In quali regioni è possibile ottenere l’RU486 nei consultori?

Ad agosto 2020, il Ministero della Salute aveva emanato una circolare che prevedeva, tra le altre cose, la fine del ricovero obbligatorio in caso di aborto farmacologico e la possibilità di somministrazione della pillola anche in ambulatori e consultori. Sono passati due anni, eppure solo in due Regioni hanno distrubuito la RU486 nei consultori.
Giulia Dallagiovanna 30 Settembre 2022
* ultima modifica il 30/09/2022

In Emilia-Romagna, la RU486, chiamata anche pillola abortiva, verrà ufficialmente distribuita nei consultori a partire dalla prossima settimana. Lo ha annunciato il presidente della Regione Stefano Bonaccini, durante il suo intervento a Otto e mezzo su La7. Una dichiarazione che fa da contraltare ideale a quanto invece sta accadendo in Liguria e Piemonte, dove si discute in modo sempre più concreto dell'installazione di sportelli "pro vita" in ogni struttura in cui sia prevista la pratica dell'interruzione volontaria di gravidanza. Quello che sta facendo Bonaccini, però, non è altro che attuare le misure previste dal Ministero della Salute e contenute in una circolare emanata ad agosto 2020. Nonostante siano trascorsi due anni, la maggior parte delle Regioni italiane ancora non si è adeguata, chi per carenza di fondi e di medici, chi per questioni politiche e ideologiche.

L'aborto farmacologico: le linee guida

L'aborto farmacologico, cioè quello eseguito tramite l'assunzione della pillola RU486, può essere effettuato fino a 63 giorni dopo il concepimento, cioè entro la nona settimana di gestione (compresa). Tieni presente che il calcolo si effettua a partire dall'ultima mestruazione e non dal rapporto sessuale in cui potrebbe effettivamente essere avvenuta la fecondazione. Le linee guida prevedono che il farmaco venga prescritto da un medico e poi somministrato in ospedale in regime di Day Hospital, ma anche, ed è questo il passaggio importante, in un ambulatorio o in un consultorio.

Non è necessario un ricovero e una donna può tornare alla propria vita, anche lavorativa, a meno di effetti collaterali particolarmente intensi. Tra questi rientrano ad esempio perdite di sangue vaginali e crampi, dovuti proprio all'espulsione del tessuto embrionale. Potrebbero inoltre insorgere mal di testa, nausea, debolezza e altri sintomi simili a quelli che provocano periodicamente le mestruazioni. Naturalmente è sempre importante riferire i problemi al proprio ginecologo, ma di norma si tratta di manifestazioni già previste.

La prima pillola che si assume è il mifepristone, che blocca la produzione di progesterone e rende l'utero inadatto ad accogliere l'embrione e portare avanti la gravidanza. Dopo circa 48 ore e non oltre i tre giorni successivi, è necessario recarsi di nuovo alla struttura per ricevere una seconda pillola, a base di misoprostolo, una prostaglandina, che provoca le contrazioni dell'utero. Trascorsi una ventina di giorni dalla procedura, infine, è raccomandata una visita ginecologica per accertarsi che tutto sia avvenuto in modo corretto e che non siano rimaste tracce di tessuto embrionale.

La RU486 nei consultori

La teoria è chiara, ma la pratica? Ad oggi, volendo tracciare una mappa dell'Italia, le regioni in cui la pillola RU486 non è disponibile nei consultori (e spesso nemmeno negli ambulatori) rappresentano la maggioranza. A livello di dati ufficiali, l'unico report che abbiamo a disposizione è la Relazione annuale del Ministero sull'attuazione della legge 194, ma i numeri risalgono ancora al 2020.

Le regioni in cui non si trova

Sono 16 le Regioni che non hanno ancora reso disponibile la pillola abortiva nei consultori. Si tratta, nello specifico, di: Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia-Giulia, Toscana, Molise, Umbria, Marche, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia. Non sempre però alla base c'è una mancanza di volontà: a volte a non essere sufficienti sono i mezzi o il personale medico.

Puglia

La Puglia, ad esempio, è un caso particolare. Già dal 2016 era diventato possibile praticare l'aborto farmacologico in regime di Day Hospital, evitando dunque il ricovero in ospedale. Una misura che la giunta regionale, guidata dal centrosinistra, aveva approvato anche come parziale deterrente all'ostacolo dell'obiezione di coscienza: la pillola RU486 consente il via libera da parte di un solo medico, a differenza della pratica chirugica che necessita invece anche di altri specialisti e della disponibilità della sala operatoria. Ad oggi però non è possibile ricevere la pillola nei consultori, dove invece alcune categorie di aventi diritto possono ottenere quella anticoncenzionale in forma gratuita.

Toscana

La Toscana era stata la prima in Italia a prevedere la somministrazione della pillola abortiva anche negli ambulatori. L'annuncio era arrivato a giugno 2020, addirittura due mesi prima della pubblicazione della circolare del Ministero. Di nuovo, però, nel passaggio dalla teoria alla pratica qualcosa è andato storto e all'inizio di quest'anno diverse associazioni come Non una di meno, Libere Tutte e Coordinamento 194 hanno protestato per chiedere la piena applicazione delle linee guida governative.

"Sull’applicazione delle Linee Guida del Ministero della Salute riguardo alla somministrazione della RU486 presso strutture pubbliche ambulatoriali e consultori adeguatamente attrezzati la Regione si è dimostrata inadempienteaveva dichiarato in quell'occasione Barbara Orlandi, del Coordinamento Donne Cgil Toscana. – Non ha monitorato il numero dei medici obiettori fino a escludere intere strutture dalla pratica dell’IVG, non ha saputo tutelare i medici non obiettori costringendoli all’unico servizio abortivo e relegandoli a funzioni tali da non prevederne crescita professionale; e non ha aggiornato, come altre Regioni, la somministrazione della pillola abortiva in un unico accesso (modalità che può essere scelta, senza esclude le prassi già consolidate)".

Abruzzo

A luglio 2022 la Regione Abruzzo, a guida Fratelli d'Italia, ha avviato un monitoraggio allo scopo di ottenere un quadro completo dell'organizzazione dei consultori rispetto all'interruzione di gravidanza. A ciascuna Asl è stato richiesto di fornire una serie di informazioni rispetto ai consultori che ricadevano sotto la sua giurisdizione: presenza di un collegamento gli ospedali di riferimento, l'individuazioni di sedi e spazi dedicati all'IVG, la formazione specifica degli operatori coinvolti, la raccolta di dati Istat, la definizione dei criteri di ammissione, le informazioni da fornire alla paziente, la predisposizione di un consenso informato, la definizione di protocolli operativi per l'esecuzione dell'IVG farmacologica, l'attivazione di un monitoraggio degli eventuali effetti collaterali.

In attesa che le risposte vengano raccolte e inviate alla Regione, la giunta ha emanato una circolare "affinché l'interruzione farmacologica di gravidanza con utilizzo di mefipristone e prostaglandine sia effettuata preferibilmente in ambito ospedaliero e non presso i consultori familiari". La giustificazione principale riguarda l'impossibilità di garantire in ogni consultorio la presenza di un medico e il collegamento con l'ospedale di riferimento in caso di necessità. E naturalmente, il tutto ricade sotto l'ombrello della tutela della salute delle donne.

Piemonte, Liguria, Marche e Umbria

Piemonte, Liguria, Marche e Umbria sono quattro regioni guidate da un partito di centrodestra (Forza Italia, Cambiamo con Toti, Fratelli d'Italia e Lega). In nessuna di queste è possibile accedere all'aborto farmacologico tramite i consultori.

Regione Marche ha dichiarato ufficialmente che non distribuirà le pillole RU486 nei consultori, in contrasto diretto con le linee guida del Ministero. Carlo Ciccioli, capogruppo di Fratelli d'Italia nel consiglio regionale, ha giustificato la bocciatura di una mozione presentata dal centrosinistra a gennaio 2021 con la necessità di applicare la legge 194 "totalmente e non solo limitatamente alle norme di interruzione della gravidanza". Quello che teme il consigliere è la sostituzione etnica, dal momento che vi sarebbero già alcune scuole frequentate solo da "figli di stranieri".

In Umbria, invece, la Regione ha dovuto rendere opzionale il ricovero per la procedura farmacologica, dopo l'intervento del Consiglio superiore di sanità contro una risoluzione che prevedeva di mantenerlo obbligatorio nonostante le indicazioni del Ministero. Oggi la RU486 dovrebbe essere disponibile in regime di day hospital, negli ambulatori, come pure nei consultori. Stando a quanto fanno sapere le associazioni, la realtà è ben diversa e il farmaco non sarebbe somministrato nemmeno in due grandi ospedali della Regione.

Piemonte e Liguria, come accennavamo all'inizio, si sono opposte con decisione alla pratica dell'aborto farmacologico nei consultori e hanno invece istituito il fondo pro-vita, che dovrebbe prevedere soldi a sostegno delle donne che decidono di proseguire la gravidanza. Sportelli gestiti da volontari potrebbero essere istituiti in tutte le strutture dove è possibile effettuare l'IVG, se verrà approvata la proposta di legge 71 a firma FDI.

Dove è disponibile

Sono solo due, ad oggi, le Regioni dove la pillola abortiva è disponibile nei consultori: Lazio, la prima ad avviarne la distribuzione, ed Emilia-Romagna, appunto. A queste va aggiunta poi la Provincia Autonoma di Bolzano, che compare nella Relazione del Ministero, ma dove la percentuale di ginecologi obiettori di coscienza è tra le più alte in Italia: 84,5%. Nel vicino Trentino, invece, sarebbero "solo" il 39,5%. In Sudtirolo sono state però stipulate delle convenzioni con le strutture private affinché garantiscano l'accesso a un diritto che nel pubblico risulta difficile da ottenere.

Fonte| Ministero della Salute

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