sotto osservazione in termini di sicurezza. Tuttavia, l’iter per arrivare a un vaccino è un processo complesso e spalmato nel tempo e nel caso del nuovo Sars-Cov-2 lo è ancora di più perché abbiamo a che fare con un virus che stiamo imparando a conoscere giorno dopo giorno. Quella per il vaccino al virus è dunque una strada lunga che, oggi, porta con sé anche altre difficoltà: quali vaccini saranno testati e quali no? Come verranno confrontati i diversi composti tra di loro? Fai quindi attenzione ai facili sensazionalismi o alle false illusioni: il vaccino arriverà, non oggi e forse nemmeno domani, ma tra un po’ di tempo. Per farti capire la complessità, provo a farti una panoramica della situazione.

Accelerare

Che l’imperativo dell’Italia e di altri Paesi sia “accelerare” è fuor di dubbio. L’Unione Europea ha promosso una raccolta fondi per finanziare la scoperta e la produzione di un vaccino e, come ti avevamo raccontato, è già stata superata la soglia dei 7 miliardi di Euro. L’Agenzia Europea per i Medicinali, inoltre, ha annunciato di aver velocizzato le procedure di sviluppo e autorizzazione di nuovi composti. Ora infatti l’Ema impiegherà 20 giorni, e non più i classici 60-70 per le consulenze scientifiche, vi saranno poi revisioni cicliche dei dati di un potenziale farmaco promettente man mano che diventano disponibili e anche valutazioni accelerate dei prodotti di grande interesse per la salute pubblica in meno di 150 giorni.

Recentemente, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inaugurato il Solidarity Vaccine Trial, uno studio internazionale unico e randomizzato che coordinerà la valutazione rapida dell’efficacia e della sicurezza di tutti i vaccini candidati. Negli Stati Uniti, poi, come ha riportato Bloomberg, aziende farmaceutiche, agenzie federali e strutture militari stanno collaborando nel progetto “Operation Warp Speed”. L’obiettivo è ridurre drasticamente i tempi di sviluppo di un nuovo vaccino e avere a disposizione un composto entro la fine dell’anno o all’inizio del 2021.

È chiaro, dunque, che la soluzione è agire in anticipo per cercare di prevenire l’infezione con un vaccino. Anche perché, al momento, la trasfusione di plasma ricco di anticorpi IgG o il trattamento con eparina o il Tocilizumab, per fare degli esempi, sono comunque cure non ancora efficaci al 100% e sono approcci che agiscono per cercare di riparare a un’infezione già avvenuta.

Aggiornamento del 19 giugno 2020 

In riferimento al Tocilizumab citato poche riga sopra, nella giornata di mercoledì 17 giugno l'Aifa ha interrotto la sperimentazione del Tocilizumab nei pazienti affetti da polmonite legata all'infezione da Coronavirus. Secondo l'Agenzia non avrebbe dato alcun beneficio e per questo resterà un farmaco sperimentale il cui uso sarà limitato agli studi clinici randomizzati.

I diversi tipi di vaccino

Come ha spiegato anche un’infografica pubblicata su Nature, il mondo dei vaccini è articolato e comprende tante possibilità e approcci differenti a cui corrispondono tempistiche e iter altrettanto macchinosi. L’azione per frenare la diffusione del virus nel tuo organismo dipende dalla capacità del tuo sistema immunitario di riconoscere nuovi agenti patogeni come SARS-CoV-2. Questo, come forse già sai, utilizza la famosa proteina Spike per agganciarsi alle cellule umane che traducono l‘RNA del virus favorendone la propagazione. La risposta del tuo corpo avviene attraverso la produzione di anticorpi che possono bloccare l'infezione e distruggere il virus. L’immunità di cui avrai sentito parlare dipende, appunto, dalla durata di questi anticorpi.

I vaccini che si stanno studiando, dunque, mirano stimolare nel corpo la giusta risposta immunitaria e ogni composto può basarsi su approcci differenti:

  • alcuni possono utilizzare il virus stesso ma indebolito: viene passato in cellule animali o umane fino a che non muta in una versione più debole;
  • altri possono utilizzare il virus inattivo: viene reso non infettivo utilizzando sostanze chimiche come la formaldeide oppure con il calore;
  • altri ancora utilizzano una proteina virale: attraverso delle istruzioni genetiche sotto forma di DNA o RNA viene stimolata la risposta immunitaria. Questi tipi di vaccino sono sicuri e facili da sviluppare;
  • molti ricercatori, invece, vogliono iniettare le proteine del Coronavirus direttamente nel corpo.

Alcuni potenziali vaccini

Come ti dicevo all’inizio, i numeri di oggi che riguardano i vaccini parlano di quasi 100 composti in varie fasi di sviluppo, 6 già in fase di test per la sicurezza delle persone e diversi annunci che si inseguono ogni giorno sul web. Provo a farti qualche esempio.

Il primo made in Italy

L'azienda di biotecnologie Takis di Roma ha dichiarato all’Ansa che il composto a base di anticorpi testato nel laboratorio dello Spallanzani è il primo al mondo di produzione italiana, in grado di neutralizzare il virus in cellule umane. Il composto è stato capace di indurre una forte risposta anticorpale contro la proteina Spike in soli 14 giorni. A stretto giro, però, lo stesso Istituto laziale aveva frenato gli entusiasmi in assenza di report ufficiali, sottolineando che giungere a qualunque tipo di conclusione è ancora impossibile.

La combinazione Usa-Germania

La multinazionale Pfizer, insieme alla tedesca BioNTech, ha annunciato di aver avviato negli Stati Uniti i primi test sull’uomo di quattro diverse versioni del loro potenziale vaccino, il BNT162. Ognuna di queste, spiegano in una nota, rappresenta una diversa combinazione di formato di mRNA e antigene bersaglio e ogni 5 volontari, uno riceverà un placebo. La previsione delle due aziende è di lanciare un programma di sviluppo globale e di riuscire a produrre milioni di dosi di vaccino già quest’anno, arrivando a realizzarne centinaia di milioni nel 2021.

Italia e Inghilterra

Uno dei potenziali vaccini che è in fase avanzata è quello messo a punto dal Jenner Institute dell’Università di Oxford con la Advent-Irbm di Pomezia e che aveva trovato il supporto anche del Ministero della Salute. Come ha raccontato l’azienda italiana all’AdnKronos, sono già 1020 i volontari sani che sono stati sottoposti al trial: di questi 510 con il candidato vaccino mentre l'altra metà con un placebo. A fine maggio 2020, il test includerà 6000 persone. Questi vaccini utilizzano un adenovirus, virus che può causare una comune malattia da raffreddore, modificato in modo che non possa riprodursi all'interno del corpo. A questo è stato aggiunto il codice genetico per fornire istruzioni per la produzione della proteina Spike, consentendo all'adenovirus di innescarla provocando la formazione di anticorpi contro la stessa Spike.

Tempistiche?

Per realizzare un vaccino, te lo abbiamo raccontato, servono studi e sperimentazioni precliniche in vitro e in modelli animali, una volta confermate la sicurezza e l’efficacia si passa poi ai test nell’uomo prima e dopo la messa in commercio. Poter fare previsioni certe su quando potremmo averlo, ad oggi, non è ancora possibile. Nel frattempo, dunque, dobbiamo aspettare, rispettando le misure di sicurezza e contribuendo, come possiamo, al rallentamento del virus.

Fonti | Organizzazione Mondiale della Sanità; Ema; Nature

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