Leucemia, nuove speranze dal San Raffaele di Milano: linfociti T modificati per rallentare lo sviluppo del tumore

In uno studio pubblicato su Nature Communications, i ricercatori dell’ospedale milanese hanno proposto una nuova strategia immunoterapeutica contro la leucemia basata sulla modifica dei linfociti T prelevati da un donatore, per fare in modo che le cellule immunitarie esprimano un recettore in grado di riconoscere nel paziente malato il tumore del sangue e frenarne lo sviluppo.
Alessandro Bai 13 Agosto 2021
* ultima modifica il 13/08/2021

Una soluzione per fermare la leucemia potrebbe essere quella di dare al sistema immunitario nuove armi per combatterla. È questo, almeno, l'approccio proposto dal team di ricerca dell'IRCCS Ospedale San Raffale di Milano in un nuovo studio, finanziato da Airc, che potrebbe segnare una svolta nella lotta a questo tumore del sangue. Stando ai risultati ottenuti, pubblicati su Nature Communications, modificare geneticamente delle cellule immunitarie prelevate da un donatore sano potrebbe contribuire a frenare lo sviluppo della malattia, offrendo una nuova possibilità di immunoterapia specialmente a chi viene colpito da una recidiva.

I protagonisti principali della scoperta fatta dai ricercatori della struttura sanitaria milanese sono i linfociti T, cellule immunitarie che, ai fini dello studio, sono state prelevate da donatori sani e poi ingegnerizzate in laboratorio in modo da esprimere uno specifico recettore, chiamato Tcr, che su modelli sperimentali di leucemia acuta è risultato in grado di riconoscere la molecola CD1c, presente sulla superficie delle cellule leucemiche e associata al cosiddetto mLPA, un antigene lipidico la cui espressione è particolarmente accentuata nelle cellule tumorali.

Proprio il complesso formato da CD1c e mLPA, paragonabile a un meccanismo chiave-serratura, ha rappresentato il fulcro del lavoro dei ricercatori, che si sono resi conto di come il recettore Tcr fosse in grado di identificare queste componenti in tutte le cellule tumorali senza distinzione, eliminando così la necessità di trovare un donatore compatibile con il ricevente. Come riportato nelle conclusioni raggiunte dal team, i linfociti T geneticamente modificati hanno ritardato l'avanzare della leucemia lasciando intatti e sani i tessuti dell'ospite, confermando così la possibilità di sviluppare nuove strategie terapeutiche.

Secondo Giulia Casorati, tra gli autori della ricerca, arriva adesso il momento di approfondire "alcuni aspetti importanti che miglioreranno la sicurezza e l'efficacia di questa tecnica. Speriamo di essere in grado di definire una nuova strategia immunoterapeutica alternativa – prosegue la ricercatrice – che possa andare a complementare quelle già esistenti, per ampliare le opzioni da offrire ai pazienti che vanno incontro a recidive".

Fonte| "Human T cells engineered with a leukemia lipid-specific TCR enables donor-unrestricted recognition of CD1c-expressing leukemia" pubblicato su Nature Communications l'11 agosto 2021

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.