L’incendio a Malagrotta e il pericolo diossina, la dott.ssa Poli: “Rischi per la salute? È una situazione da gestire bene adesso e nei prossimi mesi”

Dopo l’incendio all’impianto Tmb di Malagrotta di Roma, il Comune ha ordinato la sospensione delle attività ludiche e ricreative e divieto di consumare alimenti provenienti dalla zona del disastro. Il rischio è che nell’aria siano state liberate concentrazioni di diossina: un agente tossico e anche cancerogeno. Insieme alla dottoressa Poli, pneumologa dell’ospedale San Donato di Milano, abbiamo cercato di capire i pericoli per la nostra salute dell’esposizione a questa sostanza.
Kevin Ben Alì Zinati 17 Giugno 2022
* ultima modifica il 17/06/2022
Intervista alla Dott.ssa Federica Poli Pneumologa dell’IRCCS Policlinico San Donato di Milano

Nella zona ovest di Roma gli asili sono chiusi, gli oratori vuoti, i centri estivi silenziosi. I servizi educativi e dell’infanzia sono sospesi.

Tutti restano in casa, grandi e piccoli, ma guai a consumare cibi o alimenti di origine animale e vegetale provenienti dal quel cerchio immaginario largo 6 chilometri. È vietato.

Come è vietato portare i greggi al pascolo o far razzolare gli animali in cortile. “Per un periodo non superiore a 48 ore, in virtù del principio di precauzione”.

L’ha deciso il Comune: c’è il rischio che nell'aria sia stata liberata della diossina. L’incendio che nel pomeriggio di mercoledì 15 giugno ha distrutto l’impianto Tmb di gestione dei rifiuti di Malagrotta potrebbe aver disperso nell’aria sostanze pericolose e per precauzione le autorità hanno chiuso tutto e tutti per evitare potenziali esposizioni ad agenti inquinanti e tossici.

Arpa Lazio sta analizzando la qualità dell’aria per capire il reale rischio. A prendere fuoco è stato il combustibile da rifiuti e la paura di un'altra Seveso – seppur in miniatura, va detto – è reale. Per questo l’ordinanza comunale ha imposto una serie di restrizioni alla popolazione e alle attività nel raggio di una manciata di chilometri dal luogo dell’incendio.

“È uno dei casi in cui agire preventivamente è decisivo. È una situazione che va gestita bene ora e anche nei prossimi mesi perché i rischi di un’esposizione acuta sebbene controllata sono reali e da non sottovalutare ci ha spiegato la dottoressa Federica Poli, pneumologa dell’IRCCS Policlinico San Donato di Milano. Precauzione oggi più che mai è la parola d’ordine perché “è importante evitare una eventuale cronicizzazione dell’esposizione, magari meno evidente clinicamente ma assai più dannosa”. 

Dottoressa Poli, il rischio diossina a Malagrotta oggi è un rischio reale. Ma facciamo un passo indietro: ci spiega cos’è la diossina?

Le diossine sono sostanze tossiche derivate prevalentemente dalla combustione dei rifiuti ma anche da quelle di prodotti chimici o scarti di produzioni industriali. Questi composti si disperdono nell’ambiente attraverso l’aria o l’acqua: sono estremamente capillari nella loro infiltrazione ambientale.

Quali sono i rischi per la salute umana di un'esposizione a questa sostanza? 

Ci sono due tipi di rischi. Uno è il contatto in dosi massicce ma in acuto, quindi dopo un disastro ambientale come quello appena accaduto a Malagrotta o quello accaduto a Seveso il 10 luglio del 1976. In questi casi c’è un’intossicazione acuta perché nell’ambiente viene liberata un’importante concentrazione di queste sostanze e l’uomo ne entra in contatto in maniera diretta. In questo caso i disturbi sarebbero, appunto, di tipo acuto. Quindi eruzioni cutanee, la cosiddetta cloracne, una condizione molto invalidante che assomiglia a una dermatite con lesioni pustolose, e poi disturbi del sistema gastroenterico, del fegato e delle vie aree. Nell’immediato, le conseguenze dell’esposizione alla diossina sono più evidenti con sintomi acuti ma è nell’esposizione cronica a medio-lungo termine che possono dare origine a problemi clinici molto seri.

Cioè?

Il contatto cronico è una situazione più subdola. Le diossine si disperdono nell’ambiente attraverso aria e acqua e poi le ritroviamo assorbite dagli animali attraverso cibo, foraggi o l’acqua stessa. L’assunzione lenta e costante da parte dell’uomo attraverso alimenti e i grassi animali, dove si depositano facilmente, può dare origine a problemi clinicamente più seri come lesioni cancerogene, malattie del sistema emopoietico-linfatico quindi linfomi, leucemie, tumori endocrinologici o disturbi dell’apparato ormonale. Inoltre, sono sostanze nocive a livello fetale, capaci di dare seguito a malformazioni fetali, che è stato uno dei grossi principali post Seveso.

Come si può intervenire nel caso si fosse esposti?

A livello domiciliare, in caso di esposizione, per ridurre il rischio e attenuare l’effetto di queste sostanze è importante idratarsi costantemente e abbondantemente, evitare o ridurre i grassi animali, cercare di mangiare frutta e verdura molto ben lavata con bicarbonato in modo da ripulirla da eventuali scorie o residui. E poi, eventualmente, si tratta il sintomo con terapie specifiche.

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