L’inquinamento fa male al cuore: il 14% di ictus e infarti collegati allo smog

L’inquinamento mette a rischio il tuo cuore. Lo dimostra un nuovo e importante studio, che ha trovato un collegamento tra l’esposizione a PM 2.5 ed eventi cardiovascolari avversi. Inoltre, pare che i rischi non siano collegati al reddito del paese in cui si vive e che possano essere invertiti riducendo l’emissione di polveri sottili.
Valentina Rorato 2 luglio 2020
* ultima modifica il 10/07/2020

L'inquinamento fa male a tutti ed espone le persone a un maggior rischio di malattie cardiovascolari e morte, indipendentemente dal reddito del paese in cui si vive. Questa tesi è stata dimostrata da un nuovo studio della Oregon State University. La buona notizia? Anche piccole riduzioni dei livelli di inquinamento atmosferico possono invertire i rischi.

"Prima di questo studio, non eravamo sicuri che fosse così. Alcuni studi hanno suggerito che ottenere dei benefici per la salute, bisognasse ridurre in modo elevato l’inquinamento”, ha raccontato Perry Hystad, epidemiologo ambientale presso il College of Public Health and Human Sciences dell'OSU. Hystad è l'autore principale di questo studio internazionale, che ha incluso firme come Andrew Larkin, ricercatore dell'OSU, e Michael Brauer, autore senior dell'Università della British Columbia.

La ricerca, pubblicato sulla rivista The Lancet Planetary Health, ha utilizzato i dati dell’importantissimo studio Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE) che ha monitorato ben 157.436 adulti tra 35 e 70 anni in 21 paesi dal 2003-2018.

Nel complesso, è stato riscontrato un aumento del 5% di patologie cardiovascolari per ogni 10 microgrammi-per-metro cubo in più nella concentrazione di particolato fine (PM2.5). E questo dato pare possa giustificare il 14% di tutti gli eventi cardiovascolari documentati nello studio. Si tratta di una percentuale molto elevata.

Sono state esaminate le particelle di PM2.5 perché sono abbastanza piccole da poter essere respirate in profondità nei polmoni dove possono causare infiammazione cronica. E poi  provengono da una gamma di fonti di combustione, tra cui motori di automobili, caminetti e centrali elettriche a carbone.

L’inquinamento, inoltre, si è dimostrato democratico: i rischi nei paesi a basso e medio reddito sono più o meno identici ai rischi riscontrati nei paesi ad alto reddito.

I ricercatori hanno lavorato con una serie di fattori di rischio di malattie cardiovascolari, tra cui variabili individuali come il fumo, le abitudini alimentari e le malattie cardiovascolari preesistenti; e fattori domestici come la ricchezza domestica e l'uso di carburanti sporchi per cucinare al coperto. Durante i 15 anni monitorati, si sono verificati 9,152 eventi cardiovascolari, tra cui  4.083 attacchi di cuore e 4.139 ictus. Ci sono stati 3.219 decessi attribuiti a malattie cardiovascolari.

La più forte associazione tra esposizione all'inquinamento atmosferico e la salute è stata per gli ictus, che pare essere fortemente influenzato dall'esposizione a PM2.5, specialmente ad alte concentrazioni.

Fonte| "Associations of outdoor fine particulate air pollution and cardiovascular disease in 157436 individuals from 21 high-income, middle-income, and low-income countries (PURE): a prospective cohort study" pubblicato su The Lancet il 4 giugno 2020

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