Lattoferrina: cosa sappiamo della proteina che si dice potrebbe aiutare a combattere il Covid-19

Se ne parla molto ed è sempre più richiesta in farmacia. La lattoferrina, proteina che si trova soprattutto nel latte materno, potrebbe rappresentare un aiuto notevole nella lotta e nella prevenzione del Covid-19. Anche se i risultati sono ancora preliminari e molti esperti richiamano all’attenzione.
Sara Del Dot 30 Ottobre 2020
* ultima modifica il 19/11/2020

Negli ultimi giorni si è parlato molto di questa proteina, la lattoferrina, che potrebbe rappresentare un’arma importante in chiave di prevenzione e di cura dell’infezione da Sars-Cov-2. Naturalmente non si può parlare di cura né della soluzione del problema, cosa per cui la stessa ricercatrice che ha condotto lo studio, la dottoressa Elena Campione ordinaria di dermatologia all’università di Tor Vergata, ha sottolineato che è necessario il vaccino. E i risultati sono ancora preliminari, seppur promettenti.

Ma cosa sappiamo fino ad ora di questa lattoferrina, come agisce e in che modo pare aiutare a renderci più forti sia prima che dopo il virus?

In un’intervista al quotidiano La Repubblica, la ricercatrice Elena Campione ha spiegato che il punto di inizio della sperimentazione è partita dai bambini, che sembravano molto meno vulnerabili al virus rispetto agli anziani. Nei primi mesi di vita, avendo come unica protezione il latte materno, evidentemente ricevono beneficio da qualcosa che vi si trova in discreta quantità. Consapevoli che il virus si alimenta grazie al ferro contenuto nell’organismo, e sapendo che la lattoferrina lo riduce, si sono concentrati su questo. E in effetti pare che questa proteina abbia effetti benefici nella cura dei malati da Coronavirus. Secondo i risultati dello studio, pubblicato sull’International Journal of Molecular Sciences, infatti, oltre a rinforzare il nostro organismo a livello di prevenzione la lattoferrina se somministrata a pazienti in cui potrebbe ridurre notevolmente il tempo di positivizzazione.

Un dibattito acceso

Sebbene i risultati e i dati dello studio siano piuttosto promettenti, lasciando ben sperare di aver trovato un nuovo alleato nella lotta contro il virus, alcuni esponenti della comunità scientifica hanno tirato il freno, mettendo in guardia dalla diffusa consuetudine a prendere ogni progresso scientifico come una nuova cura e avviando la corsa all’acquisto. Lo stesso Roberto Burioni ha voluto chiarire la propria opinione in un post pubblicato sul suo profilo Facebook.

Tuttavia sembra innegabile che i risultati ci siano e che siano necessarie maggiori informazioni e ulteriori dati per confermare e validare l’utilità di questa proteina nella lotta contro il Covid.

Fonte | International Journal of Molecular Science

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