La variante Omicron può davvero “bucare” il vaccino? Lo abbiamo chiesto al professor Cauda

La variante Omicron, o B.1.1.529, è emersa in Sudafrica attorno ai primi di novembre. Le prime domande sono state le stesse che ci poniamo ogni volta: è più contagiosa? Può rendere inefficaci i vaccini? Le abbiamo rivolte al professor Roberto Cauda, Direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive dell’IRCCS Policlinico Universitario “A. Gemelli”.
Giulia Dallagiovanna 3 Dicembre 2021
* ultima modifica il 03/12/2021
Intervista al Prof. Roberto Cauda Direttore dell'Unità operativa complessa di Malattie infettive dell'IRCCS Policlinico Universitario "A. Gemelli" e ordinario di Malattie Infettive presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Oggi la nostra nuova paura ha un nome e si chiama variante Omicron, o B.1.1.529. Arrivata giusto qualche settimana prima del periodo natalizio, sembra fatta apposta per poterci (di nuovo!) rovinare le Feste. Ma soprattutto, ci preoccupa la possibilità di ricominciare con gli aumenti esponenziali dei contagi, con le terapie intensive sature e con centinaia di decessi al giorno. È davvero questo il panorama che si intravede all'orizzonte?

Per la verità, non proprio. Nonostante il primo grido di allarme che è stato lanciato ha riguardato la possibilità che questa versione del SARS-Cov-2 sia in grado di "bucare" i vaccini, i dati che abbiamo a disposizione appaiono un po' più rassicuranti. Ma quello che sta accadendo è davvero un'ottima occasione per riflettere sull'adesione alla campagna vaccinale. "Non è un caso che le varianti emergano soprattutto in zone dove la popolazione è in larga parte non vaccinata, come in Sudafrica, appunto – ci ha spiegato il professor Roberto Cauda, direttore dell'Unità operativa complessa di Malattie infettive dell'IRCCS Policlinico Universitario "A. Gemelli" e ordinario di Malattie Infettive presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. –Nel Paese la copertura è pari solo al 24% sul totale degli abitanti. Non dobbiamo, però, cedere ad allarmismi. Concentriamoci piuttosto sulle evidenze scientifiche".

Professor Cauda, cosa sappiamo oggi della variante Omicron?

Per la verità, è giusto dire che al momento non abbiamo molte informazioni. Mi rendo conto che l'arrivo di una nuova variante rappresenti una fonte di preoccupazione, ma non è possibile fornire risposte immediate a tutti i dubbi che questa fa sorgere.

Sembrerebbe, però, essere molto contagiosa… 

Se guardiamo a quello che sta accadendo in Sudafrica, dove la variante è stata trovata e sequenziata agli inizi di novembre, la variante Omicron sembrerebbe presentare una maggiore trasmissibilità rispetto alla Delta. Siamo poi a conoscenza di un altro elemento, sul quale però non possiamo avere ancora nessuna certezza, ovvero che il Covid provocato da B.1.1.529 si presenti in una forma clinica non particolarmente grave. Se confermata, sarebbe sicuramente una buona notizia, ma dobbiamo anche tenere presente che la popolazione di quel Paese è piuttosto giovane e quindi questo dato potrebbe dipendere proprio dal contesto.

Ma esiste la possibilità che i vaccini al momento in uso non si rivelino efficaci?

Anche a questa domanda non possiamo dare ancora una risposta definitiva. Dalle notizie che arrivano da Israele, sembrerebbe che la terza dose garantisca un livello di protezione sufficiente contro la variante Omicron. Lo stesso paziente italiano, e vaccinato, che l'ha contratta ha sviluppato la malattia in forma blanda. Sulla base di questi dati, sembrerebbe quindi che i vaccini dimostrerebbero una riduzione delle capacità protettive nei confronti dell'infezione, ma non contro le forme gravi di Covid.

Quando arriva la notizia di una nuova variante, le prime domande che ci poniamo e i primi titoli che compaiono anche sui giornali sono quasi sempre gli stessi: "Questa variante è molto contagiosa e potrebbe essere resistente ai vaccini". Secondo lei invece come sarebbe corretto reagire?

Prima di tutto, senza fare allarmismi. Esistono i dubbi e le opinioni, ma poi bisogna attendere le evidenze scientifiche per avere delle certezze. Il SARS-Cov-2, in realtà, non presenta una capacità di mutare particolarmente elevata rispetto ad altri virus. Quello che dovremmo capire e che il virus si replica quando gli viene data la possibilità di farlo e accade soprattutto in contesti dove la copertura vaccinale è ridotta. Ed è in questo modo che si sviluppano nuove varianti.

Si torna quindi al problema dell'accesso ai vaccini per l'Africa e per gli altri Paesi in via di sviluppo 

Bisogna comprendere che la solidarietà non ha solo un aspetto etico, ma anche di sicurezza globale. Finché rimarranno delle aree del mondo – peraltro in questo caso si tratta di interi continenti – che non avranno modo di raggiungere una buona copertura vaccinale, rimarrà il pericolo che si sviluppi una nuova variante e sappiamo che anche un fenomeno che accade a distanza può arrivare a coinvolgerci in tempi brevissimi.

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