La nuova variante del virus? Il prof Pregliasco: “Può far aumentare i contagi, ma non sembrano esserci problemi per il vaccino”

Il professor Pregliasco ci ha spiegato che in questi virus a Rna, le mutazioni sono frequenti e si tratta di fenomeni casuali. E ha confermato che saremmo di fronte di una variante con una capacità diffusiva maggiore ma che, tuttavia, non creerebbe problemi né legati alla malattia né all’efficacia del vaccino.
Kevin Ben Alì Zinati 22 Dicembre 2020
* ultima modifica il 22/12/2020
In collaborazione con il Prof. Fabrizio Pregliasco Virologo dell'Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario dell'Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano

Il Coronavirus è mutato. Ancora. C’è una nuova variante che sta prepotentemente circolando in Inghilterra e che ora è arrivata anche in Italia. L’avrai sentito: secondo gli esperti, questo virus variato, denominato B.1.1.7, sarebbe in grado di diffondersi con più facilità e velocità rispetto alle altre forme circolate finora.

Le risposte istituzionali non hanno tardato. Per precauzione, il nostro Governo ha deciso di sospendere i voli da e per il Regno Unito mentre a Bruxelles il Consiglio Europeo ha indetto una riunione d’urgenza per fare il punto sull’eventuale gravità, sui pericoli e sulle azioni da mettere in campo contro questa forma variata di Sars-Cov-2.

Con il Natale e le feste alle porte e il via ufficiale alla campagna vaccinale il 27 dicembre, la preoccupazione c’è. E il perché ce l'ha spiegato il professor Fabrizio Pregliasco, Virologo dell'Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario dell'Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano.

Il virus cambia

Ad oggi ci sono tante varianti del Coronavirus, probabilmente ti ricorderai di quella denominata DG614 che qualche mese fa aveva cominciato a circolare in Europa accelerando, anch’essa, la facilità del contagi. Secondo il professor Pregliasco “i virus a Rna svolgono al meglio quello che è il principio darwiniano del caso e della necessità: provano, cioè, a dare origine a più varianti possibili che, poi, possono trovarsi bene nell’ambiente in cui sono perché possiedono una capacità diffusiva migliore.

Per spiegare il principio, il virologo fa riferimento al caso della scomparsa di una particolare specie di uccelli bianchi, sempre in Inghilterra, in favore invece della variante con il piumaggio nero: “È successo qualche anno fa. La variante bianca non è sopravvissuta ai predatori e quella nera è prevalsa, eppure quest'ultima era una variante del tutto casuale.

Il punto è la casualità. Rispetto al morbillo, i virus a Rna come quello dell’influenza o il “nostro” Coronavirus “quando entrano in un organismo possono ammettere degli errori in fase di replicazione e da questi si originano varianti diverse rispetto al «ceppo» iniziale. Non ci sono fattori esterni che possono influenzare questo processo. Certo, più casi ci sono più aumenta questa possibilità, ma è comunque un fenomeno del tutto casuale". 

Questi virus originano più varianti possibili e quelle con maggior capacità diffusiva sopravvivono

Prof. Fabrizio Pregliasco, virologo

Come ti dicevo all'inizio, ad oggi per Sars-Cov-2 esistono diverse varianti. "Sono circa una dozzina, caratterizzate e distinte da tratti legati all'origine e alla distribuzione. In Italia, per esempio, abbiamo un ceppo che arriva direttamente da Wuhan, uno giunto attraverso la Germania sempre dalla Cina e poi quello dalla Spagna, il famoso D614G”.

La pericolosità 

La domanda che ti è ovviamente sorta nella mente è lecita: c’è da preoccuparsi? Dopo che sono stati bloccati tutti i viaggi tra l’Italia e l’Inghilterra e dopo che è stata convocata una riunione d’urgenza a Bruxelles, dobbiamo quindi temere un altro colpo da parte della pandemia? “Questa variante – ha spiegato il professor Pregliasco – è importante perché ha una capacità diffusiva maggiore e quindi sembra avare una maggiore contagiosità”. 

Pensa solo che la scorsa domenica 20 dicembre, in Inghilterra si è registrato un nuovo record di casi, quasi 36mila in sole 24 ore. Eppure, “non ci sarebbero problemi per quanto riguarda la malattia che provoca, che è la stessa, e nemmeno nei confronti dell’effetto del vaccino. La pericolosità sarebbe legata piuttosto, alla sua facilità di diffusione.

Se aumentassero i contagi sorgerebbero molte più difficoltà nel controllo e nella gestione dei casi e “soprattutto nell’esecuzione pratica della campagna di vaccinazione”. Di fatto, dunque, la nuova variante potrebbe aumentare la forza della pandemia rendendo più difficile sconfiggerla.

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