Meningite: quali sono i sintomi e come si manifesta la malattia che spaventa tutti

Sicuramente anche tu avrai letto sui giornali o visto in un telegiornale il caso di qualche persona morta per colpa della meningite. In effetti, le complicanze di questa malattia non sono da sottovalutare per nulla. Perciò, prima di tutto ti consiglio il vaccino e poi leggi l’articolo per conoscere, di preciso, di cosa si tratta e quali sono i sintomi.
Giulia Dallagiovanna 10 dicembre 2018
* ultima modifica il 16/07/2019
Con la collaborazione del Dott. Albert Kasongo Medico vaccinatore presso il Centro medico Santagostino di Milano

Quando si parla di meningite, ci si spaventa. Sì, perché i casi di persone morte per questa malattia sono ben presenti nelle nostre menti. Va detto, però, che non tutte le forme hanno conseguenze così gravi e che, in generale, il vaccino serve proprio a prevenire ogni pericolo di contagio.

Devi fare attenzione soprattutto se hai un sistema immunitario debole, se sei anziano o se tuo figlio ha meno di 5 anni. In ogni caso, fra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera non sottovalutare mal di testa e febbre.

Cosa sono le meningi

Quando ti dicono "spremi le meningi", si riferiscono a tre membrane (dura madre, aracnoide e pia madre) che rivestono il sistema nervoso centrale. Quello, cioè, che analizza tutte le informazioni che provengono dall'interno o dall'esterno dell'organismo ed elabora le risposte appropriate. È composto da encefalo e midollo spinale ed è una parte così importante del tuo corpo che ha ben due strati di protezione: le ossa (cranio o colonna vertebrale) e, appunto, le meningi.

Assieme si occupano di contenere le arterie che irrorano il sistema nervoso centrale, drenare il sangue che proviene da questo e impedire l'ingresso a sostanze tossiche.

Cos'è la meningite

Quando le tue meningi si infiammano, significa che hai la meningite. O, per meglio dire, una delle tre forme possibili di questa malattia: virale, batterica e fungina. La prima è quella più diffusa e non provoca gravi conseguenze. Si risolve nel giro di sette o 10 giorni e di solito la causa è da ricercarsi in un herpesvirus o in un enterovirus.

La meningite che deriva da un fungo, il Cryptococcus neoformans, è invece quella meno comune, ma molto pericolosa. Sono a rischio soprattutto le persone che hanno un deficit da risposta immunitaria, ovvero gli individui immunodepressi.

Ma quando si parla di vaccini per la meningite, ci si riferisce a quella di origine batterica. Anzi, a quelle, perché ne esistono di diversi tipi e possono avere conseguenze anche fatali. Vediamo quali sono i batteri che le provocano:

Neisseria meningitidis o meningococco

Il meningococco è presente nel naso e nella gola di circa un terzo della popolazione. Se sei fra queste persone, non preoccuparti: non rappresenta né un rischio per la salute, né una maggiore possibilità di ammalarti. Il portatore sano, però, è una delle principali vie di contagio, per il semplice fatto che non sa di avere il batterio e quindi non attuerà nessuna strategia di prevenzione.

I più diffusi in Italia sono il meningococco B e il C

Di meningococco ne esistono diversi tipi (sierogruppi) e, fra questi, sei sono pericolosi per l'uomo. E sono: A,B,C, W135, Y e X. Anche se l'ultimo è molto raro. In Italia sono diffusi soprattutto il B e il C.

Streptococcus pneumoniae o pneumococco

Un batterio in realtà molto diffuso e presente nel 70% della popolazione. Ma come per il meningococco, il problema non si pone finché se ne resta tranquillo. Sono sempre le vie aeree a essere interessate e, oltre alla meningite, lo pneumococco può provocare anche polmonite o altre infezioni, fra le quali l'otite. È raro però che ci sia questo batterio all'origine dell'infiammazione delle meningi e, quando succede, non da comunque inizio a nessuna epidemia.

Haemophilus influenzae o emofilo o Hi

Fino agli anni '90 era molto conosciuto, perché era la causa principale di meningite batterica per i bambini al di sotto dei 5 anni. Poi è stato introdotto il vaccino contro il sierotipo che la provoca, l'Hib, e i casi si sono ridotti moltissimo. Di solito, comunque, il rischio di contagio non è elevato.

Sintomi della meningite

A prima vista, non è possibile risalire alla causa della meningite perché i sintomi sono uguali per tutte e tre le forme. In generale, i primi segnali che l'infiammazione è in atto sono mal di testa, sonnolenza profonda e mancanza d'appetito. In breve tempo, arrivano però anche febbre molto alta, nausea e vomito, dolore muscolare intenso e difficoltà a piegare la testa in avanti.

Se poi tuo figlio ha solo pochi mesi, fai attenzione se il suo pianto diventa nervoso e incessante e lo sguardo apatico, oltre alla temperatura corporea. Inutile dire che quando insorgono anche crisi epilettiche o ingrossamento anomalo della testa devi portarlo immediatamente al pronto soccorso.

Cause della meningite

La meningite si trasmette per contagio aereo. Il che significa che colpi di tosse, starnuti, baci o semplici chiacchiere a una distanza inferiore a 2 metri possono veicolare l'agente infettivo. Che sia virus, fungo o batterio, avviene sempre nello stesso modo. Se sei fortunato, l'agente infettivo si ferma al naso o, al massimo, prosegue fino alla faringe.

Ma se penetra nel sangue ed entra in circolo, gli sarà facile raggiungere le meningi e in quel caso esiste un'elevata possibilità che provochi una meningite.

Può rimanere in incubazione fino a 10 giorni: fai attenzione a mal di testa e febbre

Il tempo di incubazione, cioè il numero di giorni che passano fra quando sei stato contagiato e quando si manifesta la malattia, può variare anche di molto. Per la forma virale, si passa da 3 a 6 giorni, mentre la meningite batterica può dare i primi segnali fra i 2 e i 10 giorni. Ma se per caso hai contratto la tipologia da fungo, sappi che potrebbe passare anche un mese prima che arrivino mal di testa e febbre.

Conseguenze della meningite

La meningite spaventa perché le conseguenze possono essere davvero molto gravi. In realtà, devi preoccuparti soprattutto quando contrai la forma batterica o quella fungina, perché il virus si comporta come tutti gli altri colleghi: dura circa una settimana e poi se ne va così come è arrivato.

Il fungo può anche arrivare a provocare la morte, ma è molto raro che tu ti ammali partendo dal Cryptococcus neoformans. Per lo meno, in Italia.

Quella della quale si sente parlare di più sui giornali è invece la meningite batterica, perché l'agente infettivo può anche decidere di stabilirsi nel sangue e da lì diffondersi nei tessuti nervosi. A questo punto può creare complicanze davvero gravissime. La più pericolosa è sicuramente la setticemia, o sepsi, una presenza costante dei batteri nel sangue, che si manifesta con macchie rosse sulla pelle e che può arrivare a provocare la morte.

Come ti dicevo prima le meningi proteggono encefalo e midollo spinale. Quando anche questi due elementi del sistema nervoso centrale si infiammano, danno origine a encefaliti o mieliti. E le conseguenze possono anche diventare permanenti: perdita dell'udito o della vista, disturbi dell'equilibrio e della coordinazione, disturbi della concentrazione e dell'apprendimento, paralisi celebrare ed epilessia.

Come prevenire la meningite

La meningite, soprattutto se di tipo batterico, si manifesta fra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera. I soggetti più a rischio sono i bambini al di sotto dei 5 anni, gli anziani e le persone immunodepresse. Ma anche chi frequenta posti ad alta concentrazione di gente deve fare attenzione al contagio. Il che significa, praticamente tutti.

Lo strumento migliore di prevenzione è il vaccino, soprattutto per quanto riguarda il batterio.

Dopodiché esistono alcuni piccoli accorgimenti che puoi mettere in atto per limitare il rischio contagio. Ad esempio, non frequentare i posti sovraffollati. Ma trattandosi anche di classi scolastiche, uffici, supermercati e mezzi pubblici, non è poi così semplice.

Buone prassi sono quelle di cambiare l'aria di frequente, lavarsi spesso le mani ed evitare di toccarsi occhi e bocca con dita non pulite.

Esiste poi una profilassi antibiotica alla quale devi sottoporti nel caso tu sia entrato in contatto con una persona malata, durante i 7 giorni precedenti alle prime manifestazioni dei sintomi. E ricorda che si rimane contagiosi anche entro le successive 24 ore dall'inizio della cura.

Il parere dell'esperto

Abbiamo chiesto al dottor Albert Kasongo, medico vaccinatore presso il Centro medico Santagostino di Milano, a quali sintomi un genitore debba prestare maggior attenzione e quando sia il caso di portare il figlio al pronto soccorso:

"Quando si parla di meningite il problema è che diversi segni e sintomi sono simili a quelli dell'influenza, perciò è difficile elaborare una diagnosi immediata. Per un responso certo e definitivo ci si avvale degli esami del sangue e di alcuni accertamenti radiologici. Esiste però una triade più o meno caratteristica di questa patologia: il primo segnale è la febbre, accompagnata da mani e piedi freddi, la cefalea, ovvero il mal di testa, e la rigidità nucale, che si verifica quando il collo a livello della nuca appare teso e rigido. 

Sono soprattutto i sintomi neurologici, come mal di testa e rigidità nucale, che devono mettere in allerta, anche perché le meningi sono proprio delle membrane che ricoprono il sistema nervoso centrale. Di conseguenza, ogni sintomo che riguarda l'aspetto neurologico, come anche nausea, vomito, sensazione di confusione e irritabilità, incapacità di piegare la testa in avanti, convulsioni e crisi epilettiche sono manifestazioni che dovrebbero far portare subito il paziente al pronto soccorso. Altri sintomi evidenti sono poi l'inappetenza e la sonnolenza che, sebbene non siano neurologici, sono comunque indizi importanti di un problema di salute in atto."

Fonti| Ministero della Salute; Istituto superiore di sanità

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