Nanoparticelle e luce: sono i segreti della terapia fotodinamica, un innovativo alleato per sconfiggere i tumori

L’idea di un gruppo di ricercatori del Politecnico di Torino è quella di utilizzare delle nanoparticelle per trasportare il Rosa Bengala, un composto fotosensibilizzante, fino al tumore per poi esporlo alla luce e fargli produrre l’ossigeno reattivo: una sostanza altamente dannosa per le cellule cancerose.
Kevin Ben Alì Zinati 24 Novembre 2021
* ultima modifica il 24/11/2021

Nanoparticelle, il Rosa Bengala e la luce. Sono i tre elementi cardine di una nuova "versione" della terapia fotodinamica, un promettente trattamento che presto potrebbe aiutare migliaia di pazienti affetti da diversi tipi di tumore, in particolare quelli della pelle.

Potresti non averne mai sentito parlare ma la terapia fotodinamica non è una novità assoluta nel panorama oncologico.

Si tratta di una tecnica basata sull’azione dell’ossigeno molecolare, ovvero una specie reattiva dell’ossigeno e altamente dannosa per le cellule, soprattutto quelle tumorali. Il trattamento consiste nell’utilizzare composti fotosensibilizzanti, come il Rosa Bengala, che una volta assorbita la luce inducono una modifica chimica in un’altra molecola dando origine all’ossigeno molecolare.

Fino ad oggi però l’utilizzo di questo composto fotosensibilizzante aveva in sé qualche criticità, come la sua scarsa solubilità in acqua che ne rendeva difficoltosa la veicolazione fino alla cellule del cancro.

Ora un gruppo di ricercatori del Politecnico di Torino in collaborazione con il Dipartimento di Biofisica dell’Università di Lodz, in Polonia, ha trovato il modo per superare questi ostacoli.

La novità sono i cosiddetti dendrini. Come hanno descritto nell’articolo di copertina del mese di novembre del Journal Of Medicinal Chemistry, sono una nanoformulazione polimerica altamente controllata in grado di agire come minuscole calamite.

Incapsulando al loro interno diversi farmaci, possono migliorane e ottimizzarne il trasporto e il rilascio mirato all’interno dell’organismo.

L’idea dei ricercatori, seppur innovativa e tecnologicamente all’avanguardia, è abbastanza semplice: utilizzare le nanoparticelle per trasportare il Rosa Bengala fino alle cellule tumorali, esporlo alla alluce e fargli produrre l’ossigeno molecolare per ucciderle.

Fonte | Politecnico di Torino

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