Oms: “Il Covid-19 è più pericoloso del terrorismo”, ma il riferimento non è al numero di morti

La preoccupazione del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, sono le conseguenze che la diffusione del nuovo Coronavirus fuori dalla Cina potrebbe provocare. E non tanto per quanto riguarda le persone contagiate o il numero di decessi, bensì per gli stravolgimenti in ambito politico ed economico. Ecco perché è il nemico pubblico numero uno.
Giulia Dallagiovanna 12 febbraio 2020
* ultima modifica il 12/02/2020

Tutto vero. Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, ha detto che il nuovo Coronavirus, che da ieri si chiama ufficialmente Covid-19, è più pericoloso del terrorismo. Il nemico pubblico numero uno. Lo ha fatto durante la conferenza stampa che l'Oms ha tenuto ieri nella sede centrale di Ginevra. Ma perché? A differenza di quello che starai pensando in questo momento, non si riferiva né al numero di morti che potrebbe provocare entro la fine dell'epidemia, né tantomeno al numero di persone che potrebbe infettare. Quello che dovremmo davvero temere sono i possibili stravolgimenti nella politica, nell'economia e nella società che un'epidemia globale potrebbe generare.

Facendo nostra un'altra frase uscita nella stessa occasione, sembra proprio che siamo più concentrati sull'alimentare l'infodemia, invece che sul contenere l'epidemia. Insomma, le notizie corrono più veloce del necessario e per l'antico meccanismo del telefono senza fili, finisce che il concetto all'arrivo non è lo stesso di quello alla partenza. Proveremo allora a capire insieme cosa è stato davvero detto e quali sono le priorità in questo momento secondo l'Oms e le altre organizzazioni che fanno parte delle Nazioni Unite.

Partiamo proprio dalla frase di Ghebreyesus: "Un virus può avere più potere del terrorismo nel provocare disordini in ambito politico, economico e sociale. E proprio come viene affrontata la minaccia terroristica, dobbiamo essere preparati anche contro una possibile epidemia con misure appropriate per contenerla. Tutto il mondo deve tenere bene in mente che il Coronavirus in questo momento è il nemico pubblico numero uno".

Un'epidemia può provocare disordini in ambito politico, economico e sociale

Un po' diverso da come suonava all'inizio, vero? Da ieri è in corso una riunione tra oltre 400 scienziati provenienti da diversi Paesi. Alcuni sono presenti di persona, altri in videoconferenza, ma l'obiettivo è lo stesso: delineare un piano di intervento e di azione, cercando di capire quali siano le priorità e come affrontarle. Tra i primi punti all'ordine del giorno ci sono naturalmente cure specifiche e vaccino. Secondo l'Oms il primo potrebbe essere pronto e in commercio già tra 18 mesi. Nel frattempo, però, il direttore generale ha ricordato che non siamo completamente senza difese: le terapie di supporto e gli strumenti di prevenzione del contagio sono già in nostro possesso, come su Ohga ti abbiamo spiegato spesso.

La comunità internazionale però deve investire e concentrare le proprie forze sul contenimento dell'epidemia. Prova a immaginare cosa succederebbe se il virus arrivasse in Africa, dove i sistemi sanitari delle diverse nazioni non sono sufficientemente solidi per poter affrontare una minaccia di questo calibro. Ci sono già stati alcuni casi sospetti nel continente, ma per fortuna nessuno di questi è stato confermato. Rimane comunque l'eventualità più pericolosa e sulla quale dovrebbero puntare i riflettori i Paesi occidentali. "Vi ricordate l'Ebola? – commenta Ghebreyesus – Quando l'epidemia era cominciata, ci siamo comportati come se dovessimo aspettarci il peggio, ma anche cercando di contenere la diffusione del virus. E così, quando alcuni casi sono stati diagnosticati al di fuori della Repubblica democratica del Congo, cioè in Uganda, la rete sanitaria era pronta e siamo riusciti a evitare il peggio".

Lo abbiamo già affrontato, sappiamo cosa si deve fare, sembrerebbe dire il direttore generale dell'Oms, ma non possiamo permetterci ritardi. Ed ecco perché nemico pubblico numero uno, la priorità, il bersaglio sul quale riversare tutti gli interventi. Prima che, come alcuni esperti hanno ipotizzato, possa arrivare a coinvolgere il 60% della popolazione mondiale.

"Il rischio zero non esiste – afferma schietto Michael J. Ryan, direttore esecutivo dell'Organizzazione mondiale della sanità – l'unica cosa che possiamo fare è minimizzare il rischio. Le misure drastiche adottata dalla Cina ci permettono di avere ancora un'opportunità per vincere questa sfida. Però la dobbiamo saper cogliere e sfruttare".

Fonte| Conferenza stampa dell'Organizzazione mondiale della sanità dell'11 febbraio 2020

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