Oltre un milione di diagnosi di tumore “mancate”: è il costo salatissimo della pandemia

Secondo l’Aiom centinaia di migliaia di persone avrebbero ricevuto diagnosi oncologiche quando il tumore si trovava già in una fase molto avanzata. Non solo: l’emergenza sanitaria e il lockdown avrebbero anche peggiorato i nostri stili di vita, aumentando le percentuali di persone avvezze al fumo, all’abuso di alcol, in sovrappeso e obese.
Kevin Ben Alì Zinati 21 Settembre 2021
* ultima modifica il 24/09/2021

Meno un milione. È il conto che il mondo dell’oncologia presenta alla pandemia da Sars-CoV-2. Un saldo in negativo, in rosso, di quelli che non vorresti vedere: sono almeno 1 milione le diagnosi di tumore “mancate” da quando il virus si è infilato nelle nostre vite, in tutta Europa.

“Prima i pazienti Covid”. Quel «prima» non si mai è trasformato ufficialmente in un «solo» ma di fatto durante i primi durissimi mesi di emergenza tutti gli occhi, le mani e le orecchie della sanità – italiana e non solo – sono andati inevitabilmente alla gestione dei positivi e al trattamento dei malati di Covid-19.

Un virus nuovo e mai visto, intelligente al punto da saper mutare per resistere e beffare i vaccini. Una malattia imprevedibile e senza un’indicazione chiara per affrontarla. E poi i flussi di gente, gli ospedali strapieni, gli spazi che non ci sono. Le terapie intensive e l’ossigeno. I decessi. È chiaro che il sistema sanitario si è ingolfato, Anzi no: bloccato.

A subire le conseguenze dei rallentamenti, purtroppo, è stata anche l’oncologia. L’allarme, di cui ci aveva già parlato tra gli altri il professor Oscar Bertetto, direttore del dipartimento interaziendale della Rete oncologica di Piemonte e Valle d’Aosta, ora è stato certificato nei numeri dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica, in occasione dell'avvio del Congresso 2021 dell’European Society for Medical Oncology.

L’interruzione della regolare assistenza ai pazienti con la pandemia ha fatto sì che migliaia di persone ricevessero la propria delicata diagnosi quando il tumore si trovava già a uno stadio avanzato. Ritardi che si sono sommati a una già scarsa adesione gli screening contro i tumori pre-Covid.

Come ha spiegato il professor Saverio Cinieri, Presidente Eletto AIOM, “le percentuali si attestavano al 53% per il tumore del seno, al 38% per quello alla cervice uterina e al 40% per il carcinoma colon-rettale”. Senza contare poi le differenze tra i vari territori: in alcune Regioni del Sud il tasso d’adesione alla ricerca del sangue occulto nelle feci è solo del 5%.

L’impatto della pandemia, e in particolare del lockdown, non si è fatto sentire solo sulle diagnosi e gli screening ma più ingenerale anche sullo stile di vita delle persone, che oggi risultano ancora meno sani ed equilibrati.

Dall'inizio della pandemia, in tutta Europa sono oltre 1 milioni le diagnosi di tumore "mancate"

Secondo l’Aiom, in Italia oltre 10 milioni di cittadini (il 18% degli over14) fuma regolarmente, il 16% invece consumerebbe dosi giornaliere eccessive di alcol e il 35% degli adulti invece non pratica nessun tipo di attività fisica o di sport. Per di più il 46% della popolazione sarebbe in sovrappeso e il 10% obeso.

Dal momento che l’emergenza sanitaria non è finita e anzi continuerà a gravare su tutti gli aspetti delle nostre vite, tra cui ovviamente quello sanitario, il migliore investimento per il futuro, dicono gli esperti della Aiom, è la prevenzione. “Oltre il 40% di tutti i casi di cancro è evitabile seguendo regole semplici, note ma non sempre rispettate”. 

Fonte | Aiom

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