Paziente guarito da Aids: è il secondo caso accertato, ma non si può ancora parlare di una cura

A Londra un uomo sieropositivo ha subito un trapianto di midollo per combattere un linfoma. Il donatore era Hiv resistente e ora, a distanza di due anni dall’intervento, non si trova più alcuna traccia del virus nel corpo del paziente. Siamo di fronte a una cura definitiva? Purtroppo no, come spiega il professor Lazzarin, primario del reparto di Malattie Infettive del San Raffaele di Milano.
Giulia Dallagiovanna 6 marzo 2019
* ultima modifica il 22/09/2020
Intervista al Dott. Adriano Lazzarin primario del reparto di Malattie Infettive presso l'ospedale San Raffaele di Milano

"Non c'è nessun virus che possiamo rilevare", con queste parole Ravindra Gupta, professore del dipartimento di Malattie infettive dell'Università di Londra, ha annunciato quello che è subito apparso come il secondo caso di paziente sieropositivo guarito dall'Aids. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature, ma è bene precisare subito che una cura per il virus dell'Hiv ancora non è stata trovata.

All'uomo era stata diagnosticata la malattia nel 2003, mentre nel 2012 aveva scoperto di soffrire anche di un particolare tipo di tumore che colpisce il sistema linfatico, il Linfoma di Hodgkin. Come potrai immaginare, le sue condizioni di salute non lasciavano ormai più speranze. L'unica possibilità di sopravvivenza era un trapianto di midollo osseo. E il donatore selezionato è risultato essere immune all'Hiv. Ma cosa significa? "Si tratta di una mutazione genetica- spiega il professor Adriano Lazzarin, primario del reparto di Malattie infettive dell'Ospedale San Raffaele di Milano – che rende i linfociti bersaglio del virus resistenti all'infezione, perché il recettore CCR5, cui aderiscono, è difettivo. Siamo di fronte a un genotipo infrequente, ma non rarissimo, presente in circa l'1% degli individui. Per questa ragione, esiste qualche possibilità di trovarlo tra i donatori di cellule staminali". 

A distanza di quasi tre anni dall'intervento, e dopo 18 mesi che il paziente britannico ha smesso di assumere farmaci antiretrovirali, il suo corpo non presenta più alcuna traccia dell'infezione. Ma al momento è ancora presto per dire che è guarito. I medici preferiscono parlare di "remissione", cioè di scomparsa dei segni di infezione da Hiv anche di fronte a esami più approfonditi.

Un caso paragonabile si era verificato già nel 2007, quando l'americano Timothy Brown, che divenne famoso come "il paziente di Berlino", si sottopose a un simile trattamento proprio in un ospedale della capitale tedesca. E oltre a risultare guarito dalla leucemia mieloide acuta che l'aveva colpito, non presentò più nemmeno i sintomi dell'Aids. Le indagini svolte in seguito esclusero del tutto la presenza di tracce del virus sui tessuti linfatici.

Non si possono sottoporre a trapianto di midollo circa 37 milioni di persone

Arriviamo allora alla domanda cruciale: è stata finalmente trovata una cura per una patologia che secondo i dati di Unaids colpisce quasi 37 milioni di persone nel mondo? La risposta, purtroppo, è no. "Si tratta di un altro piccolo tassello nel mosaico, ma è una conferma molto confortante che la strada è quella giusta e deve essere percorsa fino in fondo", specifica il professor Lazzarin.

 un risultato che in parte ci aspettavamo – prosegue il professore – Esiste infatti una rete di osservazione che comprende anche l'Italia e che sta tenendo monitorati diversi casi simili. Si tratta di pazienti che vengono curati per l'Hiv e che hanno però anche sviluppato una malattia linfoproliferativa (un forma di linfoma o leucemia, ndr.) , che li ha costretti a subire un trapianto di midollo. Così, hanno ricevuto cellule staminali non ricettive al virus. I ricercatori ne hanno poi isolato un piccolo gruppo per individuare se, una volta sospeso il trattamento antiretrovirale, il virus fosse ancora presente nei santuari dove di solito si annida, come i linfonodi e il tessuto linfatico".

Per quanto riguarda il paziente britannico, non se ne è più trovata traccia. Esattamente come era successo anche per Timothy Brown. Ma si tratta di due casi sugli oltre 20 milioni di persone che vengono trattate con farmaci antiretrovirali. "Chi risulta sieropositivo viene curato con farmaci che portano all'eliminazione del virus dal plasma in circa il 90-95% dei casi – spiega il professor Lazzarin – L'agente patogeno però rimane nel corpo e non appena viene cessato il trattamento, riprende a replicarsi. Per il paziente di Londra e quello di Berlino, la remissione per lungo tempo è stata considerata una convincente premessa all'eradicazione del virus. Ma naturalmente non è pensabile di sottoporre a trapianto di midollo ogni persona sieropositiva, che non manifesti una malattia linfoproliferativa. Al momento, la strada più semplice da percorrere nell'ambito della ricerca è quella di provare ad aiutare l'organismo a ricostituire e potenziare le difese immunitarie, attraverso un vaccino terapeutico. Si vuole consentire al sistema immunitario di controllare la replicazione del virus una volta interrotta l'assunzione di farmaci".

Ma anche il vaccino terapeutico viene sempre utilizzato come farmaco complementare ai trattamenti antiretrovirali. Insomma, il percorso per arrivare a una cura definitiva contro l'Aids è ancora lungo e soprattutto complicato. Come conferma anche il primario del San Raffaele: "È inutile alimentare false illusioni, i risultati al momento non sono soddisfacenti. Ci sono, però, tanti progetti in atto che vanno soprattutto nella direzione di potenziare l'organismo contro la costante minaccia del virus. Per quanto molto positiva, la notizia della remissione del paziente di Londra non è altro che una spinta maggiore a proseguire nella ricerca".

Fonte| "HIV-1 remission following CCR5Δ32/Δ32 haematopoietic stem-cell transplantation" pubblicato su Nature il 5 marzo 2019

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