Ora che la scuola è iniziata, cosa succede se un ragazzo o un insegnante sono positivi?

Nonostante la prima campanella sia già suonata, è possibile che tu abbia ancora diversi dubbi e domande alle quali non hai trovato risposta. Il Ministero della Salute ha emanato linee guida precise che dovrebbero disciplinare tutti i casi, ma rimangono delle questioni in sospeso.
Giulia Dallagiovanna 16 settembre 2020
* ultima modifica il 23/09/2020

Le scuole hanno riaperto ufficialmente. Il primo giorno di lezione dominava un solo sentimento: l'entusiasmo. E se anche tu hai un figlio di quell'età, avrai potuto vedere con i tuoi occhi quanto sia stato importante per ragazzi e insegnanti riprendere la normale routine. Anche se ci sono nuove regole da rispettare, anche se gli ambienti sono un po' diversi e anche se in alcune classi si è stati divisi in gruppi e si deve fare a turni per accedere all'istituto. Ora però, accantonata l'euforia del rientro, ci sono domande alle quali bisogna rispondere subito, perché siamo pur sempre in una situazione di pandemia e il Covid-19 ci farà compagnia durante tutta la stagione invernale. Quindi, cominciamo subito dalla prima: cosa accade se uno studente è positivo? Vediamo cosa dicono le linee guida del Ministero della Salute.

Quando uno studente è sintomatico

Naturalmente, se uno studente inizia a mostrare i sintomi che possono essere riconducibili al Covid-19 (febbre dai 37,5 gradi in poi, tosse, raffreddore, nausea, vomito, diarrea, stanchezza e così via) non potrà accedere all'edificio scolastico. I genitori dovranno informare prontamente il medico o il pediatra di famiglia e capire se sia il caso di effettuare un tampone che, ti ricordo, al momento è l'unico test che può affermare con sicurezza se hai contratto l'infezione oppure no.

Potrebbe accadere, anzi accadrà sicuramente, che un ragazzo inizi a manifestare questi sintomi quando è già entrato in classe. In quel caso, dovrà essere posto subito in isolamento e indossare una mascherina, a meno che non abbia meno di 6 anni. Assieme al minore sarà comunque sempre presente un adulto che lo assisterà, cercando di mantenere il metro di distanza, fino all'arrivo dei genitori che dovranno essere prontamente avvisati. Anche il padre o la madre dovranno avere una mascherina per recuperare il figlio.

Una volta a casa, come nella prima situazione, andrà informato il medico che valuterà la possibilità di effettuare un tampone oppure no.

Quando uno studente è positivo

Capiterà anche questo, anzi in alcune scuole si sono già verificati i primi casi: uno studente, dopo essere entrato in classe e aver avuto rapporti con i compagni e gli insegnanti, ha mostrato i sintomi, si è sottoposto a tampone e ora è positivo. Che si fa?

Tutte le persone entrate in contatto con lui nelle 48 ore precedenti la comparsa dei sintomi saranno messe in quarantena

Non è tanto la scuola a decidere quanto il Dipartimento di prevenzione dell'azienda sanitaria territoriale. Le prime mosse saranno sicuramente quelle di sanificare l'aula e tutti gli ambienti dove il ragazzo ha sostato. Dopodiché l'intera classe, tutti gli insegnanti ed eventuali altre persone che hanno avuto un contatto ravvicinato con lui entro le 48 ore precedenti all'insorgere dei sintomi verranno posti in quarantena per 14 giorni. E si ricomincerà con la didattica digitale integrata, che sostituisce di fatto quella a distanza messa a punto in fase di lockdown.

Lo studente che ha contratto il Covid-19, intanto, dovrà attendere la fine dei sintomi e poi sottoporsi di nuovo a un tampone. Potrà rientrare in classe solo dopo aver ricevuto l'esito negativo da parte di due test, che dovranno essere effettuati a distanza di 24 ore l'uno dall'altro.

Se il tampone è negativo

Come è facile intuire, in caso di tampone negativo nessuno dovrà essere posto in quarantena e lo studente potrà semplicemente attendere la fine dei sintomi di quello che probabilmente sarà una classica influenza o una forma para-influenzale e non Covid-19. Prima di poter accedere di nuovo all'istituto scolastico, però, dovrà ricevere un'attestazione da parte del medico o del pediatra che lo segue, nella quale si specifica che il responso era negativo e che quindi il ragazzo non ha contratto il Coronavirus.

E gli insegnanti?

Prima di tutto, bisogna specificare che un insegnante dovrà sempre indossare la mascherina, anche durante le ore di lezione. Perciò si riduce il rischio di trasmettere un'eventuale infezione da SARS-Cov-2 a colleghi e ragazzi. Per il resto, l'iter da seguire è molto simile a quello previsto per gli studenti. In presenza di sintomi bisognerà tornare a casa o non presentarsi a scuola del tutto, avvisando sia l'istituto, che il proprio medico curante.

Se verrà deciso che si sottoponga a tampone, gli verrà garantita una certa priorità rispetto ai tempi di attesa (che durante l'inverno, con l'aumento dei casi, potrebbero allungarsi di parecchio rispetto ad oggi) e dovrà naturalmente restare isolato fino all'arrivo del responso. In caso di positività entrerà di nuovo in gioco il Dipartimento di prevenzione che, probabilmente, stabilirà una quarantena di 14 giorni per studenti e colleghi entrati in contatto con lui.

Se non si effettua il tampone

Fino ad ora il meccanismo è piuttosto chiaro, d'altronde un tampone è un responso definitivo che può dare solo due risultati: positivo o negativo. Ma cosa accade se il medico o il pediatra stabiliscono che un tampone non è necessario? Sì, succederà, perché la stagione invernale si porta dietro tutta una serie di malanni che purtroppo assomigliano tantissimo al Covid-19. E se è vero che solo un test permette di avere una visione chiara della situazione, è pure facile comprendere come non si potranno intasare i laboratori di analisi per star dietro a tutti i bambini e i ragazzi che inevitabilmente quest'anno prenderanno la febbre o il raffreddore.

L'eventuale obbligo di presentare un certificato medico viene stabilito dalle regioni

Il presidente dell'Anp (Associazione dei dirigenti scolastici) Antonello Giannelli ha spiegato le criticità che questo caso specifico presenta. Sì, perché se per gli alunni della scuola dell'infanzia è previsto un certificato medico dopo 3 giorni di assenza, per tutti gli altri livelli scolastici le regole saranno a discrezione delle regioni. L'Emilia-Romagna ad esempio ha già chiarito che non sarà necessario nessun certificato, mentre diverse altre ancora non si sono espresse. E mentre la campanella è già suonata si chiede di fare chiarezza su una questione destinata a presentarsi sempre più spesso.

La guida dei medici di famiglia

Accanto alle linee guida ministeriali, la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (Simg) ha deciso di pubblicare una serie di consigli o regole da seguire per aiutare genitori e ragazzi ad affrontare la quotidianità del rientro a scuola. E il primo è semplice: non farsi prendere dal panico. La Asl provvederà a comunicare l'eventuale necessità di mettere il proprio figlio in quarantena o il responso del tampone. L'importante quindi è mantenere il filo diretto con l'azienda sanitaria e il medico curante, seguendo alla lettera tutte le loro disposizioni.

Naturalmente, torna la raccomandazione di non frequentare spazi affollati, non creare assembramenti davanti alla porta d'ingresso dell'istituto nell'attesa che la campanella suoni e mantenere sempre la distanza di sicurezza, soprattutto quando non si indossa la mascherina.

Se poi sei preoccupato della confusione Covid/influenza, devi sapere che solo un tampone potrà stabilire con certezza a quale infezione sei davanti. I sintomi infatti sono quasi del tutto sovrapponibili. C'è però un piccolo segnale, manifestato da almeno un terzo delle persone positive, che connota il Coronavirus e cioè la perdita di gusto e olfatto. Certo, può accadere anche con il raffreddore, ma in questo caso è ancora più marcata e arriva anche in assenza di naso chiuso e starnuti. Ricorda però che mai come in questo caso è assolutamente sconsigliata una diagnosi fai-da-te. Si tratta piuttosto di una semplice indicazione che è sicuramente importante riferire al medico o al pediatra.

Fonti| Ministero della Salute; Simg

Le informazioni fornite su www.ohga.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.