La scintigrafia: l’esame che “fotografa” l’organo

Parliamo della scintigrafia, un esame specifico per analizzare la funzionalità di un organo o di alcune sue parti. È quasi una sorta di fotografia dell’organo che si sta esaminando e delle sue condizioni. Viene consigliato soprattutto quando un organo lo si deve studiare o c’è la possibilità di essere di fronte a una forma tumorale.
Valentina Danesi 7 agosto 2020
* ultima modifica il 12/08/2020

Se ti devi sottoporre a una scintigrafia il medico ti avrà spiegato che si tratta un esame specifico che analizza la funzionalità di un organo, o di alcune sue parti. Ma in cosa consiste nello specifico? Vediamolo insieme.

Cos’è

Con scintigrafia intendiamo quell’esame di medicina nucleare in cui si somministrano per via endovenosa radio farmaci che poi vengono “assorbiti” dall’organo che si vuole analizzare.

A cosa serve

La scintigrafia, che può essere di vari tipi come tiroidea, miocardica… aiuta a dire con precisione l’effetto della malattia sul funzionamento dell’organo interessato o di parti limitate di esso, è quindi probabile che tu l’abbia sentita nominare in rapporto allo studio e alla ricerca di tumori. La scintigrafia viene utilizzata per lo studio di diversi organi o parti del corpo (ossa, cuore, fegato, mammella, reni, tiroide ecc.) e i tracciati radioattivi cambiano a seconda dell’organo che si va ad analizzare.

Come si svolge

Non parliamo di un esame doloroso. Ma come si svolge? Dopo l’iniezione di un radiofarmaco, il paziente viene messo sotto una macchina specialistica chiamata gamma camera che rileva il segnale emesso per radiazione dagli organi sottoposti all’esame. L’insieme dei segnali lanciati viene elaborato da una workstation o server dedicato e, quindi, rappresentato con una mappa della funzione studiata: per esempio, distribuzione dei recettori per la somatostatina.

Quanto dura

La durata della scintigrafia può variare da 15 minuti (ad esempio la scintigrafia tiroidea) ad alcune ore (ossa total-body e cuore) in relazione alla complessità dell’esame (solo a riposo o doppia fase dopo stimolo) e alla biologia dell’organo che deve essere studiato. Inoltre, potrebbe essere necessario effettuare controlli nelle 24 ore successive all’esame. È il caso, per esempio, della scintigrafia recettoriale. La gamma camera non produce radiazioni, ma registra quelle emesse dell'organo in esame per effetto dell'accumulo del tracciante radioattivo.

Come ci si prepara

Non c’è una metodologia di preparazione univoca. Potresti dover sospendere alcuni farmaci interferenti come stabilito dal medico curante o come indicato nelle istruzioni specifiche. Anche per quanto riguarda il digiuno è bene che tu chieda al medico perché non ci sono dettami generali: può essere utile farlo alcune ore prima, a esclusione dell’acqua che è sempre ammessa, ma non sempre è indispensabile, come nel caso della scintigrafia ossea.

Controindicazioni

Se sei incinta o stai allattando al seno o, ancora, stai assumendo trattamenti farmacologici a base di ACE-inibitori sarebbe meglio che non ti sottoponessi a scintigrafia. Occorre però precisare che si tratta di controindicazioni relative vagliate poi dai medici caso per caso. Per motivi di radioprotezione, dopo l’esecuzione della scintigrafia è sconsigliato essere accompagnati da persone sotto i 18 anni di età e da donne in età fertile, in particolare se in gravidanza, per motivi di radio protezione. È invece consigliato essere accompagnati in caso di claustrofobia al fine di evitare la guida dopo l’assunzione di una terapia ansiolitica che potrebbe essersi resa necessaria durante l’esame.

I risultati

A seconda della gravità delle condizioni del paziente, i risultati della scintigrafia possono essere disponibili subito (se la patologia è di grave entità) o dopo qualche giorno. Una volta che il paziente avrà ricevuto i risultati dovrà mostrarli al proprio medico in modo tale che si possa valutarli ed, eventualmente, decidere come procedere. Ma come si interpreta l’esito di una scintigrafia? Facciamo l’esempio della scintigrafia ossea: il farmaco iniettato in una vena irradia tutte le ossa attraverso il sangue e si concentra debolmente nell’osso sano, mentre si fissa con una maggiore intensità dove esistono infiammazioni, artrosi o tumori.

Fonti| Humanitas, Istituto Superiore di Sanità, Gavazzeni

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