Cos’è e come si riconosce la leucoplachia

La leucoplachia è una chiazza bianca che si può manifestare in diverse aree della bocca e rappresenta una delle lesioni di più frequente riscontro nel cavo orale, e quella con il significato clinico più disparato.
Dott.ssa Simona De Stefano Perfezionata in Endodonzia e Odontoiatria Restaurativa
31 ottobre 2019 * ultima modifica il 04/08/2020

Proprio a causa del suo vario significato clinico, la leucoplachia merita una speciale attenzione.

Cos’è la leucoplachia e come si presenta

Si tratta di una metaplasia della mucosa orale, in cui si verifica un ispessimento dello strato corneo che è responsabile del colore biancastro della lesione, indice appunto di maggiore cheratinizzazione in risposta ad un insulto di qualche tipo.

Esistono vari tipi clinici di leucoplachia a cui spesso corrispondono diverse diagnosi e significati prognostici, ma soprattutto distinguiamo le leucoplachie in omogenee e non omogenee. Tra quelle omogenee, molto comune è la variante piana (a placche), tra quelle disomogenee ritroviamo quella con  aspetto spekled e quella verrucosa. Queste due tipologie, in special modo se associate ad aree rosse, o fissurate, destano più preoccupazione, in quanto rappresentano una lesione pre-cancerosa.

Cause della leucoplachia

Enunciamo subito un concetto importante: la leucoplachia è una diagnosi d’esclusione. Ciò vuol dire che non è tutto ciò che sia in grado di determinare una lesione ipercheratosica, che in genere è rappresentata da cause come un trauma ripetuto, da una reazione a farmaci, dalla candidosi. Nella maggior parte dei casi, la leucoplachia rappresenta una lesione da tabacco, che insorge nei forti fumatori. Vale a dire che a seguito del danno biochimico e termico causato dal fumo (di sigaretta, pipa o sigaro), le cellule rispondono con un'ipercheratosi. Queste lesioni rientrano in genere tra quelle omogenee, si presentano come delle chiazze bianche che non possono essere rimosse meccanicamente e pur dovendo essere tenute costantemente sotto controllo, evolvono più raramente in lesioni maligne. In alcuni casi, però, soprattutto se la leucoplachia rientra tra le lesioni disomogenee, c’è un rischio più concreto che possa evolvere in carcinoma, o che addirittura ne sia già uno stadio iniziale.

Il rischio di sviluppare una lesione precancerosa aumenta sensibilmente nei forti fumatori, e si moltiplica di 5 volte nei fumatori che consumano abitualmente alcool.

Tuttavia, se nei fumatori non è insolito trovare una leucoplachia (che presumibilmente quindi è causata dal fumo), una leucoplachia nei non fumatori accende una spia d’allarme, perché la causa in questo caso è sconosciuta, e quindi si ritiene che possano essere coinvolti dei fattori mutagenici ignoti. L’attenzione in questo caso aumenta con il diminuire dell’età del paziente e con la posizione della lesione.

Infatti anche la localizzazione della leucoplachia gioca un ruolo importante nell’attribuzione del rischio. Pavimento della bocca, ventre linguale e mucosa geniena sono le aree più delicate, che più devono mettere in guardia il medico.

Fondamentale inoltre è la biopsia, che serve anche ad effettuare una corretta diagnosi differenziale con lesioni simili, come il lichen planus.

Sintomi della leucoplachia

La leucoplachia rappresentando un’ipercheratosi, non dà sintomi, tranne nel caso in cui sia accompagnata da aree erose, atrofiche o ulcerate. In questi casi potranno accompagnarsi a bruciore e dolore, ma si tratta già di lesioni ben più gravi, con un inquadramento diagnostico diverso.

Leucoplachia spia di possibile tumore?

La risposta è sì. La leucoplachia può rappresentare una condizione pre-cancerosa, vale a dire una lesione che può evolvere in neoplasia, ma in genere, previa biopsia, è sufficiente tenerla sotto controllo. E smettere di fumare, naturalmente.

Come si cura la leucoplachia?

La prima cosa da fare quando si sospetta una leucoplachia è rimuovere tutte le possibili cause e rivalutare il paziente a distanza di alcune settimane. A questo punto, a seconda dei casi, il medico può ritenere opportuno effettuare una biopsia di tipo incisionale o escissionale, e quindi rimuovere totalmente la lesione. Questa però, si è visto, non rappresenta una “terapia”, nel senso che nei pazienti trattati, la leucoplachia tende a formarsi ancora. Per questo motivo la vera terapia è la prevenzione e il controllo periodico, insieme all’eliminazione di fattori di rischio come fumo e alcol.

Odontoiatra laureata col massimo dei voti alla facoltà di Odontoiatria dell’Università Federico II di Napoli con una tesi sperimentale in patologia altro…
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