La sindrome della bandelletta ileotibiale: cosa può causare il famoso “ginocchio del corridore”

La sindrome della bandelletta ileotibiale è l’infiammazione di un tessuto connettivo che si prolunga lungo tutta la coscia fino ad arrivare al ginocchio. È nota anche come “ginocchio del corridore” proprio perché spesso viene causata dal continuo movimento, un gesto che infiamma la parte. Non è necessario fare cure pesanti ma riconoscerla in tempo aiuta a far sì che non cronicizzi.
Valentina Danesi 14 Gennaio 2021
* ultima modifica il 14/01/2021

Un po’ come esiste il “gomito del tennista”, esiste anche il “ginocchio” del corridore. Il nome corretto è sindrome della bandelletta ileotibiliale, ed è un'infiammazione che colpisce questo tendine, che si estende dal grande gluteo al ginocchio. Che cos’è? Scopriamolo insieme perché anche se sembra un strano, si trata in realtà di un problema piuttosto fastidioso.

sindrome della bandelletta ileotibiale

Cos’è

Forse, come ti abbiamo appena detto, la conosci come “ginocchio del corridore”. In realtà il nome corretto è appunto sindrome della bandelletta ileotibiale ed è un processo infiammatorio che colpisce la parte esterna (laterale) del ginocchio. La bandelletta, per intenderci, è una fascia di tessuto connettivo formato da fibre, ovvero un tendine, che scorre lungo la gamba: dall'apice della coscia ad appena sotto il ginocchio. Quando compi un movimento sbagliato, ma soprattutto sovraccarichi in modo eccessivo la gamba, potrebbe insorgere questo problema. Ecco perché fa parte di quel gruppo di patologie da sovraccarico funzionale. Ossia quei disturbi che nascono a causa della sollecitazione continua di un tendine, un muscolo o un legamento. Spesso è un gesto che di per sè non ti creerebbe alcun danno, ma compiuto in modo continuativo o con eccessiva intensità procura infiammazioni.

Le cause

Durante i movimenti di estensione e flessione del ginocchio, tipici per esempio della corsa o della pedalata in bici, la bandelletta ileotibiale si muove, scorrendo sopra l'epicondilo laterale del femore, una piccola parte di questa articolazione. Lo scorrimento in sé è un movimento assolutamente normale. Se però questo gesto si ripete numerose volte consecutivamente e per un lungo periodo di tempo, può diventare patologico e causare l'irritazione della stessa bandelletta ileotibiale e la sua conseguente infiammazione.

Nella sindrome della bandelletta ileotibiale si assiste esattamente a quanto ti ho appena descritto, ossia a una frizione continua e protratta nel tempo della bandelletta ileotibiale sull'epicondilo laterale del femore, che culmina nell'infiammazione del tendine.

I dintomi 

Come anticipato, la sindrome della bandelletta ileotibiale ha come sintomo principale un dolore acuto nella parte esterna del tuo ginocchio che si manifesta dopo uno sforzo. Quando l’infiammazione è solo all’inizio il dolore compare solo quando ti muovi. Se, invece, sei in una fase dell’infiammazione piuttosto avanzata proverai male anche a riposo e potresti notare un gonfiore nella zona interessata.

La diagnosi 

Per diagnosticare la sindrome della bandelletta ileotibiale in realtà è sufficiente un esame obiettivo del tuo medico che con una semplice osservazione della parte e qualche domanda rispetto a quando è insorto il problema, saprà capire il motivo del dolore.

La cura 

La cura per la sindrome della bandelletta ileotibileale non è complicata da seguire. Ecco cosa potrebbe chiederti il medico:

  • stare a riposo ed evitare quei movimenti o attività che possono sforzare la parte dolorante
  • applicare impacchi di ghiaccio se l’infiammazione acuta
  • ti consiglierà un antinfiammatorio (solo per il periodo in cui provi effettivamente dolore)
  • una fisioterapia mirata all’esercizio delle parti inferiori per rinforzare la muscolatura
  • cicli di terapie locali come laser, ultrasuoni, onde d’urto

Solo se il tuo problema è cronico, quindi si ripresenta spesso nell’arco dell’anno, avrà senso iniziare a parlare di chirurgia.

Fonte| Humanitas

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.