Le creme solari inibiscono la produzione di vitamina D? Facciamo chiarezza

La risposta breve è sì, ma in una percentuale di poco conto. Inoltre, rinunciare a una buona protezione dai raggi ultravioletti è davvero pericoloso per la tua pelle. Un melanoma rimane infatti un rischio ben più grave della carenza di vitamina D, perciò spalmati sempre la lozione prima di dedicarti all’abbronzatura. Ci sono però alcuni accorgimenti che puoi adottare per non rinunciare a questo nutriente.
Giulia Dallagiovanna 20 Luglio 2019
* ultima modifica il 22/09/2020

L'80% della vitamina D presente nel tuo corpo proviene dai raggi del sole. La crema solare però ha proprio la funzione di schermare questi raggi. Abbronzarsi senza alcuna protezione può provocare danni irreparabili alla pelle, tra i quali anche il melanoma. E allora, come se ne esce? Crema o non crema? Te lo sarai chiesto diverse volte probabilmente e sull'argomento ci sono diverse informazioni imprecise e voci di corridoio che è bene sfatare.

Per prima cosa, su Ohga ti abbiamo già parlato della carenza di vitamina D e dell'importanza che questo nutriente ha per il tuo organismo. Le funzioni più importanti sono probabilmente quelle di favorire la sedimentazione del calcio nelle tue ossa, e quindi di prevenire l'osteoporosi, potenziare i muscoli e rendere più reattivo il tuo sistema immunitario. Ma cosa c'entra in tutto questo il sole? I raggi che emana stimolano la tua pelle a produrre il calciferolo, ovvero la sostanza che poi, passando per il tuo fegato e i tuoi reni, viene metabolizzato e trasformato nella forma attiva della vitamina D.

E come funzionano invece le creme solari? Una volta che ti spalmi la lozione su tutta la superficie del tuo derma che viene esposta al sole, i filtri contenuti nel prodotto, tra cui salicinati e octocrilene, assorbono i raggi ultravioletti che provengono dal sole ed evitano che colpiscano direttamente la tua cute, rovinandola. Quelle considerate più affidabili dovrebbero schermarti da tutte le radiazioni che arrivano, ovvero UVB e UVA, sia corti che lunghi. Non solo, ma dovresti ricordarti di rinnovare la protezione periodicamente durante la tua giornata passata in spiaggia. E a proposito di creme solari, ricorda che su Ohga ti abbiamo già spiegato come scegliere quelle sostenibili e quelle per i neonati.

A questo punto, quindi, arriva la domanda più importante: le creme solari bloccano la vitamina D? Bè, la risposta è sì, ma il discorso è un po' più complesso. Innanzitutto devi sapere che per produrre questo nutriente sono necessari solo i raggi UVB e non anche quelli UVA, che invece rimangono molto dannosi per la tua pelle perché aumentano lo stress ossidativo delle cellule che la compongono. Questo significa comparsa di rughe, quando va bene, e tumore quando invece la situazione diventa più grave.

Le creme con un fattore protettivo medio-basso non inibiscono la produzione di vitamina D

Sono poi stati fatti degli studi sull'argomento, come quello del King's College di Londra, dove viene dimostrato che una riduzione nella produzione esiste, ma non è sufficiente per essere considerata potenziale causa di carenza. Un risultato confermato anche dalla ricerca del Qimr Berghofer Medical Research Institute di Brisbane, in Australia. Ma già nel 2017 erano state fatte indagini in proposito: in quell'occasione il dipartimento di Dermatologia dell'Università di Liège, in Belgio, aveva in effetti notato una diminuzione della sintesi che variava tra il 75,7 e il 92,5%. C'è un però: la crema solare presa in considerazione era quella con fattore protettivo (SPF) +50, ovvero il più alto.

In poche parole, il problema non è la lozione in sé, ma il tipo che scegli. Questo però non significa assolutamente che tu possa lesinare sul fattore protettivo: un melanoma è un problema ben più grave rispetto alla carenza di vitamina D, che può essere contrastata eventualmente anche attraverso l'alimentazione e l'assunzione di integratori e preparati.

Ci sono però alcune strategie che puoi adottare, ricordandoti sempre di utilizzare il buon senso. Andrea Giustina, professore ordinario di Endocrinologia all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, consiglia di esporsi per circa 20 0 30 minuti al sole, con viso, braccia e gambe scoperte e senza alcuna protezione. Ma non potrai certo farlo nelle ore più calde della giornata. Dovresti invece cercare di trovare un momento a inizio mattinata o poco prima del tramonto, quando i raggi sono meno forti. Una buona idea può essere quella di fare una passeggiata vestito con abiti leggeri e non troppo lunghi, prima di scendere proprio in spiaggia. In questo modo, dovresti riuscire a incamerare dalle mille alle 10mila unità al giorno di vitamina D, in base naturalmente al luogo in cui ti trovi e a quanto sole riesci effettivamente a intercettare quel giorno.

Le creme solari che non inibiscono la produzione di vitamina D, o che lo fanno in percentuali così basse da non essere assolutamente preoccupanti, sono quelle con un fattore protettivo medio-basso. Dovresti dunque procedere per gradi, soprattutto se hai una carnagione molto chiara o una pelle particolarmente sensibile. I primi giorni di vacanza esponiti gradualmente al sole e a mano a mano che aumenta l'abbronzatura, riduci il fattore protettivo. Ribadisco, però, di non rinunciare mai e per nessuna ragione a uno scudo protettivo contro le radiazioni ultraviolette.

Fonte| MultiMedica

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