L’importanza della ricostruzione del seno dopo l’intervento per asportare il tumore

L’obiettivo è innanzitutto quello di sconfiggere la malattia, ma quando si parla di tumore al seno, le pazienti devono affrontare anche la complicata fase della ricostruzione del seno, non solo dal punto di vista fisico, ma anche da quello psicologico.
Gaia Cortese 29 ottobre 2019
* ultima modifica il 04/08/2020

Affrontare le cure per un tumore al seno significa in molti casi dover considerare anche un passaggio molto delicato per la donna: l’asportazione di una parte o di tutto il seno.

L’intervento di ricostruzione del seno è a carico del Servizio Sanitario Nazionale ed è considerato parte integrante della cura del tumore. È tuttavia un intervento che tocca la donna non solo da un punto di vista fisico, ma anche da quello psicologico. Se infatti il principale obiettivo è quello di sconfiggere la malattia, non si può ignorare quello che lascia il tumore dietro di sé: cicatrici nel migliore dei casi, mutilazioni nel peggiore.

In un intervento di ricostruzione del seno quindi, sono coinvolti medici chirurghi senologi ed estetici, radioterapisti e oncologi, infermiere specializzate, ma anche psicologi: un team di specialisti in grado di applicare il principio della medicina personalizzata agli interventi di ricostruzione o di rimodellamento della mammella che siano concomitanti o successivi ad una mastectomia o a un intervento di chirurgia conservativa, dove l'aspetto psicologico non passa in secondo piano.

L'intervento di ricostruzione del seno

Gli interventi che possono essere eseguiti per l’asportazione di un tumore alla mammella sono diversi: si va dalla quadrantectomia che comporta l’asportazione di una sola parte di un seno, alla mastectomia bilaterale che prevede l’asportazione di entrambe le mammelle.

Tecnica Nipple-sparing

Esiste poi una tecnica, il nipple-sparing, che prevede lo svuotamento della mammella con la conservazione dei tessuti di rivestimento, vale a dire la cute, l’areola e il capezzolo. In questo caso le protesi vengono inserite sotto il muscolo pettorale come riempimento. La particolarità di questa tecnica è che, se il caso clinico lo consente, viene eseguito un solo intervento chirurgico (oncologico ed estetico) con comprensibile beneficio per la paziente che non deve subire un doppio intervento.

Dicevamo quindi che per la ricostruzione vengono usate protesi o espansori, oppure si ricorre al rimodellamento della ghiandola rimasta per asportazione solo di un quadrante mammario, o ancora, all’impiego di tessuti sani cutanei o muscolo-cutanei prelevati dall’addome o dalla schiena.

Espansori

Prima dell'impianto della protesi, nei mesi successivi all'intervento e per tutta la durata della terapia, la procedura prevede la collocazione di un dispositivo (espansore), sotto il muscolo pettorale. L'espansore è un palloncino che viene gonfiato progressivamente con soluzione fisiologica allo scopo di distendere i tessuti e facilitare il successivo posizionamento della protesi vera e propria.

Protesi mammarie

Le protesi mammarie che si trovano attualmente sul mercato hanno un involucro esterno in silicone e un contenuto in silicone gel o soluzione fisiologica. Sono stati smentiti i timori sollevati negli anni scorsi sulla loro sicurezza poiché non è mai stato provato che aumentino il rischio di malattie autoimmuni o di tumore.

Esiste la possibilità tuttavia che possano rompersi spontaneamente, ma questo non avviene prima di 10, 15  anni dal loro impianto. Per questo motivo, durante il consueto controllo annuale, le pazienti vengano sottoposte a un'ecografia o ad una risonanza magnetica che verificano lo stato della protesi. Nel caso si osservino segni di usura, la protesi può essere sostituita in anestesia locale, in day-hospital.

Innesto di tessuto

In alternativa alle protesi, per la ricostruzione è possibile utilizzare lembi di tessuto prelevati dall'addome o dalla schiena: il risultato è sicuramente più naturale, ma l'intervento è decisamente più lungo e impegnativo, così come i tempi di recupero.

Il fatto che oggi la ricostruzione avvenga già nel corso dell’intervento per asportazione del tumore è un notevole passo avanti rispetto al passato. Oltretutto ormai è convalidata l’idea che l’intervento di ricostruzione del seno sia un’operazione “fatta su misura” che deve tener conto di diversi aspetti: si va dalla dimensione e dalla posizione del nodulo alle caratteristiche del seno (misura e forma), dalla conformazione fisica della paziente alla sua età, ma si considera anche quelle che sono le sue aspettative post intervento e i suoi desideri.

Salvare il capezzolo

Fino a qualche anno fa durante gli interventi di mastectomia, areola e capezzolo venivano sempre asportati. Tuttavia i chirurghi oncologici si sono accorti che la percentuale invasa dalle cellule tumorali di questa parte della mammella è minima, nell'ordine dell'1-2%: un valore statisticamente troppo basso per giustificare una mutilazione che, dal punto di vista psicologico, può essere difficile da accettare. Così negli ultimi anni è stata sviluppata una tecnica che permette di preservare questa zona: spesso la sensibilità risulta compromessa, ma viene conservata la capacità erettile del capezzolo. Non è tuttavia sempre possibile adottare questa tecnica, il tumore, infatti, deve risiedere a debita distanza dal capezzolo.

Il parere dell'esperto

Abbiamo chiesto al Dottor Paolo Cristofolini, responsabile del reparto di chirurgia plastica ricostruttiva e senologica presso l'Ospedale di Trento, e alla Dottoressa Samanta Travini, psicologa. Ecco cosa ci hanno detto.

Dottor Cristofolini, chirurgo plastico

Al Dottor Paolo Cristofolini, chirurgo plastico presso l'Ospedale di Trento abbiamo chiesto quali sono le innovazioni e le tecniche più recenti per ricostruire il seno dopo un intervento di asportazione del tumore: "La ricostruzione della mammella si basa su due tecniche: la prima prevede l’utilizzo delle protesi, che sono dei device con un contenuto di silicone coesivo e un involucro in silicone; la seconda tecnica invece prevede l’utilizzo degli stessi tessuti della paziente, prelevati generalmente dall’addome o dal dorso; i tessuti vengono quindi modellati e vanno a ricostruire la mammella.

La paziente deve avere le caratteristiche idonee per questa tecnica, e l’intervento è più impegnativo, ma i vantaggi sono diversi: innanzitutto questa tecnica garantisce più stabilità nel tempo, non si ha la sensazione di avere qualcosa di estraneo nel corpo, la sensazione di artificiosità, e non è necessaria la manutenzione richiesta per una protesi. La protesi presenta anche un problema di temperatura, perché le pazienti che l’hanno impiantata toccando il proprio seno hanno una sensazione di freddo, la zona, infatti, non è irrorata dal sangue; se riusciamo tuttavia a coprire una protesi con del tessuto proprio, aumenta sicuramente la sensazione di naturalità. In alcuni casi vengono utilizzate anche delle membrane ADM, ossia delle pellicole che si inseriscono prima di mettere la protesi e danno un senso più naturale.

Le novità più recenti in questo settore quindi sono quelle dell’utilizzo del tessuto adiposo, che non solo viene trapiantato, ma contiene delle cellule staminali che lavorano e producono nuovo tessuto; si ha quindi un doppio effetto che noi chiamiamo lipofilling, una tecnica che si usa sempre di più.

Tengo a chiarire che negli ultimi tempi l’utilizzo della protesi è stato messo un po’ sul banco degli imputati perché è stato messo in dubbio che si trattasse o meno di una tecnica sicura. In verità i casi evidenziati di linfoma provocato da un certo tipo di protesi sono pochissimi, circa 500 su 30, 40 milioni di persone che hanno una protesi. Un dato poco significante per stabilire una reale correlazione. Tuttavia a scopo cautelativo, le protesi individuate come potenzialmente pericolose sono state sospese".

Dottoressa Travini, psicologa

Abbiamo sentito sull'argomento anche il parere della Dottoressa Samanta Travini, psicologa: "Ricevere una diagnosi di tumore al seno può essere un momento molto difficile; potrebbe capitarti di sperimentare un’ampia gamma di emozioni: choc, incredulità, disorientamento, paura, senso di minaccia, disperazione, angoscia, rabbia e paura del cambiamento. Le prime reazioni e domande che ci si pone di solito sono: “Non è possibile, vi siete sbagliati, perché proprio a me, perché proprio in questo momento, che cosa ho fatto di male?”.

Si tratta di domande che riflettono il bisogno di trovare una ragione a ciò che è successo e recuperare un senso di controllo rispetto a qualcosa che sta accadendo in modo improvviso e imprevisto. Senso di colpa, vergogna, scarsa fiducia in sé, senso di impotenza di fronte a una malattia così importante, paura e angoscia sono i vissuti più intensi a livello psicologico, così come sentimento di tristezza, di vuoto, irritabilità, rabbia, senso di apatia, isolamento e molti altri.

Tali cambiamenti o sbalzi dell’umore dipendono anche dalle terapie mediche (chemioterapia, radioterapia, terapia ormonale ecc.) e dagli effetti collaterali. L’intervento chirurgico successivo ha inoltre un forte impatto psicologico perché va a modificare una parte del corpo visibile della donna, parte che per lei rappresenta tre grandi temi della vita: la femminilità, la maternità, la sessualità.

La femminilità: lungo il percorso terapeutico del tumore al seno cambia l’immagine del proprio corpo con
conseguenze pesanti soprattutto nelle donne giovani. Il corpo infatti è quella parte di noi che si relaziona con gli altri, che è percettibile e i cambiamenti visibili agli altri quali ad esempio la caduta dei capelli implicano una componente sociale e relazionale che deve essere affrontata.

La maternità: essere mamma quando viene diagnosticato un tumore al seno è un’altra grande preoccupazione con cui dobbiamo fare i conti. Quindi quali sono le paure collegate all’essere mamma? Per le donne giovani che non hanno figli, la paura è di non poterne avere nessuno o non averne più altri. Mentre per chi ha già figli si trova a affrontare difficoltà quali il senso di colpa verso di loro, il non sapere come comportarsi e come comunicare la malattia e l’angoscia di doverli lasciare.

La sessualità: la sessualità cambia tantissimo con alcune terapie, soprattutto quelle ormonali, per cui il desiderio sessuale nella donna può scomparire o ridursi. Le persone care, la famiglia, le amiche, ma anche altre donne che hanno superato il tumore sono un valido aiuto in questo momento delicato. Il supporto di una persona competente in materia come per esempio uno psicologo può essere un valido aiuto a cui rivolgersi in questa fase delicata della vita".

Fonte | AIRC, Humanitas

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