L’angioplastica: come si esegue e quali sono i possibili rischi per il paziente

L’angioplastica percutanea transluminale serve ad eliminare in tutto o in parte un restringimento del calibro di un vaso sanguigno, dilatandolo. A prima vista potrebbe trattarsi di un intervento che ti spaventa, ma la qualità della vita migliora e si può tornare a svolgere le normali attività quotidiane, con alcuni accorgimenti.
Dott. Albert Kasongo Medico vaccinatore
29 settembre 2020 * ultima modifica il 29/09/2020

L’angioplastica (angioplastica percutanea transluminale) è una metodica mini-invasiva che ha come scopo quello di ridurre o eliminare del tutto un restringimento (stenosi) del calibro di un vaso sanguigno mediante dilatazione dello stesso. La stenosi è causata spesso da una placca aterosclerotica ma può essere anche conseguenza di trombi o processi infiammatori. Questa tecnica favorisce il ripristino del calibro del vaso permettendo al sangue di scorrere nuovamente senza alcun ostacolo lungo il suo decorso.

Come si esegue

Prima della procedura viene applicato un catetere venoso periferico (solitamente viene preferita una vena del dorso della mano), monitorato il paziente e si somministra un sedativo (per bocca o endovena) che lo aiuti a rilassarsi. L’intervento avviene a paziente sveglio e cosciente.

Viene effettuata un’anestesia locale in zona inguinale e inserito un ago nell’arteria femorale attraverso cui si fa passare un filo guida che verrà condotto delicatamente fino al cuore attraverso le arterie. Fatto ciò, l’ago viene tolto e scambiato con un piccolo tubicino flessibile (guaina) che consentirà l’accesso all’arteria femorale. A questo punto viene somministrato un anticoagulante per evitare che si formino coaguli sanguigni e viene inserito un catetere morbido e flessibile sul filo guida che raggiungerà il cuore. Il procedimento viene monitorato attraverso un fluoroscopio.

Una volta che il catetere sarà giunto al cuore si rimuove il filo guida e si spinge il catetere fino all’interno dell’arteria coronaria da trattare. Tramite esso viene iniettato un liquido di contrasto che permetterà, attraverso il fluoroscopio, di acquisire le immagini radiologiche ed evidenziare i restringimenti, o blocchi, sui quali intervenire. Una volta individuati, viene inserito un filo guida nell’arteria in oggetto su cui viene fatto scorrere un catetere con un palloncino che si fermerà nel sito del blocco e tramite gonfiamento e sgonfiamento rapido spingerà le pareti del vaso all’infuori in maniera tale da ristabilire il calibro ideale. Spesso col palloncino viene introdotta anche una rete metallica (stent) che rimarrà in sede per evitare che il vaso sanguigno possa nuovamente restringersi o collassare. Terminata questa procedura viene sfilato il catetere e il filo guida. La procedura potrà essere ripetuta per ogni restringimento presente.

Dopo la procedura viene applicata una benda compressiva sull’arteria femorale per impedire il sanguinamento e il paziente dovrà rimanere supino a letto per alcune ore, anche per monitorare eventuale sanguinamento o dolore al petto. La dimissione potrà avvenire il giorno stesso o dopo una notte di ospedale.

I rischi per il paziente

Vi è il rischio che si possano creare dei trombi e si può prevenire somministrando, come descritto sopra, farmaci anticoagulanti. Inoltre, è presente il rischio di creare traumi alla parete dei vasi, dovuti alla procedura, come ad esempio la dissecazione.

La qualità della vita

L’angioplastica migliora la qualità della vita a breve termine, permettendo di tornare alle attività quotidiane nell’arco di un paio di settimane. Va da sé che sarebbe preferibile cambiare lo stile di vita e renderlo più salutare, eliminando fattori di rischio e cattive abitudini voluttuarie e alimentari.

Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università degli studi “Aldo Moro” di Bari, ha maturato esperienza in numerosi ambiti collaborando con diverse altro…
Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.