Lydia e Timothy fanno la storia: i due gemellini sono i primi nati da embrioni congelati quasi 30 anni fa

I due gemellini, nati lo scorso 31 ottobre, sono venuti al mondo grazie a degli embrioni crioconservati il 22 aprile del 1992. Lydia e Timothy Ridgeway potrebbero essere i bambini nati dagli embrioni più a lungo congelati della storia della medicina.
Kevin Ben Alì Zinati 22 Novembre 2022
* ultima modifica il 22/11/2022

Quando sono nati, lo scorso 31 ottobre, Lydia e Timothy hanno sollevato un sorriso nei medici che li hanno accolti al mondo: erano in ottime condizioni di salute e mostravano un peso nella norma per due neonati.

Dopo pochi giorni la mamma, Rachel, è stata dimessa dall’ospedale e insieme al marito Philip ha portato i due gemellini nella loro casa fuori Portland, nell’Oregon.

Qui, Noemi (di 8 anni), Giosuè (6), Eliora (3) e Miriam, che compirà 2 anni a dicembre stavano fremendo all’idea di incontrare i nuovi membri della famiglia.

Fin qui, quella di Lydia e Timothy Ridgeway ha tutti i caratteri di una storia normale, al pari di qualsiasi altra famiglia del mondo. E lo è. La loro storia ha solo qualcosa in più. E non perché Lydia e Timothy sono stati concepiti attraverso la fecondazione assistita.

Quella dei gemellini Ridgeway è una storia decisamente particolare perché gli embrioni da cui sono nati sono stati congelati quasi 30 anni fa, precisamente il ​​22 aprile 1992.

Questi raggruppamenti di cellule sono rimasti congelati in azoto liquido a quasi 200 gradi sotto zero per tre decenni, in attesa che una coppia di genitori decidesse di affidarsi a loro per creare una famiglia o allargarla, come nel caso di Rachel e Philip Ridgeway. Lydia e Timothy potrebbero essere i bambini nati dagli embrioni più a lungo congelati della storia della medicina.

In passato c’erano già state altre nascite così particolari. Una bimba di nome Molly Gibson, per esempio, nel 2020 era nata da un embrione congelato per quasi 27 anni mentre la sua sorellina Emma era ​​venuta al mondo grazie a un altro embrione rimasto in attesa per 24 anni. Se ti ricordi, qualche tempo fa ti avevamo raccontato anche di un caso italiano, con una gravidanza gemellare con ovociti congelati da 14 anni.

Gli embrioni da cui sono nati Lydia e Timothy Ridgeway provenivano dalla fecondazione in vitro di una coppia di 50 anni (lui) e 34 anni (lei). Quando ci si sottopone a questa pratica, infatti, si possono produrre più embrioni di quelli che vengono poi effettivamente utilizzati e la coppia può scegliere se crioconservare gli embrioni extra per un uso futuro, se donarli alla ricerca oppure se metterli a disposizione di altre coppie che vorrebbero avere figli.

Dopo aver superato tutti i test di idoneità, gli embrioni sono quindi stati prima conservati in un laboratorio di fertilità sulla costa occidentale degli Stati Uniti fino al 2007 per poi essere donati al National Embryo Donation Center, un’organizzazione no profit di Knoxville, nel Tennessee, che ha conservato per anni gli embrioni.

“Conoscevamo le informazioni di base sui genitori genetici come altezza e peso, ma non le abbiamo usate come criteri per scegliere” ha spiegato Rachel Ridgeway, ammettendo che lei e il marito erano più interessati al tempo da cui gli embrioni stavano aspettando. “Non stavamo cercando di ottenere gli embrioni che sono stati congelati più a lungo al mondo. Volevamo solo quelli che stavano aspettando da più tempo ha aggiunto Philip.

Il gruppo scelto dai Ridgeway includeva cinque embrioni, scongelati lo scorso ​​28 febbraio, 29 anni e 10 mesi dopo la crioconservazione, ma solo tre sono sopravvissuti al processo (secondo gli esperti il tasso di sopravvivenza durante lo scongelamento è circa dell’80%). Una volta portate a termine tutte le analisi e i monitoraggi, i medici della clinica hanno proceduto con il trasferimento nell’utero di Rachel, provocandole una gravidanza gemellare.

E in un incredibile intreccio tra passato, presente e anche un po’ di futuro lo scorso 31 ottobre i due gemelli sono venuti al mondo, rimpolpando ancora di più la già numerosissima famiglia Ridgeway.

Fonte | Rachel Ridgeway – Facebook 

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