Perché non dovresti somministrare l’antibiotico a tuo figlio senza prescrizione? Risponde la dottoressa Bozzola

In Italia, come nel mondo, prescrizioni inappropriate e un utilizzo fortemente superiore alla media europea nelle fasce d’età più estreme, gli anziani e i più piccoli, stanno favorendo la progressiva e pericolosissima diffusione dell’antibiotico-resistenza. Con il segretario nazionale della Sip abbiamo provato a capirne cause e conseguenze nell’età pediatrica ,guardando anche alle raccomandazioni “domestiche” più facili da mettere in pratica.
Kevin Ben Alì Zinati 6 Dicembre 2022
* ultima modifica il 06/12/2022
Intervista alla Dott.ssa Elena Bozzola Pediatra infettivologo presso l'Ospedale Bambino Gesù di Roma e segretario nazionale della Società Italiana di Pediatria (SIP)

Da risorsa a guaio, da alleato ad antagonista: rischia di essere il destino degli antibiotici. Che a causa di un uso eccessivo e sbagliato sono sulla buona (o meglio cattiva) strada per diventare i protagonisti della “prossima grande pandemia”. Sono le parole che il dottor Giuliano Rizzardini ha utilizzato per inquadrare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza.

La progressiva diffusione di ceppi di batteri sempre più resistenti a questi farmaci, infatti, rappresenta un’emergenza spesso poco appariscente ma a cui dobbiamo porre subito un rimedio prima che sia troppo tardi. I risultati di un recente studio pubblicato sulla rivista The Lancet hanno mostrato che l’antibiotico-resistenza sarebbe la seconda causa di morte nel mondo.

Ma l’urgenza di una pezza al problema dell’uso massiccio e ingiustificato degli antibiotici trova fondamenta anche nei dati recentemente pubblicati nell’ultimo Rapporto nazionale 2020 sull'Uso degli antibiotici in Italia.

È vero, da un lato l’Aifa ha messo in evidenza il lato positivo della medaglia. Nel 2020 il consumo complessivo di antibiotici, in Italia, è diminuito del 18%. Vuol dire 17,7 dosi ogni mille abitanti, il -18,2% in meno rispetto al 2019. Nel primo semestre del 2021, poi, l’Agenzia ha stimato 10,5 dosi ogni 1000 abitanti al giorno, in riduzione del 21,2% rispetto al primo semestre del 2020.

Possono sembrare dati confortanti, e lo sono: a metà però. Prima di tutto perché si tratta di numeri inevitabilmente viziati dalla pandemia, che ci ha tenuti in casa per lungo tempo protetti da tutta una serie di malattie e batteri e ha calamitato la maggior parte delle nostre attenzioni (ed energie) sanitarie.

L’utilizzo degli antibiotici resta poi un problema perché in un quarto dei casi deriva da una prescrizione inappropriata. E perché, sebbene in calo nel 2020, il loro utilizzo è fortemente superiore alla media europea, sia a livello territoriale che ospedaliero.

È facile intuire quali siano le fasce di popolazione più «colpite» dagli usi impropri degli antibiotici: gli anziani e i più piccoli. Quelle insomma dove i rischi sono maggiori, così come il ricorso al classico «fai da te».

Puntando maggiormente l’attenzione sull’età pediatrica, la dottoressa Elena Bozzola, Pediatra infettivologo presso l'Ospedale Bambino Gesù di Roma e segretario nazionale della Società Italiana di Pediatria (SIP) individua poi altre cause dietro a un aumento uso di antibiotici da parte di genitori e medici nell’età pediatrica: “Purtroppo vi è la tendenza a ricorrere all’uso di antibiotici da parte dei genitori per paura che la situazione si aggravi o comunque nella speranza di ottenere prima la guarigione del bambino. Quando tuttavia l’infezione è su base virale l’uso di antibiotici non è indicato”.

Secondo il segretario nazionale della Sip, poi, un recente studio italiano avrebbe dimostrato che tra i fattori correlati alla richiesta di prescrizione antibiotica da parte del pediatra vi sarebbero l’incertezza della diagnosi (spesso è difficile distinguere tra una forma virale e una batterica perché molti sintomi sono in comune) e l’aspettativa da parte di molte famiglie.

Dottoressa Bozzola, quali sono i rischi di un utilizzo eccessivo, ingiustificato e scorretto di questi farmaci sui bambini?

I rischi di un utilizzo non appropriato di antibiotici consistono principalmente sia nel sottoporre i bambini a una terapia medica non necessaria sia a contribuire a incrementare il rischio di sviluppo di antibioticoresistenza.

Segretario nazionale Società Italiana Pediatria

Di che cosa parliamo quando parliamo di antibiotico resistenza?

Lo sviluppo e l’impiego degli antibiotici hanno modificato l’approccio al trattamento e alla prevenzione delle malattie infettive modificandone radicalmente la cura e la prognosi. Tuttavia, la comparsa di ceppi resistenti agli antibiotici, meglio nota come antimicrobico-resistenza (AMR), rappresenta una minaccia e si ripercuote sull’outcome di molte condizioni infettive. Negli ultimi anni il fenomeno è aumentato notevolmente, specie per quanto riguarda alcuni patogeni, tanto che l’AMR è stata classificata come uno dei principali problemi di sanità pubblica a livello mondiale.

Facciamo un passo indietro. Come funziona un antibiotico? 

L’antibiotico è un farmaco che agisce cercando di contrastare il batterio verso cui è rivolto e ciò può avvenire in due modi: l’antibiotico può essere in grado di bloccare la riproduzione del batterio (antibiotico batteriostatico) oppure di ucciderlo (antibiotico battericida).

Quando e per quali patologie dovrebbero essere utilizzati nell’età pediatrica? 

Gli antibiotici svolgono la loro azione verso i batteri e verso le patologie da essi provocati. Gli antibiotici non sono tutti uguali e soprattutto sono efficaci verso diversi tipi di batteri. Vanno pertanto utilizzati sotto stretta indicazione medica, al fine, laddove necessario, possa essere prescritta la terapia più adatta alla situazione clinica.

E per quali invece non dovrebbero essere somministrati? 

Non è opportuno utilizzare una terapia antibiotica allorchè alla basa della malattia vi sia una eziologia virale e non batterica.

Quali sono le conseguenze del dilagare dell’antibiotico-resistenza?

Il suo impatto è risultato pari a quello di tubercolosi, influenza e HIV/AIDS messe insieme. Come ricorda il ministero della Salute, oggi in Europa un terzo delle infezioni è causato da batteri resistenti agli antibiotici. Inoltre, il 75% di tali infezioni è implicato nelle infezioni correlate all’assistenza e, conseguentemente, interessa in primo luogo la crescente proporzione di pazienti pediatrici con comorbilità. Il problema della resistenza agli antibiotici è complesso sia dal punto di vista clinico, per un aumento della gravità delle patologie (rischio di complicanze) e letalità, sia in termini di impatto economico, per il costo farmaci e dell’aumentata durata dell’ospedalizzazione. L’impatto dell’AMR viene del resto evidenziato da una recente pubblicazione su “Lancet”, del gennaio 2022, che stima circa 5 milioni di morti nel 2019 in qualche modo associate ad infezioni causate da batteri multiresistenti, delle quali 1,27 milioni erano direttamente causate da batteri multiresistenti.

Oggi come la stiamo affrontando e gestendo?

Sta aumentando la sensibilizzazione del problema, sia a livello degli health policy makers sia a livello della comunità, invitando ad un uso ragionato della terapia antimicrobica.

È necessario, infatti, un approccio “one health”, ovvero uno sforzo congiunto di più discipline professionali a livello locale, nazionale e globale, con uno scopo comune che si può riassumere in tre obiettivi prioritari.

Ce li spieghi.

Prima di tutto, prevenire e ridurre le infezioni, soprattutto quelle correlate all’assistenza sanitaria. In secondo luogo, promuovere e garantire un uso razionale degli antimicrobici e, infine, monitorare l’incidenza e la diffusione dell’antibiotico-resistenza e i rischi per la salute umana e animale ad essa correlati. L’appropriatezza d’uso è considerata uno dei principali strumenti per contrastare la selezione e la diffusione di microrganismi resistenti nella comunità e nelle strutture sanitarie, e la trasmissione di infezioni da batteri resistenti in ambito assistenziale.

L’antibiotico resistenza cresce sempre di più e il dottor Giuliano Rizzardini ce l’aveva descritta come “la prossima pandemia”: è d’accordo?

Purtroppo capita sempre più facilmente di riscontrare, specie in ambito ospedaliero ma non solo, patogeni resistenti contemporaneamente a più antibiotici (si parla di multidrug-resistance) fatto che può rendere ancora più complicato l’approccio terapeutico.

Quali raccomandazioni sente di dare ai genitori riguardo l’uso di questi farmaci nei bambini?

Sicuramente va evitato il fai da te: i genitori non devono decidere autonomamente di dare o non dare una terapia antibiotica al bambino, bensì consultare il pediatra. Non devono “scegliere” l’antibiotico in base alla palatabilità del prodotto, si assiste stesso a scene in cui siccome al bambino non piace il gusto dell’antibiotico prescritto dal pediatra, lo si sostituisce con un altro. È importante poi seguire le raccomandazioni del medico per quanto riguarda la frequenza di somministrazione giornaliera e la durata della terapia: non va interrotto in autonomia perché il bambino sembra già stare meglio dopo un paio di giorni di terapia.

Ci sono forme di prevenzione che potrebbero aiutare a ricorrere meno a questi farmaci?

Il numero di pubblicazioni scientifiche che supportano il ruolo positivo delle vaccinazioni nella prevenzione di episodi di infezione batterica e di fenomeni di resistenza antimicrobica sta crescendo di anno in anno. I vaccini possono, infatti, ridurre l'antimicrobico-resistenza attraverso diversi meccanismi, tra cui:

a) proteggendo direttamente l'individuo vaccinato che non contrarrà l’infezione batterica e quindi non dovrà usare l’antibiotico;

b) riducendo le infezioni virali, si limitano le eventuali infezioni batteriche secondarie associate, e anche l’uso non appropriato degli antimicrobici;

c) diminuendo la possibilità che la malattia si trasmetta nella popolazione non vaccinata, grazie a una riduzione della circolazione del batterio.

E ai colleghi medici che ricorrono troppo spesso agli antibiotici?

È importante promuovere interventi di formazione del personale sanitario sull’appropriatezza d’uso di tutti gli antibiotici, sulla prevenzione e sul controllo delle infezioni, comprese le infezioni correlate all’assistenza. La produzione e la diffusione di linee guida e protocolli diagnostico-terapeutici sulle principali condizioni infettive sia in ambito comunitario che ospedaliero rappresentano pertanto uno degli imprescindibili cardini della formazione del pediatra, non essendo l’ambito neonatologico e pediatrico escluso dalla diffusione dell’AMR. Il nostro Paese è tristemente in testa tra i Paesi europei per la diffusione di AMR, pertanto è necessario che anche in pediatria si implementino sistemi di sorveglianza e formazione specificamente dedicati ai bambini.

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