In quali Paesi è confermata la terza dose di vaccino e cosa sta pensando di fare l’Italia

Della possibilità di una terza dose si discute ormai da mesi e ora alcuni Paesi sono passati dalle parole ai fatti. Il primo è Israele, mentre a settembre dovrebbe scattare la possibilità di un nuovo richiamo in Germania e nel Regno Unito. Ma a chi sarà diretta? E cosa farà l’Italia?
Giulia Dallagiovanna • 3 Agosto 2021
* ultima modifica il 03/08/2021

La terza dose sta diventando una possibilità sempre più concreta, quanto meno per personale sanitario e categorie fragili, i primi a essere vaccinati già all'inizio del 2021. Mentre in Italia attendiamo il parere di Ema, l'Agenzia europea per i medicinali, alcuni Paesi sono già partiti con le somministrazioni o stanno progettando di farlo a breve. La principale paura riguarda la variante Delta, che si è dimostrata molto contagiosa e in grado, in parte, di ridurre l'efficacia dei vaccini che abbiamo a disposizione oggi. Come ormai saprai bene, è anche alla base delle nuove ondate che si stanno verificando ormai in diversi Paesi, il nostro compreso. Settembre sarà un mese decisivo, in cui potrebbe arrivare una disposizione definitiva anche da parte del nostro governo. Ma vediamo chi è già sicuro di passare alla terza iniezione e perché.

Già cominciate le somministrazioni in Israele

Israele in questa campagna vaccinale su scala mondiale (anche se per il momento riguarda più che altro i Paesi più ricchi) è l'apripista. È da sempre la nazione più avanti con le somministrazioni e la prima a iniziare a vaccinare anche gli adolescenti tra i 12 e i 17 anni. E ora conferma il suo primato cominciando a offrire la terza dose a cittadini immunodepressi e, da domenica scorsa, anche a chi ha più di 60 anni. Il vaccino scelto è di nuovo quello prodotto da Pfizer-BioNTech e non sarà obbligatorio, ma caldamente consigliato a chi è stato vaccinato da più di cinque mesi.

Il governo si è affidato a un team di esperti che ha garantito sulla sicurezza del vaccino anche dopo un nuovo richiamo. E sembra che i cittadini non aspettassero altro dal momento che, secondo dati ufficiosi, sono decine di migliaia gli over60 che si sono registrati sulle piattaforme apposite per ricevere il terzo inoculo.

La necessità di una terza dose che desse un nuovo boost al sistema immunitario è emersa di fronte all'arrivo della quarta ondata, provocata appunto dalla variante Delta. Per la prima volta dopo mesi, il tasso di positività è tornato a superare il 3%. Ieri nel Paese sono stati registrati oltre 3.800 contagi e 10 decessi.

La Germania parte a settembre

Il primo Paese dell'Unione europea ad aver annunciato la somministrazione della terza dose, senza prima aspettare il parere di Ema, è la Germania. Di nuovo, si pensa alle categorie a rischio, come gli anziani e i pazienti immunodepressi che hanno maggiori difficoltà a sviluppare l'immunità. Anche in questo caso, non si tratterà di una disposizione obbligatoria, come d'altronde non lo è quella per il vaccino contro il Covid.

La Germania inizierà a settembre per pazienti immunodepressi e anziani

Si comincerà a settembre e si utilizzeranno i due vaccini a mRNA che oggi abbiamo a disposizione: quello di Pfizer-BioNTech e quello di Moderna, anche se il paziente aveva ricevuto AstraZeneca durante il primo ciclo.

Le ragioni che hanno portato a questa decisione sono le stesse che hanno considerato gli altri Paesi: l'arrivo della variante Delta, sebbene in Germania non sembra esserci ancora la quarta ondata, e la riduzione della risposta immunitaria che sembra verificarsi a mano a mano che le settimane passano.

L'immunità cala dopo qualche mese?

Secondo alcuni studi, con il passare del tempo l'immunità garantita dai vaccini con il inizierebbe a calare. In realtà, non è proprio così. Secondo uno studio pubblicato su The Lancet il 15 luglio dopo 10 settimane dalla seconda dose il livello degli anticorpi risulta dimezzato, sia in chi ha ricevuto Comirnaty di Pfizer, che in chi è stato vaccinato con Vaxzevria di AstraZeneca. Sappiamo, però, che l'immunità non è formata solo dagli anticorpi, ma anche dalle cellule T, che tendono a durare più a lungo e che permettono di avere una maggiore protezione contro la malattia grave.

Un secondo studio, ancora in attesa di revisione e pubblicato solo online su un server del British Medical Journal, l'efficacia del vaccino di Pfizer comincerebbe a ridursi a partire da 6 mesi dopo la seconda dose. Di nuovo, c'è un "ma". La ricerca parla di prevenzione dal contagio e dallo sviluppo di sintomi lievi, mentre contro la malattia grave la percentuale si conferma al 97% anche in seguito a quel lasso di tempo.

Solo una parte della risposta immunitaria risulta più debole dopo qualche mese

Non è quindi del tutto corretto dire che l'immunità cali, perché è solo una parte di questa a risultare meno elevata, mentre la protezione contro il Covid-19, di fatto, rimane. Va detto, però, che entrambi gli studi non hanno potuto prendere in considerazione la variante Delta, che ha cominciato a diffondersi solo in seguito alla conclusione di questi.

Cosa farà il Regno Unito

L'altra nazione che sembra voler partire a breve con la terza dose, e che sta uscendo proprio in questi giorni dalla quarta ondata, è il Regno Unito. La data di inizio sarebbe sempre a settembre e il target sono di nuovo le persone più fragili, ovvero gli anziani e chi soffre di malattie pregresse che potrebbero complicare la situazione in caso di contagio.

Manca un annuncio ufficiale, ma i segnali di conferma in effetti ci sono tutti. Nadhim Zahawi, responsabile della campagna vaccinale per conto del governo, aveva già preannunciato questa ipotesi e vorrebbe garantire la disponibilità di 2,5 milioni di dosi a settimana per chi vuole ricevere un nuovo richiamo. Il problema sono sempre loro: le varianti, dalla Delta alle nuove che potrebbero emergere. Un portavoce del ministero della Sanità ha poi confermato che il governo sta preparando un piano di richiami, mentre il Joint Committee on Vaccination and Immunisation sta lavorando alle raccomandazioni e all'individuazione delle categorie prioritarie.

E l'Italia?

È molto probabile che anche per il nostro Paese settembre sia il mese delle decisioni, ma non tutti sono d'accordo sulla possibilità di un terzo richiamo. Ema si mantiene cauta, argomentando che è troppo presto per capire se sia necessario un nuovo inoculo: bisogna prima finire di raccogliere una quantità sufficiente di dati dagli Stati in cui sono in corso le campagne vaccinali. E intanto l'Organizzazione mondiale della sanità ricorda che è più importante riservare dosi ai Paesi poveri, sia per un fatto etico che per ragioni di salute pubblica: nelle aree del mondo in cui il virus continua a essere libero di circolare potrebbero svilupparsi varianti più pericolose.

In attesa dunque che gli enti sanitari di riferimento si pronunci, il governo dovrebbe avere già pronto un piano da seguire per gli eventuali richiami, mentre la Commissione europea sta lavorando per opzionare nuove dosi. Secondo il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, è probabile che si renda necessaria una nuova dose dopo 6 mesi, anche se le indicazioni attuali prevedono di attendere almeno un anno. I primi della lista sarebbero comunque i pazienti fragili e il personale sanitario, partendo da chi ha ricevuto il primo inoculo il 27 dicembre 2020.

Fonti| "Spike-antibody waning after second dose of BNT162b2 or ChAdOx1" pubblicato su The Lancet il 15 luglio 2021; 
            "Six Month Safety and Efficacy of the BNT162b2 mRNA COVID-19 Vaccine" pubblicato su MedRxiv in attesa di revisione;
EMA; Our World in Data – Università di Oxford; Johns Hopkins University;

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