In Italia i primi due trapianti al mondo da donatore positivo al Sars-CoV-2 a ricevente negativo: Bologna e Roma nella storia

I due trapianti di cuore sono avvenuti grazie a una deroga al protocollo sperimentale attualmente in corso. Finora, infatti, erano stati effettuati già diciassette interventi riguardanti organi salvavita da donatore positivo ma sempre e solo su riceventi guariti dal Covid-19 e provvisti quindi di anticorpi.
Kevin Ben Alì Zinati 11 Giugno 2021
* ultima modifica il 11/06/2021

Convivere con Sars-CoV-2 significa che anche l’universo dei trapianti d’organo deve adattarsi a una nuova normalità. Quella in cui, inevitabilmente, dobbiamo fare i conti con la possibilità che in mezzo tra il donatore e il ricevente ci sia proprio lui, il Coronavirus.

Questa nuova normalità è iniziata oggi e proprio in Italia. Qui infatti sono avvenuti i primi due trapianti al mondo da donatori deceduti e positivi al virus su riceventi negativi e quindi senza anticorpi.

Un uomo di 64 anni, operato all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, e un ragazzo di 15 anni, trattato all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma nelle scorse settimane hanno ricevuto un cuore nuovo grazie a una deroga concessa dal Centro nazionale trapianti al protocollo sperimentale dedicato al prelievo di organi da donatori positivi.

Il primo intervento è stato portato a termine al Policlinico Sant’Orsola di Bologna. L’uomo era ricoverato dal 9 febbraio 2021 a causa di una cardiomiopatia amiloidotica non suscettibile di supporto meccanico.

Il trapianto era diventata l’unica opzione per salvargli la vita ma quando è stata individuata la compatibilità del donatore, è arrivata anche la brusca frenata: la positività al Covid-19. Il donatore si era negativizzato prima del decesso ma era ancora all’interno della finestra dei 15 giorni di controllo: ne erano trascorsi 10.

L’equipe dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna che ha effettuato il trapianto. Photo credit: Ospedale Sant’Orsola–Malpighi di Bologna

Il protocollo in vigore, però, permetteva di effettuare trapianti di organi salvavita provenienti da donatori risultati positivi e deceduti per altre cause soltanto su riceventi positivi al momento del trapianto o comunque già immunizzati, per malattia superata o per vaccinazione.

Il programma sperimentale è stato attivato lo scorso dicembre (è il primo a livello internazionale) e prima di questi due interventi aveva visti portati a termine ben diciassette trapianti da donatori con Sars-CoV-2, tutti esclusivamente però su pazienti che avevano già avuto il Covid-19. Nessuno di questi, tra l’altro, ha avuto una reinfezione dopo aver ricevuto il nuovo organo.

L’equipe bolognese ha così richiesto una deroga al Centro nazionale trapianti affinché venisse autorizzato il trapianto nonostante il ricevente fosse privi di anticorpi.

L’uomo di 64 anni dopo il primo trapianto di cuore da donatore positivo a Sars–CoV–2. Photo credit: Ospedale Sant’Orsola–Malpighi di Bologna

Lo stesso iter è stato necessario per il trapianto di cuore sul 15enne di Roma, affetto da una cardiomiopatia dilatativa, una patologia che inficia la capacità del cuore di pompare il sangue all'organismo.

Si tratta di una malattia considerata rara tra i bambini: se negli adulti ha un’incidenza di circa 1 caso su 2.500, nei più piccoli si parla di 0.57 casi ogni 100mila persone.

Il ragazzo era in lista di attesa per il trapianto dall’anno scorso ma a giugno del 2020 il suo quadro clinico si era aggravato a causa di un arresto cardiaco che ha richiesto il supporto ECMO, una tecnica di circolazione extracorporea.

Era stato poi sottoposto a un intervento per impiantare un cuore artificiale ma si trattava comunque di una soluzione temporanea in attesa di un cuore compatibile.

La ricerca dell’organo è finita lo scorso maggio ma anche in questo caso si trattava di un donatore positivo a Sars-CoV2.

Una volta effettuate tutte le analisi dell’apparato respiratorio del donatore, del suo sangue e del suo cuore, che avevano comunque confermato un bassissimo rischio di trasmissione, è stato effettuato con successo il trapianto, il primo al mondo di questo tipo a livello pediatrico.

Il ragazzo poi è stato anche trattato con gli anticorpi monoclonali per eliminare del tutto il rischio di sviluppare il Covid-19 e gli esami effettuati dopo l’infusione hanno mostrato che il suo organismo risultava protetto contro l’infezione grazie a un’abbondante presenza di anticorpi specifici.

Sia il paziente bolognese che il ragazzo di Roma, giunti nei rispettivi ospedali in gravi condizioni, oggi stanno bene.

Fonte | Ospedale Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna

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