La variante Delta, le ospedalizzazioni dei bambini, la terza dose: gli Stati Uniti sono il futuro che ci aspetta?

La situazione epidemiologica negli Usa è caratterizzata da un aumento prepotente dei casi, con una forte predominanza della variante Delta. Nelle ultime settimane sono in fortissimo aumento anche i contagi tra gli under12 e anche le ospedalizzazioni pediatriche.
Kevin Ben Alì Zinati 18 Agosto 2021
* ultima modifica il 18/08/2021

Funziona un po’ come con l’università. Quando non sai che facoltà scegliere e consulti l’amico più grande per sapere tutto: come sono gli esami, che tipi sono i professori, quanto è impegnativa, gli sbocchi professionali. Lo interroghi perché il suo presente potrebbe diventare il tuo futuro.

Futuro. Ti starai chiedendo qual è il nostro. Quello che ci ci riserverà la quarta ondata che, anche in Italia, sta portando a un nuovo aumento dei casi, dei decessi e delle ospedalizzazioni.

E allora, per provare a farci un’idea di cosa potrebbe riservarci la pandemia, abbiamo provato a dare uno sguardo a chi, in questa nuova fase di convivenza con il Coronavirus, è purtroppo più “avanti” di noi: gli Stati Uniti.

La curva americana

Seppur a tratti divergenti (per via di differenti metodi di calcolo), le statistiche riportate dai quotidiani e dagli organi di informazione statunitensi fotografano sostanzialmente la medesima situazione.

Una risalita. Nelle ultime settimane la curva dei casi, dei morti e delle ospedalizzazioni negli Usa, infatti, è ritornata a correre all’insù.

Ti porto come riferimento i dati pubblicati dei Centers for Disease Control and Prevention aggiornati al 16 agosto scorso. Quando sono stati quasi 114mila i nuovi contagiati giornalieri, per una media sui 7 giorni di oltre 128mila casi.

È vero che stiamo parlando di una popolazione quasi 5 volte più grande di quella italiana ma l’incremento registrato nel giro di poco più di un mese negli States rende bene l’idea della prepotenza della quarta ondata. Pensa che solo il 5 luglio scorso i nuovi casi erano “appena” 11,155 e la media sui 7 giorni si aggirava su 15,570.

Secondo le analisi riportate da Reuters oggi, mercoledì 18 agosto, negli ultimi dodici giorni il numero dei nuovi casi giornalieri è rimasto fisso sopra quota 100mila. Si tratta del punto più alto mai registrato in sei mesi.

Lo stesso aumento caratterizza anche i livelli di ospedalizzazioni. Dall’ultimo rapporto settimanale dei Cdc, tra il 4 e il 10 agosto la media di 7 giorni ha fatto registrare 10.072 ricoveri: un aumento del 29,6% rispetto alla media della settimana precedente (7.771), dal 28 luglio al 3 agosto.

E i decessi? Anche qui il segno davanti alle statistiche è il “più”: il 16 agosto i Cdc hanno riportato +535 morti, quasi il doppio del giorno precedente (279) ma comunque in linea con la media a 7 giorni riportata tra il 4 e il 10 agosto di 492 morti, anch’essa in crescita rispetto a una settimana prima.

Ma il dato più adornato citato da Reuters fa crescere ancora di più l'allarme perché sarebbero stati oltre 1000 i decessi registrati nella giornata di martedì 17 agosto. Numeri che riportano le lancette dell'orologio indietro fino al mese di marzo.

Dall’inizio della pandemia, negli Usa, il totale delle morti ha curato quota 620mila.

I vaccini

Se ti ricordi, al suo ingresso ufficiale alla Casa Bianca il neoeletto presidente Biden aveva fissato uno degli obiettivi dei suoi primi 100 giorni alla guida dagli Stati Uniti: sfondare quota 100milioni di vaccini.

Obiettivo poi raggiunto con largo anticipo che, di fatto, aveva di fatto catapultato l’America tra i Paesi più avanti nella campagna vaccinale.

Ad oggi, secondo i dati della Johns Hopkins University, più di 168 milioni di americani hanno completato il ciclo vaccinale. Quindi poco più della metà della popolazione avrebbe raggiunto un’immunizzazione completa.

Fin dall’inizio della campagna gli esperti erano convinti che con il vaccino le infezioni si sarebbero ridotte drasticamente e che chi si era immunizzate molto probabilmente non si sarebbe più reinfettatte. Il vaccino era, insomma, il biglietto per un’uscita rapida dal tunnel.

Vero, finché però non è arrivata la variante Delta. Che con la sua la più alta contagiosità e una capacità diffusiva maggiore ha ridato nuova benzina alla pandemia.

Allo stesso tempo, però, la “Delta” ha messo in evidenza l’imprescindibilità del vaccino dal momento che, negli Usa come in Italia, la maggior parte dei nuovi contagiati si contano tra le fila del “non vaccinati”.

La terza dose

La variante Delta non se la prende tuttavia solo con chi il vaccino ancora non l’ha fatto (per ragioni mediche, per ritardi) o ha scelto di non farlo (per ora, si spera).

Anche il sistema immunitario delle persone vaccinate è stato violato. La protezione offerta dalla vaccinazione, infatti, non è efficace al 100% e soprattutto non è eterna. Diversi studi ne hanno dimostrato un calo già 2-3 mesi dopo il richiamo.

Per questo anche l’amministrazione Biden sarebbe propensa per una terza dose “booster” sul modello di quanto già avviene in Israele e che presto succederà in Germania e in Gran Bretagna.

La Casa Bianca potrebbe annunciare la decisione già entro questa settimana, con dosi messe a disposizione per i più vulnerabili a partire da metà settembre.

Una dose rafforzativa che, per il Washington Post, diventerebbe necessario a partire da 8 mesi dalla conclusione del proprio ciclo vaccinale.

Il contagio tra i bambini 

Se davvero gli Stati Uniti finiranno con il diventare il riflesso del nostro futuro, allora dovremo prepararci a gestire un’ondata di contagi anche tra i più piccoli.

Mi riferisco ai bambini sotto i 12 anni che ad oggi, negli Usa, stanno diventando tra le fasce di popolazione più colpite dalla nuova ondata di casi.

Ti basti pensare che se nel mese di luglio erano state registrate 12mila nuove infezioni, dopo la prima settimana di agosto sono salite a oltre 90mila. Non solo: lo scorso 14 agosto, con poco più di 1900 ricoveri, gli Usa hanno raggiunto il proprio record di ospedalizzazioni pediatriche per Covid. Tutte targate con la variante Delta.

Devi ricordarti che oggi non ci sono ancora vaccini approvati sotto i 12 anni e che solo Pfizer ha avuto luce verde per “pungere” i più giovani, a patto però che abbiano tra i 12 e i 17 anni.

Sia Pfizer che Moderna però stanno avviando le sperimentazioni dei loro vaccini sui più piccoli. Sia nella fascia tra i 5 e gli 11 anni sia per gli under5, in modo da rendere la vaccinazione anti-Covid sempre più totalizzante.

Fonte | Cdc

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.