Infarto intestinale: scopri le cause e i sintomi di un’urgenza medica difficile da diagnosticare

L’infarto intestinale è una condizione medica urgente che si verifica quando i vasi che trasportano il sangue nel tratto gastrointestinale si ostruiscono od occludono. Questa chiusura parziale o totale, se prolungata, può provocare la morte di tratti dell’intestino e potenzialmente anche il decesso del paziente colpito.
28 Gennaio 2021 * ultima modifica il 01/02/2021

Solitamente si pensa all’infarto come ad un evento che colpisce il cuore o il cervello (ictus), ma più generalmente questo termine si usa per indicare la necrosi di un tessuto per ischemia, ossia la parziale o totale assenza di flusso sanguigno in un organo. L'infarto, però, è una condizione che può colpire anche l’intestino, portando spesso alla morte.

Infarto intestinale

Cos’è

L’infarto intestinale, chiamato anche ischemia intestinale, si verifica quando si presenta una riduzione del normale flusso sanguigno intestinale.

Le arterie sono i vasi che trasportano ossigeno e sostanze nutritive nell’intestino attraverso il sangue, che viene veicolato tramite tre vasi maggiori: l’arteria celiaca, l’arteria mesenterica superiore e l’arteria mesenterica inferiore. Quando sono le arterie ad essere occluse si parla di ischemia intestinale arteriosa; raramente si possono verificare dei casi in cui ad essere occlusa sia una vena, e in questo caso si parla invece di ischemia intestinale venosa.

La suddivisione dell’ischemia intestinale è possibile anche in base alla zona dell’intestino ad essere colpita da infarto:

  • se ad essere colpito è l’intestino tenue avremo un’ischemia mesenterica;
  • se colpisce l’intestino crasso un’ischemia del colon, o colite ischemica.

Sintomi

In base alla velocità di ostruzione dei canali di afflusso del sangue possiamo suddividere l’ischemia intestinale in acuta, quindi improvvisa, o cronica, con un’occlusione graduale nel tempo. In entrambi i casi riconoscere subito la patologia non è semplice, in quanto i sintomi sono simili a quelli di altre patologie addominali.

Il sintomo più comune nei pazienti con infarto intestinale è il dolore addominale, solitamente circoscritto nella zona ombelicale se riguarda l’intestino tenue o più spostato verso il lato sinistro nei casi di ischemia del colon.

Nelle prime fasi possono insorgere altri sintomi come:

  • nausea e vomito;
  • diarrea ed urgenza ad evacuare;
  • pallore;
  • alterazione dello stato di coscienza;
  • senso di oppressione;
  • tachicardia lieve.

Successivamente, a seguito dello sviluppo della necrosi, compaiono i segni della peritonite:

  • dolore addominale alla palpazione;
  • rigidità della zona;
  • febbre;
  • tracce di sangue nelle feci;
  • condizione di shock.

Lo stato di shock e il progredire dell’ischemia possono causare una condizione medica ad alto tasso di mortalità: nonostante l’infarto intestinale sia una condizione medica rara è spesso seguita dal decesso del paziente.

Cause e fattori di rischio

Le cause dell’infarto intestinale mesenterico acuto sono diverse, e possiamo suddividerle in base al tipo di occlusione che causa l’ischemia.

L’occlusione più frequente, con il 40% circa dei casi totali di infarto intestinale, è l’embolia arteriosa, le cui cause scatenanti possono essere:

  • coronaropatia (una malattia che causa ostruzione nell’afflusso di sangue al cuore);
  • insufficienza cardiaca;
  • malattia delle valvole cardiache;
  • fibrillazione atriale.

La trombosi arteriosa è la seconda causa di infarto, con il 30% di casi, ed è provocata soprattutto da aterosclerosi generalizzata, una condizione patologica caratterizzata da un accumulo di grassi e di altro materiale nella parete interna delle arterie, che ne causano una perdita di elasticità.

La trombosi venosa, che si verifica nel 15% di casi, è causata da:

  • anomalie nella coagulazione del sangue;
  • infiammazioni;
  • traumi;
  • scompensi cardiaci;
  • insufficienza renale;
  • ipertensione della vena porta;
  • malattia da decompressione.

Il restante 15% di casi è da attribuire all’ischemia non occlusiva o ipoperfusione intestinale, dovuta a condizioni di basso flusso, come possono essere ad esempio lo shock o lo scompenso cardiaco. Esistono infine cause non vascolari come ernie e aderenze (tessuto cicatriziale anomalo).

Rappresentazione di un’arteria ostruita.

Nei casi di infarto intestinale mesenterico cronico, la patologia che nel 95% dei casi ne è la causa è l’aterosclerosi.

Altri fattori di rischio che aumentano la probabilità di essere colpiti dalla forma cronica di infarto intestinale possono essere:

  • età superiore ai 60 anni (nonostante esistano casi anche fra i più giovani);
  • essere fumatori;
  • malattie cerebrovascolari;
  • malattie coronariche;
  • malattie delle arterie periferiche degli arti inferiori;
  • vasculite;
  • displasia fibromuscolare (ispessimento delle pareti arteriose);
  • tumori maligni.

Diagnosi

Abbiamo già parlato del fatto che la mortalità a seguito di infarto intestinale è elevata, quindi una diagnosi tempestiva è fondamentale. Oltre ad un esame dei sintomi è utile individuare in modo approfondito la storia clinica del paziente, prima ancora di procedere agli esami strumentali, in modo da poter valutare la situazione nella sua interezza. A seguito della comparsa di dolore addominale improvviso, l’infarto intestinale andrebbe preso in considerazione in ogni paziente sopra i 50 anni, soprattutto nelle donne, vista la maggiore prevalenza di sviluppare la malattia rispetto agli uomini.

Nei pazienti con segni presenti di peritonite, la diagnosi viene effettuata tramite esplorazione addominale, mediante questi esami diagnostici:

  • radiografie addominali;
  • angiografia con tomografia computerizzata (angio-TC);
  • angiografia a risonanza magnetica (angio-RM).

La angio-TC è la procedura diagnostica di scelta, è preferita rispetto all’angio-RM grazie ai costi inferiori e alla velocità di risultato: permette di constatare, tra le altre, la presenza di bolle gassose nella vena porta o pneumatosi intestinale, quindi di escludere altre cause di dolore addominale; inoltre la TC permette di visualizzare l’occlusione vascolare venosa in modo più accurato.

Nei pazienti con caratteristiche cliniche di colite ischemica per avere una diagnosi definitiva di infarto può essere necessario effettuare, oltre agli esami sopra descritti, una sigmoidoscopia (un’esplorazione visiva del retto e del tratto terminale del colon) o colonscopia e la biopsia, un prelievo di materiale da analizzare.

L’angiografia è l’esame diagnostico più indicato per individuare un infarto intestinale.

Cure

I possibili trattamenti per l’infarto intestinale variano in base al metodo con cui viene diagnosticata l’ischemia.

Se l’infarto intestinale viene diagnosticato tramite l’angio-TC, è possibile provare ad eliminare l’ostruzione con l’angiografia: se inserendo una piccola sonda nelle arterie viene rilevata l’ostruzione, si tenta di aprirla iniettando alcuni farmaci vasodilatatori, o tramite embolectomia, cioè esportando il coagulo di sangue.

Nei casi in cui radiografie e TC non siano sufficienti nel diagnosticare l'infarto si può procedere con una laparotomia esplorativa: praticando un’incisione chirurgica è possibile esplorare direttamente la zona e gli organi interessati. Se l’ostruzione vascolare viene identificata in questo modo è possibile rimuoverla praticando un’embolectomia o inserendo un bypass che permetta di agevolare il circolo del sangue (rivascolarizzazione). In alcuni casi più gravi è opportuno asportare il tratto di intestino colpito (resezione dell’intestino).

Nei casi in cui non siano presenti segni di peritonite il trattamento consisterà nella somministrazione di papaverina (farmaco vasodilatatore) e anticoagulanti; la medesima terapia, ma a lungo termine, sarà necessaria anche nei casi in cui si arriva alla guarigione del paziente.

Laureata in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Pavia, ha svolto periodi di formazione in ospedali universitari della Comunidad altro…
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