Nanoparticelle d’oro salverebbero la vita dei neuroni: è la nuova strada contro le malattie neurodegenerative?

Grazie alle dimensioni fino a 50 volte più grandi dei farmaci normali, le nanoparticelle a base di oro sarebbero in grado di inibire i ricettori di glutammato esterni alle sinapsi del tuo cervello evitando il sovraeccitamento dei neuroni, responsabile di molte patologie neurodegenerative come l’Alzheimer o la corea di Huntington. All’orizzonte ci sarebbero dunque nuove terapie mirate e senza effetti collaterali.
Kevin Ben Alì Zinati 29 giugno 2020

Contro la morte dei neuroni e alcune malattie neurodegenerative che possono colpire il tuo cervello, la nuova soluzione potrebbero essere delle nanoparticelle di oro. Grandi più o meno 50 volte di più rispetto ai farmaci classici, sarebbero in grado di bloccare l’eccitotossicità, ovvero l’eccessiva attivazione dei neuroni che li porta poi, inevitabilmente, verso lo spegnimento. La possibile nuova speranza per fronteggiare patologie come l'Alzheimer e la corea di Huntington ma anche l’epilessia, gli ictus e i traumi cerebrali arriva da un nuovo studio internazionale pubblicato sulla rivista ACS Nano e di forte matrice italiana. Roberto Fiammengo, ricercatore presso il Centro di nanotecnologie biomolecolari dell'Istituto Italiano di Tecnologia di Lecce ha coordinato il lavoro a cui hanno partecipato anche l'Università e l’IIT di Genova.

Le trasmissioni tra neuroni

La comunicazione tra i neuroni del tuo cervello è favorita dall’azione del glutammato, un neurotrasmettitore eccitatorio. Spesso, tuttavia, può succedere che l’eccessiva stimolazione dei neuroni possa danneggiarli portandoli verso la morte. Questo fenomeno viene chiamato eccitotossicità ed è alla base dello sviluppo di alcune malattie neuroinfiammatorie e neurodegenerative, come appunto il morbo di Alzheimer e di Huntington, ma anche dell’epilessia e degli ictus. I ricercatori hanno sviluppato una tecnologia che sfrutta le nanoparticelle a base di oro in grado di evitare una sovreccitazione dei neuroni.

In sostanza le nanoparticelle sono state costruite in modo che possano agire sulle sinapsi, ovvero le strutture che permettono la comunicazione fra le cellule nervose, inibendo selettivamente i loro recettori esterni di glutammato coinvolti nell’eccitotossicità. Grazie alle loro dimensioni, tra le 20 e le 50 volte più grandi dei farmaci classici, le nanoparticelle sono in grado di bloccare in modo preciso solo i recettori esterni alle sinapsi: ciò preserva la corretta neurotrasmissione ma evita l'eccessiva attivazione. La morte dei neuroni, così, sarebbe quindi scongiurata.

All’orizzonte

Al momento, le nanoparticelle non possono ancora essere utilizzate in terapia o sull’uomo ma aprono diverse prospettive interessanti. Lo sottolineano gli stessi scienziati: la tecnologia con le nanoparticelle di oro potrebbe migliorare notevolmente il trattamento di malattie neurologiche determinate dall’eccessiva eccitazione da parte del glutammato. All’orizzonte ci potrebbero dunque essere terapie mirate e senza effetti collaterali importanti.

Fonti | "Conopeptide-Functionalized Nanoparticles Selectively Antagonize Extrasynaptic N-Methyl-d-aspartate Receptors and Protect Hippocampal Neurons from Excitotoxicity In Vitro" pubblicata l'8 giugno 202o su Acs Nano; Istituto Italiano di Tecnologia

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