Maculopatia e occhio secco: in aumento i casi dopo la pandemia da Covid 19

Maculopatia, occhio secco tra i giovanissimi, aumento dei casi di miopia. Con la pandemia da Covid 19 hanno sofferto anche gli occhi, affaticati dall’uso eccessivo di computer e schermi, ma anche a causa di un rallentamento delle visite di controllo.
Valentina Rorato 23 Maggio 2022
* ultima modifica il 24/05/2022

La pandemia da Covid 19 non è ancora finita. Non c’è più lo stato di emergenza, ma bisogna continuare a fare i conti con il virus, che non ha smesso di correre, e soprattutto con i danni fatti in questi ultimi due anni. Tutti i settori della Sanità si sono trovati in affanno e c’è stato un netto rallentamento delle visite di routine e delle diagnosi precoci. Gli esperti della Società Italiana di Scienze Oftalmologiche (Siso), durante una conferenza stampa in Senato, hanno portato all’attenzione pubblica tutti i problemi che si stanno accumulando nella cura degli occhi. È stato registrato un drastico calo delle terapie per la maculopatia, con danni non reversibili.

È, inoltre, aumentato l’occhio secco, negli adulti e persino nei bambini, per le troppe ore passate davanti al computer. Ogni anno 7.000 oculisti italiani visitano 20 milioni di pazienti. Per molti di loro, la pandemia ha aggravato la situazione. "Nei pazienti con maculopatia – ha spiegato Vincenzo Sarnicola, presidente Società Internazionale Cornea e Superfice Oculare (Sicsso) – abbiamo visto un drastico calo delle terapie effettuate per la difficoltà a raggiungere centri di cura, paura di frequentare le strutture, per il rallentamento subito da tutte le procedure sanitarie. Ad esempio, di iniezioni intravitreali, pre Covid se ne facevano 50-60 a seduta, nel periodo emergenziale 5-6. Le conseguenze sono state peggioramenti drammatici non recuperabili, perché dai danni della degenerazione maculare non si torna indietro".

Computer e danni alla vista

Tutti al computer. È stato questo un po’ mantra degli ultimi due anni, tra smart working, dad, ma anche interazioni virtuali personali, perché frequentarsi era difficile o impossibile. L’uso intensivo del pc riduce l'ammiccamento e provoca occhio secco, peggiorando la visione. Un problema tipico di chi passa tante ore davanti agli schermi per lavoro, ma che pare, oggi, colpire anche i più giovani.

Per la prima volta lo abbiamo osservato anche nei ragazzini. Per evitarlo, resta utile la regola del 20: dopo 20 minuti di monitor, guardare a più di 20 metri per più di 20 secondi; o anche apporre sul pc dei post-it con scritto ‘blink' per ricordare di battere gli occhi spesso, o far ricorso a lacrime artificiali".

Non è questo l’unico danno alla vista: sono aumentati anche i casi di miopia, perché l’occhio è stato forzato sempre sugli schermi, che si trovano a distanza ravvicinata, tra didattica a distanza e webinar. "Il bambino va incoraggiato a stare il più possibile all'aria aperta. Otto ore attività outdoor a settimana – afferma Scipione Rossi, direttore Uoc Microchirurgia Oculare del San Carlo di Nancy a Roma – sono il minimo indispensabile".

Fonte | Ansa

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