Lyssavirus: i patogeni tipici dei pipistrelli che, a volte, possono infettare anche l’uomo

Quando senti parlare di lyssavirus devi pensare a una grande famiglia a cui, per ora, appartengono 16 specie diverse di virus. Il più noto di questi, nonché il più diffuso, è sicuramente quello della rabbia, a cui si devono aggiungere il lyssavirus del pipistrello australiano e quello recentemente ritrovato in un gatto di Arezzo e conosciuto come West Caucasian Bat Lyssavirus. Su quest’ultimo sono ancora in corso gli accertamenti e le verifiche: gli altri noti, invece, sono comunque virus molto rari nell’uomo e per i quali è disponibile un vaccino.
Kevin Ben Ali Zinati 8 luglio 2020
* ultima modifica il 20/07/2020

Quando senti parlare di lyssavirus devi sapere che non ci si riferisce a un virus singolo ma a un’intera "famiglia" di patogeni. Negli ultimi giorni, infatti, il nome lyssavirus ti sarà rimbalzato più volte nella testa in seguito alla notizia di un gatto, ad Arezzo, morto dopo aver morsicato la propria proprietaria e appunto affetto da un lyssavirus. Molti hanno collegato questo tipo di virus alla rabbia, ma fai attenzione a non confonderli: entrambi appartengono alla famiglia dei lyssavirus ma rispetto a quello della rabbia, il lyssavirus ritrovato nel gatto aretino, noto come West Caucasian bat lyssavirus, è decisamente più raro e in più, secondo una nota del Ministero della Salute, i due sarebbero lontani anche dal punto di vista filogenetico.

Cosa sono

I lyssavirus sono un genere di virus appartenente alla famiglia dei Rhabdoviridae e all’ordine Mononegavirales. Si tratta di virus a singolo filamento negativo di Rna che, secondo diversi studi filogenetici, hanno come ospite di partenza i pipistrelli. Finora sono state individuate 16 specie diverse di lyssavirus. La più nota è sicuramente il Rabies lyssavirus, ovvero il patogeno responsabile della famosa rabbia. Oltre a questo, vi sono altri due lyssavirus abbastanza famosi. Uno è il lyssavirus del pipistrello australiano (Australian bat lyssavirus o ABLV) mentre l’altro, salito agli onori della cronaca proprio grazie al gatto di Arezzo, è conosciuto come West Caucasian bat lyssavirus ed è legato quindi al pipistrello del Caucaso.

La rabbia 

La rabbia è una zoonosi, cioè una malattia che si trasmette dagli animali all’uomo attraverso morsi, ferite o graffi, ed è tra le più antiche che conosciamo. Pensa che la parola rabbia, infatti, deriva dal sanscrito "rabbahs" e significa "fare violenza” mentre “lyssa”, il suffisso che compone il nome del genere, viene dalla Dea della rabbia protagonista della mitologia greca. La rabbia sviluppa un’encefalite che, se non curata adeguatamente, può portare alla morte anche entro una settimana.

Il lyssavirus del pipistrello australiano

Questa specie di lyssavirus è molto rara. È stata identificata per la prima volta nel 1996 in un pipistrello dell’Australia e finora sono stati registrati solo 3 casi di infezione nell’uomo, che può avvenire attraverso un morso o un graffio da parte di un pipistrello infetto. Come per la rabbia, anche il lyssavirus del pipistrello australiano se non trattato può risultare fatale. Si tratta comunque di un virus molto sensibile all’ambiente esterno e ai raggi UV quindi si pensa che non possa sopravvivere al di fuori dell'animale ospite: per questo, un contagio da contatto con escrementi o altri liquidi del pipistrello appare poco probabile.

Il lyssavirus del pipistrello del Caucaso

Quello individuato nel gatto di Arezzo, invece, è una specie diversa di lyssavirus che, prima di Arezzo, era stato isolato solo un’altra volta al mondo, nel 2002, in un pipistrello del Caucaso Nord Occidentale: da qui il nome West Caucasian bat lyssavirus. Riguardo al caso del gatto morto negli scorsi giorni e affetto da questo lyssavirus, il Ministero della Salute ha confermato che si tratta della prima volta che è stato sequenziato un virus con un’omologia con il West Caucasian Bat Lyssavirus pari al 98,52% in un animale domestico. 

I sintomi

La sintomatologia legata all’infezione da lyssavirus dipende dalla specie di virus con cui sei venuto in contatto.

Per quanto riguarda la rabbia, i sintomi principali che si manifestano nella fase iniziale, quindi subito dopo il periodo di incubazione (che può durare anche alcune settimane) sono:

  • febbre
  • cefalea
  • nausea e vomito
  • fastidio alla luce
  • allucinazioni 

Nella fase più intensa dell’infezione da rabbia, invece, si possono verificare:

  • alterazioni dei movimenti
  • delirio
  • idrofobia
  • aritmie
  • aggressività
  • perdita di senso dell’orientamento

Nel caso del lyssavirus del pipistrello australiano, invece, i sintomi più diffusi dell'infezione possono contemplare mal di testa, febbre e affaticamento che poi peggiorano fino alla paralisi e al delirio e, se non curata, anche alla morte. Riguardo l’infezione da West Caucasian Bat Lyssavirus nell’uomo, invece, non è ancora possibile stabilire una sintomatologia più o meno precisa dal momento che non vi è letteratura scientifica. Il Ministero della Salute, come ti abbiamo raccontato, ha emanato una serie di linee guida da seguire per evitare qualsiasi rischio di contagio e ha specificato alcuni dei sintomi per riconoscere la potenziale infezione nel proprio animale domestico. Si tratta di episodi di aggressività e alterazioni del comportamento, scarsa coordinazione dei movimenti e una paralisi flaccida.

Cura e prevenzione

Tra le cure e le forme di prevenzione per i lyssavirus, come avrai capito, si può ragionare soltanto sulle specie note. Su quelle, cioè, che nel corso del tempo hanno già infettato l’uomo e che quindi abbiamo imparato a conoscere. Contro i lyssavirus della rabbia si può agire con una vaccinazione pre e post contagio. Il vaccino dopo il morso di un animale infetto si effettua eseguendo una somministrazione combinata di sangue immune e vaccino il giorno del contagio e tre, sette, quattordici e trenta giorni dopo.

La vaccinazione pre-contagio, viene presa in considerazione solo quando c'è un rischio reale di contrarre la rabbia, per esempio legato a circostanze lavorative, e si fa con la somministrazione di un vaccino inattivato e un richiamo dopo tre settimane e poi uno annuale. Siccome appartengono alla stessa famiglia, la vaccinazione per il lyssavirus del pipistrello australiano è la stessa di quella che si effettua per la rabbia. Come sempre, però, in questi casi è strettamente necessario il parere e il consulto con il proprio medico.

Fonti | Ministero della Salute; Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani; Iss; HealthDirect; Science Direct

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