Ospedale in Fiera di Milano: inutilizzato da mesi, potrebbe essere fondamentale per la seconda ondata

In stand-by dal 9 giugno quando l’ultimo paziente ricoverato era stato dimesso, oggi l’ospedale costruito nei padiglioni 1 e 2 del Portello a FieraMilanoCity potrebbe essere riattivato. Ma soltanto quando i 17 hub ospedalieri presenti in Lombardia avranno le terapie intensive piene.
Sara Del Dot 15 ottobre 2020
* ultima modifica il 15/10/2020

L’avevano costruito in tempi record, sulla scia dell’esempio cinese, per contribuire ad alleggerire le terapie intensive delle strutture ospedaliere durante il periodo più complicato della gestione delle infezioni da Covid-19. L’ospedale Fiera Milano, ricavato dai padiglioni 1 e 2 della struttura fieristica del Portello a FieraMilanoCity grazie al contributo di tantissimi donatori privati tra cui anche Silvio Berlusconi, era stato allestito e attrezzato a fine marzo, pronto per ospitare oltre 200 pazienti in terapia intensiva. Dopo essere entrato in funzione a inizio aprile, il suo utilizzo è però stato, fortunatamente, limitato. Solo una ventina di pazienti sono infatti passati per i suoi posti letto, l’ultimo dimesso il 9 giugno.

Considerato il progressivo aumento di contagi da Covid-19, oggi l’ospedale in Fiera potrebbe tornare molto utile. Se i ricoveri nelle terapie intensive ospedaliere continuassero ad aumentare, infatti, la struttura potrebbe essere riattivata per arginare la situazione di emergenza che rischia di crearsi. E come funzionerebbe la sua rimessa in attività? Lo spazio e la strumentazione sono pronti per riaprire i battenti in breve tempo? La Regione dice di sì. Cerchiamo di vederci più chiaro.

Una scialuppa di salvataggio per la seconda ondata

Al momento, l’ufficio stampa dell'ospedale Policlinico, che si occupa della gestione clinica della struttura, fa sapere che “il padiglione in Fiera è in stand-by, senza alcun paziente ricoverato”, ma aggiunge che non è possibile visitare né effettuare riprese all’interno degli spazi, possibilità preclusa a noi come ad altri giornalisti che ne hanno fatto richiesta.

Tuttavia, la Regione ha sottolineato che, se si verificassero le condizioni, la struttura è pronta per essere riaperta e attivata in brevissimo tempo. Anzi, pochi giorni fa il governatore della Lombardia Attilio Fontana ha dichiarato la disponibilità a mettere a disposizione lo spazio dell’ospedale per ospitare pazienti provenienti da altre regioni in difficoltà, anche se al momento non c’è ancora stato alcun riscontro.

Per quanto riguarda le condizioni per l’apertura, in una dichiarazione rilasciata ad Ansa il dottor Antonio Pesenti, coordinatore dell’Unità di crisi della Regione Lombardia per le terapie intensive, ha fatto sapere che, dal momento che in Lombardia sono 150 i posti letto in terapia intensiva previsti nei vari hub destinati a ricevere i malati di Covid, “Se si dovessero riempire tutti, il progetto della Regione è di riaprire l'ospedale della Fiera di Milano”. In pratica, sarà possibile accedere alla struttura soltanto quando le terapie intensive presenti nei 17 hub ospedalieri presenti sul territorio della Regione avranno riempito tutti i loro posti letto.

La presenza di uno spazio del genere da utilizzare come "ruota di scorta" in caso di emergenza è quindi decisamente strategica. E a sottolinearlo è anche il direttore del reparto di terapia intensiva dell’ospedale Sacco, Emanuele Catena, che in un’intervista a SkyTg24 ha dichiarato che: “avere dei letti lì è una fondamentale scialuppa di salvataggio e all'occorrenza vanno utilizzati. Se ci dovessimo confrontare con numeri molto allarmanti, gli ospedali non dovrebbero essere riconvertiti in centri Covid”.

L'ospedale in Fiera

L’ospedale in Fiera era stato costruito in pochissimo tempo su iniziativa della Regione Lombardia, grazie ai circa 21 milioni di proventi di una raccolta di fondi privati realizzata dal “Fondo Fondazione Fiera Milano per la lotta al Coronavirus”, costituito il 14 marzo da Fondazione Fiera proprio per contribuire alla costruzione della struttura. Alla guida del progetto c’era Guido Bertolaso, consulente della Regione per l’emergenza Covid ed ex direttore della Protezione Civile. La gestione clinica invece era stata (ed è tuttora) affidata al Policlinico di Milano, che aveva fornito quindi anche il personale medico. Inaugurata il 31 marzo, la struttura è entrata in funzione il 6 aprile iniziando a ospitare i primi pazienti. Svuotatasi completamente il 9 giugno, è poi stata messa in stand-by.

Tanti soldi, scarso uso?

Naturalmente, il limitato (per fortuna) utilizzo dell’ospedale e della strumentazione medica non ha potuto evitare di suscitare aspre polemiche, dubbi e domande. Tant’è che a fine maggio la Procura di Milano ha aperto un’indagine conoscitiva sulla struttura, avviata dopo un esposto presentato da Adl Cobas. A fine luglio la Guardia di Finanza aveva acquisito le carte del Fondo Fondazione Fiera Milano. L’inchiesta non presentava indagati né ipotesi di reato. L’oggetto della contestazione (e di tutte le polemiche che hanno girato attorno al progetto) era l’impiego di così tanti soldi per un progetto così scarsamente utilizzato.

A metà agosto, poi, si era tornato a parlare dell'ospedale: alcuni media avevano diffuso la notizia che si stesse iniziando a delineare un piano per “cambiare pelle” alla struttura, destinandone alcuni spazi a decine di poliambulatori per usi diversi dal Covid per sgravare gli ospedali dalle attività lasciate in arretrato durante l’emergenza, sempre mantenendo la parte dedicata alla terapia intensiva.

Fonte | Ospedale Fiera Milano, Fondazione Fiera Milano,

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