Melanoma: l’immunoterapia potrebbe raddoppiare le speranze di sopravvivenza

Due farmaci utilizzati in combinazione o da soli può aumentare la vita media delle persone affette da melanoma acuto, anche se presenta già delle metastasi. Lo ha confermato un’analisi svolta cinque anni dopo la ricerca scientifica vera e propria. Non solo, ma la qualità della vita rimane stabile anche una volta interrotta la terapia.
Giulia Dallagiovanna 6 giugno 2019
* ultima modifica il 06/06/2019

Il melanoma è una delle ragioni principali per cui, fin da quando eri piccolo, tua mamma ti obbligava a spalmarti la crema protettiva prima di esporti al sole. È un tumore della pelle è provocato dalla replicazione incontrollata dei melanociti, cioè quelle cellule che conferiscono il colore al tuo derma. Solo nel 2018, in Italia, sono stati registrati più di 13mila nuovi pazienti. Non solo ma l'Organizzazione mondiale della sanità ha stimato che entro il 2035, complice anche il buco dell'ozono, l'incidenza potrebbe aumentare considerevolmente e il numero delle morti causate da questo cancro potrebbe raggiungere la soglia dei 94mila all'anno. Una malattia, quindi, che è necessario prevenire, ma sulla quale la ricerca scientifica deve intensificare gli sforzi. E sembrerebbe proprio che lo stia facendo: un report presentato al Congresso annuale della Società americana di Oncologia clinica ha dimostrato come due farmaci immunoterapici possono aumentare fino al 50% le speranze di sopravvivenza.

Una vita media più lunga e con una qualità migliore. È questo che hanno permesso di fare nivolumab e ipilimumab, utilizzati da soli o in combinazione, agli 813 pazienti che hanno preso parte all'analisi. Tutti loro avevano un melanoma in fase avanzata e alcuni di loro presentavano già delle metastasi, cioè dei "distaccamenti" del tumore principali che accattano altre parti del corpo. Non si tratta però di uno studio vero e proprio, ma di un controllo, realizzato cinque anni dopo la ricerca principale. I risultati hanno confermato le aspettative dei ricercatori dell'Università del Texas: i tassi di sopravvivenza globale rimanevano attorno al 56%, anche dopo tre anni che la terapia era stata sospesa.

Si cerca di rendere il melanoma una patologia cronica

Non solo, ma anche la qualità della vita si manteneva stabile. I sintomi insomma non peggioravano e i malati non avevano riscontrato nuovi impedimenti durante lo svolgimento delle normali azioni quotidiane.

La direzione, come già sta accadendo per il tumore al seno, è quella di provare a trasformare una malattia potenzialmente letale in una patologia cronica. In questo caso, i medici sono ricorsi all'immunoterapia, cioè allo stimolo degli anticorpi che il tuo organismo già possiede, in modo che si potenzino e contribuiscano a combattere le cellule cancerogene.

Fonte| "Efficacy and safety of the combination of nivolumab (NIVO) plus ipilimumab (IPI) in patients with symptomatic melanoma brain metastases (CheckMate 204)", pubblicato sul sito dell'American Association of Clinical Oncology il 4 giugno 2019

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