“La gentilezza è un muscolo da allenare”: a Firenze un master dedicato a medici e operatori sanitari per curare anche il rapporto con i pazienti

All’uscita da un contesto ospedaliero o ambulatoriale, ciò che di solito resta maggiormente impresso nella mente del paziente è il modo in cui medici e infermieri si sono rapportati con lui. Perché la dimensione umana della cura non può mai essere posta in secondo piano. Per questo, l’Ospedale Meyer di Firenze ha lanciato un percorso accademico per operatori sanitari in cui imparare a relazionarsi al meglio con un paziente e i suoi familiari.
Sara Del Dot 27 Luglio 2021
* ultima modifica il 27/07/2021
Intervista al Dott. Alberto Zanobini Direttore generale dell’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze

Un ricovero, un’operazione, un controllo o anche una semplice visita di routine. Sono tutte situazioni in cui ti trovi ad avere a che fare con del personale medico o infermieristico e che in futuro è probabile ricorderai non tanto per il percorso di cura quanto più per le attenzioni e le interazioni avute con gli operatori sanitari che ti hanno seguito.

Non è affatto raro infatti ascoltare qualcuno parlare di un’esperienza più o meno complessa vissuta in ambito ospedaliero e sentirsi raccontare del rapporto con medici e infermieri piuttosto che degli step sanitari intrapresi. Questo perché nel processo di cura non è possibile separare la malattia che affligge l’individuo dai suoi bisogni psicologici ed emotivi. E, alla fine, è il rapporto umano a rimanere impresso nella mente di un paziente.

Mentre scrivo mi viene in mente Roberta, una ragazza che abbiamo intervistato qualche tempo fa, guarita dal linfoma di Hodgkin dopo anni di sofferenza e ricoveri in ospedale. Mentre ci raccontava la sua storia, era più che evidente come l’affetto e le attenzioni ricevute dal personale medico, anche solo attraverso un semplice “come stai” o un sorriso di prima mattina, avessero reso la sua permanenza in ospedale un’esperienza che ricorda con grande riconoscenza e, oserei dire, amore. Gran parte del racconto relativo al suo percorso Roberta lo ha dedicato proprio a sottolineare l’importanza di un atteggiamento gentile e di una cura che fuoriesca dai confini del corpo.

Non sempre però a questa dimensione viene data la giusta importanza. La gentilezza di medici e infermieri è un aspetto che troppe volte viene delegato al singolo individuo, senza essere in qualche modo valorizzato in quanto caratteristica determinante di chi esercita una professione in cui l’interazione con persone fragili e i loro familiari è all’ordine del giorno.

Per questa ragione, all’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze sta per nascere un vero e proprio master con crediti universitari, il primo di questo tipo in Italia, dedicato a medici e operatori sanitari per rimettere al centro del percorso di cura la persona, attraverso la gentilezza nei confronti suoi e dei suoi familiari.

Un’iniziativa che si ispira proprio al mondo pediatrico, alla cura del bambino, per il quale la salute coincide con la felicità. Un concetto di cui troppo spesso ci si dimentica e che deve arrivare a ricoprire tutti gli ambiti sanitari.

“Mentre la tecnologia avanza e gli ospedali diventano luoghi altamente tecnici, potrebbe sembrare che il fattore umano sia sempre meno determinante, mentre invece lo diventa sempre di più, spiega Alberto Zanobini, Direttore generale dell’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze. “La salute deve essere intesa come presa in carico globale del paziente e non soltanto come un’erogazione di prestazioni. È un concetto che al Meyer cerchiamo di implementare da anni e non solo dal punto di vista pediatrico. Così abbiamo deciso di lanciare questo master, in modo da sviluppare delle competenze che non possono essere rimesse al buon cuore dei singoli operatori, ma devono far parte in modo sistematico del bagaglio professionale di chi si occupa della cura.”

Un bagaglio che, troppo spesso, viene dato per scontato o relegato in secondo piano. Rischiando però di lasciare sul paziente i segni di un rapporto non coltivato e di un abbandono alle proprie fragilità.

Quando sei in ospedale ti senti fragile, sconnesso con la vita. E in queste situazioni ciò che che ti resta impresso nella memoria è come sei stato trattato. Il modo in cui un operatore sanitario si relaziona con il paziente non è un aspetto accessorio, al contrario, è fondamentale. Puoi essere il medico più bravo del mondo ma se tratti male le persone non sarai mai il più bravo del mondo. La gentilezza è il futuro dei rapporti di cura, e anche un piccolo segno di attenzione può avere un valore grandissimo ed essere una grande spinta per mobilitare le risorse del paziente e della sua famiglia nell’affrontare il percorso di cura. Negli ospedali internazionali di alto livello la scelta delle persone da inserire nelle posizioni chiave tiene conto anche del lato personale, non come accessorio ma come aspetto imprescindibile”.

Perché la gentilezza può essere innata, certo, ma va anche allenata proprio come un muscolo.

“C’è un grande bisogno di allenare questi muscoli. C’è bisogno di assumere consapevolezza di cosa significa l’empatia, di cosa siano le emozioni di una famiglia che soffre, che ha paura. Quindi credo che sia un bene il fatto che esistano questi filoni di insegnamento, altrimenti rimarremo sempre in una visione arretrata in cui c’è il medico gentile ma c’è anche quello scontroso. Solo che la cura non si può rimettere al carattere delle persone, perché queste dimensioni, sulla cura di un individuo, hanno un impatto reale. E imparare la gentilezza non è differente dall’imparare la medicina. È medicina anche la relazione con il paziente.”

Il master, che partirà a febbraio 2022 e si terrà in un grande centro di formazione immerso nel verde, sarà aperto a tutti gli operatori che lavorano nel mondo della cura, quindi medici e infermieri, ma anche fisioterapisti ed educatori che avranno l’occasione di ampliare la propria visione del rapporto con il paziente trattando il tema della relazione in tutte le sue dimensioni. Ma come si articolerà?

“Sono previsti undici moduli per una durata complessiva di un anno”, prosegue Alberto Zanobini. “Le materie che verranno trattate sono la neuroscienza delle emozioni, che riguarda le basi organiche delle emozioni, la psicologia dello sviluppo e quindi anche neuropsichiatria infantile, la comunicazione della cura, la gentilezza, i piani integrati che la riguardano, la spiritualità laica, l’umanizzazione delle cure, la filosofia del dolore.”

Da quando è stato lanciato, i segnali di interesse non hanno tardato ad arrivare, dimostrando anche una grande umiltà da parte di chi desidera migliorarsi sotto questo aspetto o semplicemente capirne di più.

“Abbiamo già ricevuto circa 250 mail da operatori, pediatri e anche insegnanti che desiderano partecipare. Altri invece, abbiamo letto sul web, sono molto rigidi e critici nei confronti dell’iniziativa. Io credo che la componente di umiltà sia molto importante in questo senso, non a caso sarà oggetto di trattazione nel master. L’idea è quella di contaminare tutti i settori della medicina con i principi di base della pediatria, adottando un approccio olistico che unisca tutto ciò che fa bene al paziente e alla sua famiglia. Per imparare non soltanto tecniche mediche e farmaci, ma anche come considerare l’individuo per come è e per come possa essere accompagnato verso la cura e quindi verso la felicità”.

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.