Immunità di gregge: cos’è e quali prove scientifiche esistono

Se almeno il 95% della popolazione si vaccina, per il virus diventerà quasi impossibile circolare. Così risulteranno protetti tutti, anche quelli che non possono sottoporsi alla normale profilassi di immunizzazione, ovvero i pazienti immunodepressi, i cosiddetti non responder e gli allergici. C’è poi un’altra categoria di cui spesso ci si dimentica: i neonati.
Giulia Dallagiovanna 2 Marzo 2019
* ultima modifica il 22/09/2020
Con la collaborazione del Dott. Albert Kasongo Medico vaccinatore presso il Centro medico Santagostino di Milano

Se non conosci nessuno che si sia ammalato di vaiolo, è perché esiste l'immunità di gregge. In poche parole, se a un virus non lasci terreno fertile per attecchire, questo non potrà fare altro che estinguersi. Si tratta di un meccanismo virtuoso per il quale se tutti ci vacciniamo, risulta protetto anche quel 5% di popolazione che non può sottoporsi alla normale profilassi: immunodepressi, non responder e allergici.

Probabilmente, diversi virus potrebbero diventare solo un lontano ricordo se si seguisse lo stesso procedimento messo in pratica dall'Organizzazione mondiale della sanità contro il vaiolo, alla fine degli anni '60. Cerchiamo allora di capire insieme come si raggiunge l'immunità di gregge, anche con l'aiuto del dottor Albert Kasongo, medico vaccinatore presso il Centro medico Santagostino di Milano.

Cos'è l'immunità di gregge?

L'immunità di gregge è un concetto piuttosto intuitivo. Hai presente quando la sera fai le ore piccole? A un certo punto dovrai rientrare a casa, ma l'idea di camminare da solo di notte ti fa un po' paura. Allora vi metterete d'accordo e cercherete di muovervi in gruppo, magari anche con qualche amico fisicamente più prestante. In questo modo sarete protetti tutti, sia chi saprebbe difendersi da solo, sia chi ha paura anche della sua ombra.

Ecco i vaccini sono la palestra dove il tuo amico si è allenato e più persone robuste ci sono, meno avrete probabilità di essere presi di mira da qualche malvivente. In altre parole, più persone immunizzate ci sono, più bassa sarà la possibilità che il numero dei contagiati dal virus cresca fino a dare vita un'epidemia. Questo non significa che, una volta raggiunta l'immunità di gregge, un individuo non vaccinato non si ammalerà mai più per nessuna ragione. Ma le probabilità che questo accada saranno davvero ridotte al minimo.

E la ragione se ci pensi è evidente. Se il virus non ha più terreno fertile dove attecchire, come fa a circolare? Certo, l'immunità di gregge non si ottiene dall'oggi al domani. Serve una copertura vaccinale del 95% della popolazione affinché sia protetto anche quel 5% di individui che non possono sottoporsi all'iter di prevenzione.

A chi serve l'immunità di gregge?

La risposta a questa domanda è facile: a tutti. Una sorta di mutuo aiuto, di unione che fa la forza. Ma le persone alle quali l'immunità di gregge serve di più sono quelle che non possono sottoporsi ai vaccini. Esiste infatti una piccola fetta di popolazione che non può assolutamente aderire alla classica forma di prevenzione. Ed è molto probabile che tu non sia fra loro, poiché la percentuale si aggira attorno al 5%. Sto parlando di immunodepressi, non responder e allergici.

Nel primo caso, si tratta di individui che per diverse ragioni si trovano in un periodo, o convivono stabilente, con un sistema immunitario davvero debole. Poiché il vaccino contiene una piccola parte di agenti infettivi per stimolare il tuo corpo a sviluppare le difese adatte, non si tratta certo del meccanismo giusto da innescare in chi non ha le armi per rispondere nemmeno al più microscopico fra i germi.

Di solito una persona risulta con gli anticorpi quasi azzerati a causa di determinate patologie croniche o per colpa di cure particolarmente invasive, ad esempio se sta affrontando un ciclo di chemioterapia per combattere un tumore. Nello specifico, i pazienti immunodepressi sono quelli: affetti da malattie autoimmuni, Aids, linfomi, che seguono terapie farmacologiche a base glucocorticoidi o hanno appena subito un trapianto. In effetti, anche tu potresti trovarti in una situazione di immunosopressione, se hai appena dovuto affrontare una cura con farmaci a base di cortisone.

Esistono poi alcune persone che, per quanto possano sottoporsi al vaccino, non svilupperanno mai le difese immunitarie previste. Si chiamano non responder e la loro reazione può essere determinata dal fatto che stanno seguendo alcune terapie mediche particolari o sono, semplicemente, fatti così.

Esiste una piccolissima parte di popolazione che risulta allergica ai vaccini, ma sono un'eccezione

Infine, c'è una piccola parte di popolazione che è davvero allergica ai vaccini. Di solito però sviluppano una reazione avversa solo nei confronti di alcuni farmaci immunizzanti e non verso tutti. Il problema è infatti il principio attivo contenuto all'interno della tradizionale iniezione. Non è detto però che tutti gli individui con un'allergia attestata abbiano anche effetti collaterali dovuti alla vaccinazione. Perciò come vedi esistono, ma sono davvero un'eccezione. E vanno protetti, non utilizzati come scusa.

Ma c'è anche un'ultima categoria di persone che il più delle volte non viene considerata: i neonati che ancora non hanno potuto completare l'iter vaccinale per questioni di età. Secondo l'Istituto superiore di sanità, all'interno dei 2526 casi di morbillo riportati nel 2018 in Italia, l'incidenza maggiore era proprio fra pazienti che non avevano ancora compiuto l'anno.

Questo è il fine dell'immunità di gregge: creare le condizioni per cui anche chi non è vaccinato risulta comunque protetto. Se il virus non può circolare, sarà davvero difficile venire contagiati anche se non si posseggono le difese immunitarie adeguate.

Prove scientifiche dell'immunità di gregge

Conosci qualcuno che si è ammalto di vaiolo? No? Bè, allora dovrai ringraziare l'immunità di gregge perché è così che questo virus è stato debellato. Si trattava di una patologia altamente contagiosa, che lasciava evidenti cicatrici in volto per tutta la vita. E circa un terzo delle persone che la contraevano, non sopravvivevano. Nel 1967 l'Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato una campagna per l'eradicazione totale del vaiolo. Tradotto, significa vaccini obbligatori per tutti. L'ultimo caso registrato è stato in Somalia nel 1977, dopodiché più nulla. In tutto il mondo. Dichiarata debellata la malattia, anche la profilassi di immunizzazione è stata abrogata: in Italia non la si esegue più dal 1981.

Una storia simile è quella della poliomielite. Si tratta di una malattia infettiva che colpisce il midollo spinale, in particolare i neuroni motori. Per farti un esempio, Franklin Delano Roosevelt, il 32esimo presidente degli Stati Uniti, è stato costretto su una sedia a rotelle proprio da questo virus. Ma della patologia, l'ultima manifestazione accertata nel nostro Paese risale al 1982. Un risultato dovuto interamente alla campagna di vaccinazione obbligatoria, anche perché non esistono cure per la polio. Al momento, ci sono due tipi di vaccini che possono essere somministrati: quello cosiddetto "vivo attenuato", utilizzato fino al 2002, e quello "inattivato". In Italia viene impiegato il secondo tipo e solo come forma di precauzione, poiché la poliomielite in Europa è stata dichiarata debellata.

Una dimostrazione recente dell'importanza dell'immunità di gregge è invece quanto sta accadendo in America, precisamente nello Stato di Washington e nell'Oregon. A partire dal 2017, la profilassi contro il morbillo non era più obbligatoria. Nel giro di un anno, i casi registrati sono raddoppiati e ora si rischia una vera e propria epidemia.

Vaccinarsi, dunque non è solo un atto di cura verso te stesso, ma anche di responsabilità nei confronti delle persone che ti stanno attorno.

Il parere dell'esperto

Abbiamo chiesto al dottor Albert Kasongo, medico vaccinatore presso il Centro medico Santagostino di Milano, di spiegarci meglio perché è importante l'immunità di gregge:

"Si tratta di una copertura vaccinale adeguata, fissata al 95%, che permette di proteggere tutti gli individui tramite un'immunizzazione di gruppo. Se 95 persone su 100 sono coperte contro l'agente patogeno, si evita che questo virus si trasmetta e risulteranno protette anche quelle 5 che non possono vaccinarsi, come gli immunodepressi e gli immunodeficienti. In sostanza, si può dire che sia un lavoro di gruppo il cui fine è proteggere l'intera società. 

È molto importante soprattutto per chi ha un abbassamento delle difese immunitarie e non può sottoporsi alla vaccinazione. La vaccinazione è infatti un'immunizzazione attiva: mediate l'inoculazione del vaccino, il sistema immunitario produce una linea di anticorpi tale per cui se l'individuo viene a contatto con lo stesso virus, ha già le difese pronte. Si crea così una condizione di tranquillità per chi non è coperto. Se anche il virus fosse presente, infatti, non riuscirebbe a diffondersi perché ogni persona protetta lo abbatterebbe nel momento in cui vi entrasse in contatto. 

Chi non può sottoporsi a vaccino ha due opzioni: l'inoculazione passiva, ovvero l'anticorpo già formato contro quell'agente patogeno (ad esempio, la vaccinazione contro il tetano che viene somministrata al pronto soccorso), e l'immunità di gregge."

Fonti| Fondazione Veronesi; Ministero della Salute; Istituto superiore di sanità

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