Necrosi dentale: cos’è un dente morto e quali sono le cause

La necrosi dentale è il processo nel quale il dente muore progressivamente per via della degradazione dei tessuti, fino alla definitiva perdita di vitalità della polpa dentale. Come accorgersi di un processo necrotico e come porvi rimedio per tempo.
Dott. Fabio Cozzolino Specialista in Implantologia e Parodontologia
25 Marzo 2021 * ultima modifica il 25/03/2021

La necrosi dentale è la perdita di vitalità di un dente, che via via porta alla sua morte. Le cause di una necrosi dentale possono essere molteplici. Da una carie a un forte trauma che possono interessare il dente a livello della polpa, un tessuto relativamente morbido che contiene nervi e vasi sanguigni attraverso cui circola il sangue che irrora i denti. Non è sempre immediato capire che un dente è in fase necrotica, ma possiamo tenere sotto controllo alcuni sintomi rivelatori, come:

  • Sensazione dolorosa
  • Modifica del colore

Se uno o più denti fanno male, con crescita progressiva della sensazione dolorosa e se allo stesso tempo riesci ad apprezzare uno scurimento o un ingiallimento dei denti interessati, allora è possibile che ci sia un processo di necrosi in atto. Ma niente paura, in questi casi ti suggeriamo di prenotare al più presto una visita dal dentista, che solitamente decide se procedere con una devitalizzazione del dente e solo in rarissimi casi con l’estrazione dello stesso.

Devitalizzare il dente

Se il dente va in necrosi, è probabile che una carie sia arrivata alla polpa dentale. In questo caso è possibile procedere con la devitalizzazione del dente. Si tratta di una cura canalare che prevede la rimozione della polpa ormai infettata e del tessuto ormai necrotico dai piccoli canali del dente. Una volta estratta la polpa e detersi perfettamente la cavità e i canali radicolari, questi vengono riempiti con del materiale bio-compatibile come la guttaperca e successivamente viene ricostruito il dente con materiale composito.

Ricordiamo che la devitalizzazione non è un processo doloroso perché avviene sotto anestesia e il decorso postoperatorio non presenta quasi mai particolari problematiche. Il dente devitalizzato è di fatto un dente morto, ma non più infetto, vale a dire che può riprendere la propria funzione masticatoria e concorrere alla fonazione come prima.

La devitalizzazione è una misura più conservativa dell’estrazione ed è assolutamente predicibile oggi se eseguita sotto diga di gomma e sotto l’uso di un microscopio.

Estrazione dentale

L’estrazione del dente è sempre da valutarsi come ultima opzione ed è da praticare esclusivamente quando l’elemento dentario interessato si trova in condizioni di tenuta – ed estetiche – tali da non poter essere salvato.

In questi casi l’estrazione viene seguita da un intervento di implantologia dentale, che restituisce la piena funzionalità e l’aspetto di prima (magari anche migliore) al sorriso del paziente.

È importante ricordare che odontoiatri con specializzazioni diverse tenderanno a fornire diagnosi diverse. Un implantologo ad esempio tenderà per deformazione professionale a prediligere l’estrazione del dente, mentre un parodontologo avrà quasi sempre un’attitudine più conservativa e farà di tutto per salvare i tuoi denti naturali. In questo senso, in caso di necrosi più o meno avanzata, suggeriamo sempre di consultare il professionista giusto o quantomeno di sentire un secondo parere. Potresti rimanere sorpreso!

Raccomandazioni

Spesso si arriva alla necrosi per incuria delle più basiche norme di igiene orale domiciliare. In questo senso si eccede su due fronti antitetici: alcuni pazienti non lavano i denti o lo fanno in modo troppo superficiale, altri eccedono nello spazzolamento scorretto, producendo retrazioni gengivali ed erosione dentale. Nel primo caso la scarsa igiene orale produce accumuli di placca e tartaro, al di sotto dei quali i batteri trovano campo aperto per proliferare e corrodere lo smalto. Nel secondo caso invece siamo noi stessi a distruggere lo smalto praticando troppa forza nello spazzolamento o muovendoci male.

Ricorda che i colletti dei denti non sono ricoperti di smalto, dunque in caso lo spazzolamento scorretto danneggi le gengive fino a farle ritirare, avrai una esposizione piena dei colletti ai batteri e ai traumi che non troveranno alcuna barriera e potranno procedere fino a provocare necrosi come quelle descritte sopra. Esegui dunque le visite periodiche dal tuo dentista, ma ricorda sempre che i denti si lavano tre volte al giorno, con la giusta tecnica e nel modo giusto.

Odontoiatra parodontologo e implantologo, iscritto all’ordine il 23/06/1997 con N° TO 1968. Fondatore di Zerodonto, blog di odontoiatria con cui ha altro…
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