“Il virus ha perso forza? Probabilmente sì”: il professor Bassetti ci aiuta a capire come sarà la nuova normalità

Abbiamo chiesto all’esperto come si potrà convivere con un virus per cui non esiste ancora né un vaccino né una cura definitiva e soprattutto come possiamo organizzarci in previsione di una seconda ondata in autunno.
Giulia Dallagiovanna 21 maggio 2020
* ultima modifica il 21/05/2020
Intervista al Dott. Matteo Bassetti direttore della clinica di Malattie Infettive San Martino di Genova

Il virus è davvero mutato e ha perso forza? Potrebbe tornare in autunno? E quale sarà da oggi in poi la tua "normalità"? Abbiamo rivolto tutte queste domande al professor Matteo Bassetti, infettivologo e direttore della clinica San Martino di Genova. E la buona notizia è che si è detto ottimista e fiducioso, sia sul SARS-Cov-2 che sembra diventato meno aggressivo, che sull'arrivo di un vaccino efficace in tempi non troppo lunghi.

"Questa è una sensazione di chi il virus l’ha guardato negli occhi – ci spiega – come è capitato a me e ad altri colleghi: sembra un virus quasi diverso. La prova dal punto di vista scientifico ancora non l'abbiamo, ma il e il dato di fatto è che ci sono meno ricoveri e sono meno gravi. Quindi se la domanda è ‘il virus ha perso forza?'. La risposta è: sì, probabilmente sì".

Ora bisognerà capire se sia una conseguenza del caldo e della bella stagione, o se il nuovo Coronavirus abbia davvero cambiato il suo modo di comportarsi. Nel frattempo, quello che anche tu sei chiamato a fare è convivere con lui nel modo migliore possibile. La normalità per come l'hai sempre conosciuta viene sostituita da mascherina, lavaggio frequente delle mani e dal rispetto della distanza di sicurezza.

"Poi ci sono le cose che il sistema sanitario deve fare – aggiunge Bassetti. – Convivere vuol dire imparare a riconoscere sintomi compatibili con il Covid, imparare a diagnosticarlo precocemente attraverso i tamponi, o eventualmente il test sierologico, e imparare a trattare queste persone e a curarle nel modo più appropriato. Il quarto punto fondamentale è il tracing: nel momento in cui ci fosse un nuovo paziente con una nuova infezione in un periodo diverso, bisogna andare a tracciare molto rapidamente quelli che sono stati i contatti ed enucleare velocemente un eventuale nuovo focolaio".

E soprattutto dobbiamo prepararci a settembre e ai primi freddi, quando il virus potrebbe tornare e non sappiamo sotto quali vesti. "Su questo bisogna investire in cultura, bisogna investire in ricerca, bisogna investire in diagnostica. Prima lo riconosciamo, prima sappiamo anche che è ritornato, prima sappiamo combatterlo, intercettarlo e cercare di mitigare da subito quelli che possono essere gli effetti di una nuova epidemia", conclude il professore.

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