NAO, il robot amico degli anziani che li aiuta a ricordare, immaginare, muoversi e interagire

Un piccolo umanoide di 50 centimetri in grado di muoversi, ascoltare e rispondere alle domande, ma anche parlare di sé e cantarti una canzone. Da pochi mesi al Paese Ritrovato vive anche NAO, un robot terapeutico divenuto subito la mascotte dei residenti.
Sara Del Dot 28 Aprile 2021
* ultima modifica il 28/04/2021

Ha braccia, gambe, occhi e orecchie. Se glielo chiedi ti racconta la sua storia, ma può anche sottoporti a indovinelli sui proverbi, recitare ricette a memoria e cantare con te le canzoni della tua vita.

Da qualche mese capita che gli ospiti del Paese Ritrovato, il piccolo villaggio a Monza i cui abitanti sono anziani affetti da Alzheimer, chiedano di NAO. Che non è un familiare né un operatore, o meglio non esattamente. Il nuovo abitante del Paese ritrovato, infatti, è un robot umanoide in grado di muoversi e parlare che, a quanto pare, in poco tempo è diventato la star del Paese, un prezioso aiuto sia per l’interazione sia per la stimolazione della memoria. Non a caso, infatti, quasi tutti si ricordano di lui anche dopo diversi giorni. E se ne ricordano con grande affetto, come se fosse un nipotino.

“Abbiamo pensato di introdurre questo piccolo robot nel centro per affiancare un’attività tecnologica a quelle più tradizionali e valutare quanto fosse in grado di incidere sulle capacità mnemoniche e cognitive degli ospiti.” Racconta Claudio Cavaleri, direttore operativo della Meridiana, la cooperativa che gestisce il Paese ritrovato, prima residenza per anziani in cui NAO viene sperimentato. “La sua funzione è quella di coinvolgere i residenti del Paese in diverse attività che possono svolgere con lui, che si tratti di un dialogo o di movimenti fisici da ripetere.”

Realizzato in collaborazione con la Scuola di Robotica di Genova, NAO è un robot all’avanguardia in grado non soltanto di recitare copioni e replicare movimenti, ma anche di rispondere a determinati stimoli come sguardi, domande, affermazioni. Ad attivarlo può essere un comando vocale oppure un pulsante posizionato sulla sua testa.

E nonostante le reazioni avverse che potresti immaginare nell’interazione tra anziani e tecnologia, sin dal primo momento è stato chiaro che era arrivato per restare.

“NAO è stato subito accolto come una mascotte.” Prosegue Claudio. “I residenti a cui è stato presentato gli chiedevano se fosse maschio o femmina, se avesse già una fidanzata, cosa facesse durante la giornata. C’è molto interesse nei suoi confronti.”

E a tutto questo NAO non è affatto impreparato. È stato infatti programmato con sei differenti scenari, ciascuno dei quali finalizzato ad attivare diverse stimolazioni cognitive, ma anche fisiche, della persona con cui si rapporta. Se gli fai una domanda, risponde, se ti chiede come stai e rispondi “male”, ti racconta una barzelletta per tirarti su, come un vero amico. E basta schiacciare un piccolo tasto per fargli esprimere quanto sia felice di trovarsi qui ed ora.

“Abbiamo creato per NAO un copione che prevede sei attività, programmate sulla base delle osservazioni che abbiamo potuto fare noi rispetto a ciò che poteva essere gradito a persone con fragilità.” Spiega Marco Fumagalli, responsabile Comunicazione della Meridiana. “Queste attività sono: la conoscenza, in cui il robot racconta la propria biografia e si presenta; i proverbi, dove lui recita una prima parte di un detto e gli altri devono completarlo; la musica, dove riproduce delle canzoni da cantare insieme all’ospite; il movimento, in cui NAO effettua delle azioni, naturalmente studiate con il fisioterapista, che possono essere replicate e quindi aiutare i residenti anche nella mobilità; le ricette, in cui racconta il suo rapporto con la cucina e chiede quali sono le ricette preferite dell’interlocutore; i versi degli animali, dove lui imita un animale e gli ospiti devono indovinare di cosa si tratta.”

Le attività vengono svolte con gruppi di ospiti, anche se si prevede in futuro di poterle sperimentare a livello individuale con persone magari più solitarie per capire se possa aiutarle a interagire maggiormente.

“Lo scenario in assoluto più apprezzato è stato quello della conoscenza,” racconta Paola Perfetti, drammaterapeuta del Paese. “Gli ospiti del Paese ritrovato hanno amato conoscere NAO, fargli domande e ascoltare le sue risposte. Sin dal primo momento abbiamo visto che c’è stato dialogo, scambio, interazione, perché la conoscenza mette la persona in primo piano, le consente di raccontarsi, di interagire nel modo più umano possibile. Ma in generale possiamo dire che tutte le attività sono state apprezzate, perché in tutti gli scenari c’è un momento legato alla memoria, si muovono i ricordi. L’atmosfera diventa positiva e le capacità cognitive si attivano.”

Non bisogna dimenticare, però, che il ruolo di NAO è quello di mediatore. È quindi un mezzo per interagire nel modo migliore con i pazienti del Paese ritrovato, persone che sono libere di muoversi, di comunicare e interagire tra loro ma che hanno pur sempre delle profonde fragilità.

“NAO è un mediatore emozionale,” prosegue Paola Perfetti. “Il suo ruolo è quindi quello di mediare tra operatore e residente, non sostituendo il loro rapporto ma rafforzandolo, rendendolo paradossalmente più umano di prima. Per questo è importante saperlo usare come uno strumento e soprattutto adottare un atteggiamento non giudicante. NAO non è una bambola, ma un robot con risposte pronte in base alle domande che gli vengono rivolte. Quindi ti fa giocare, sì, ma non ti fa sentire un adulto preso in giro. È un mezzo tecnologico per allenare la mente e fare gruppo.”

In questi primi mesi il piccolo umanoide è stato sperimentato in due appartamenti selezionati abitati da pazienti differenti tra loro. Il primo gruppo era più propenso alla condivisione, all’interazione e al gioco, mentre il secondo era più eterogeneo. Ma il risultato è stato estremamente positivo per entrambi.

NAO è un po’ terapeutico, ma anche un po’ cura. Ha sembianze molto tenere, porta con sé questa atmosfera simpatica, crea momenti di condivisione, risate, gioia… Quando arriva è sempre una festa. Ormai con la sua presenza abbiamo creato delle aspettative, scriviamo sulla bacheca ‘Mercoledì arriva NAO’ e i residenti sono contenti.”

E i benefici effettivi che NAO porta con sé quali sono?

“Al termine di ogni incontro abbiamo consegnato ai nostri residenti un questionario,” spiega Paola Perfetti. “Uno dei risultati più sorprendenti per noi era che si ricordavano di NAO. È una cosa pazzesca se pensiamo che stiamo parlando di persone che spesso si dimenticano cosa è stato loro detto pochi minuti prima. Questo accade probabilmente perché la sua presenza provoca emozioni, crea gruppo, buonumore, attivazione e benessere. Lo ricorda il corpo e lo ricorda la mente, come tutte le cose che emozionano. Una domanda del test era ‘ti senti più attivo e vivace quando c’è NAO?’ Buona parte ha risposto di sì. Quindi può essere utile anche in senso conservativo, che è la cosa più importante dato che noi lavoriamo con il residuo della mente. In più stimola protezione, perché ha delle sembianze tenere e stimola l’immaginazione, perché quando lo vedi immagini la sua vita e di conseguenza ti ricordi la tua. Quando immagini, inoltre, proietti in avanti e non c’è niente di più importante per un anziano che proiettarsi in avanti.”

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