La pregoressia: come riconoscere l’anoressia in gravidanza

I disturbi del comportamento alimentare hanno varie sfaccettature e si possono presentare anche in una fase delicata come la gravidanza. Vediamo come si possono affrontare.
Valentina Danesi 8 Novembre 2022
* ultima modifica il 20/11/2022

La pregoressia è un disturbo del comportamento alimentare che può colpire le donne durante un periodo molto delicato della propria vita: la gravidanza. Si manifesta nella tendenza a rifiutare il cibo, oppure all'abbinare abbondati abbuffate con lunghi periodi di digiuno. La causa è proprio da ricercarsi nella difficoltà di accettare un corpo che inizia a cambiare molto rapidamente.

Cos’è

La gravidanza è un momento molto delicato per tutte le donne, momento durante il quale si vivono cambiamenti emotivi e fisici. Può accadere dunque che una persona faccia fatica ad accettare questi stravolgimenti che non sono più sotto il suo controllo. È in questi casi che potrebbe sviluppare la pregoressia (termine che deriva dalle parole inglesi pregnancy anorexia), ovvero una forma di anoressia strettamente connessa con la gravidanza.

La pancia che aumenta di volume, il gonfiore e la ritenzione idrica che possono manifestarsi durante la gestazione possono condurre la futura mamma a sviluppare un'immagine distorta e falsata di sè e del proprio corpo. Per questo motivo, potrebbe iniziare a ridurre le quantità di cibo ingerite, oppure ad abbinare grandi quantità di cibo a episodi di vomito autoindotto.

Si tratta di un disturbo dell'alimentazione descritto di recente e che ancora non è stato riconosciuto dal DSM-5, ovvero il principale manuale di diagnostica dei disturbi mentali. Come potrai immaginare, le conseguenze riguardano sia la madre, che oltre a riscontrare carenze nutritive potrebbe andare incontro a depressione, che il feto, in quanto aumenta il rischio di malformazioni.

Le cause

La causa principale è di natura psicologica ed è legata a una sensazione di disagio nei confronti della propria immagine corporea e della propria identità. Influiscono anche la paura di non sentirsi all'altezza nel nuovo ruolo che si sta per concretizzare e l'ansia di perdere il controllo. Tendono inoltre a essere più esposte al rischio le donne che in passato hanno sofferto di disturbi del comportamento alimentare.

I sintomi 

I sintomi della pregoressia sono assimilabili a quelli di norma descritti per l'anoressia: la riduzione della quantità di cibo che si vuole ingerire, un allenamento forzato ed eccessivo, irritabilità, difficoltà di concentrazione, carenze vitaminiche. In alcuni casi potrebbero subentrare anche episodi di vomito autoindotto. Infine, tipica della pregoressia è la tendenza a nascondere le forme del corpo.

La diagnosi

Per una diagnosi di pregoressia, dovrebbe essere sufficiente parlarne con il proprio medico o con il proprio ginecologo. Loro stessi, in realtà, dovrebbero accorgersi che qualcosa non va nella paziente ben prima che questa ne parli, cosa che spesso non si verifica. L'attenzione alla salute mentale, oltre che a quella fisica, è fondamentale in gravidanza.

La cura

Per la pregoressia non esiste una cura specifica in termini farmacologici. Quello che serve è piuttosto un approccio multidisciplinare che tenga conto sia del benessere della donna che del bambino. Le figure mediche richieste sono ginecologo, nutrizionista e psicologo o psichiatra. L’obiettivo è quello di fornire sia alla madre che al bambino tutti i nutrimenti necessari e nel frattempo attuare un piano di aiuto che permetta alla donna di tornare a vivere con maggiore serenità la gravidanza e il cambiamento del corpo con le normali conseguenze. Va specificato, inoltre, che le tempistiche di guarigione dipendono dalla paziente e dal percorso che deve essere fatto.

I rischi

Ovviamente quando per un periodo prolungato vengono a mancare nutritivi importanti ci possono essere dei rischi, eccone alcuni:

  • feto più piccolo della norma
  • disidratazione
  • problemi del feto
  • vertigini
  • rischio di prolungamento del parto
  • interruzione di gravidanza.

Fonte| Eating Disorder Center 

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