PCR alta: cos’è la proteina C reattiva e quali cause scatenano questo valore del sangue

La proteina C reattiva alta segnala sempre uno stato infiammatorio in corso, ma può trattarsi di una patologia lieve oppure di un’infezione grave o cronica. Per questa ragione, è solo un primo segnale, facilmente individuabile attraverso un normale prelievo di sangue. Per conoscere l’origine del disturbo è però necessario procedere a ulteriori indagini, sempre sotto il controllo del medico.
Giulia Dallagiovanna 9 aprile 2019
* ultima modifica il 30/04/2019
Con la collaborazione del Dott. Mauro Martini Medico di Medicina generale

Una sorta di sentinella che si attiva solo quando sono in corso infiammazioni, non per forza gravi. Questa è la funzione della PCR, la proteina C reattiva, chiamata così perché fa interazione con il polisaccaride C dello pneumococco (una capsula che protegge l'agente patogeno). È il tuo fegato a produrla ogni volta che il tuo corpo si accorge che è in atto un processo infiammatorio e serve per indicare al sistema immunitario quali sono le cellule da eliminare.

Per conoscere il valore della PCR è necessario effettuare un prelievo del sangue e, se risulta più elevata rispetto ai livelli normali, saranno necessarie ulteriori indagini. Questa proteina infatti indica semplicemente che qualcosa sta minacciando il tuo organismo, ma non può mostrare né di cosa si tratta né dove abbia origine il disturbo. Per questo motivo molto spesso viene utilizzata come forma di controllo rispetto a un'infiammazione che già si conosce. Il problema è che può segnalare tanto la presenza di un'appendicite quanto quella di un tumore. Ecco perché è molto importante che tu conosca questo valore ematico e soprattutto che tu chieda sempre un parere al tuo medico.

Cos'è la PCR

La PCR è una proteina sintetizzata dal tuo fegato. Il nome esteso è proteina C reattiva, e infatti il suo compito è quello di reagire a un processo infiammatorio in corso. Il suo livello può essere misurato attraverso il sangue e un valore alto indica anche un agente esterno sta minacciando il tuo organismo. In questo momento, a meno che tu non soffra di particolari problemi di salute, dovresti avere una PCR inferiore a 8 milligrammi per ogni litro di siero. Nel caso tu sia una donna, però, c'è la probabilità che questo numero risulti leggermente più alto e, in generale, tende ad aumentare di pari passo con l'età che avanza.

Normalmente il fegato inizia a produrne in misura maggiore nel giro di due ore dall'inizio di un'infiammazione e in soli due giorni potresti ritrovarti con una quantità molto elevata nel sangue, superiore anche di circa un migliaio di volte rispetto al solito. Una volta che il problema è stato risolto, la PCR impiega circa 18 ore per tornare nei ranghi e segnalare la fine del pericolo.

Quando la PCR è alta

Ogni volta che supera una concentrazione di 8 milligrammi per litro, la PCR potrà essere definita alta. Il rischio sarà tanto maggiore, quanto più saranno elevate le cifre che compariranno sul referto del laboratorio che ha analizzato il tuo sangue. In genere, si può dire che fino a quando non oltrepassa i 40 milligrammi significa che l'infiammazione in corso non è sintomo di un'infezione grave. Se invece questa proteina raggiunge una concentrazione anche di 200 milligrammi, è importante capire subito cosa stia all'origine dell'alterazione, perché potrebbe trattarsi anche di una patologia seria.

Di norma, poi, valori alti sono associati a infezione batteriche, come sepsi, ustioni oppure conseguenze di un intervento chirurgico. Inoltre, è probabile che il tuo medico inizi a prescriverti degli antibiotici già una volta che la misurazione avrà segnalato una soglia di 20 milligrammi. Le analisi del sangue devono infatti essere interpretate, anche in relazione alla storia clinica e alle condizioni di salute del paziente, perciò tieni sempre presente che si tratta di informazioni generali e che non potranno mai fornirti i parametri per un'autodiagnosi.

Le cause della PCR alta

La misurazione della PCR viene prescritta solitamente in seguito a un intervento chirurgico, per verificare che non vi siano infiammazioni in corso. Ma anche a seguito di un grave trauma, magari a causa di un incidente, o in presenza di un tumore. Se invece si è già a conoscenza di uno stato infiammatorio in atto, il prelievo serve per tenere monitorata la situazione e constatarne una regressione oppure assicurarsi che una forma cronica non si riacutizzi. Nel primo gruppo rientrano malattie come la sepsi e altre infezioni batteriche o fungine gravi, così come la malattia infiammatoria pelvica, che colpisce l'utero. Del secondo invece fanno parte patologie infiammatorie intestinali, come morbo di Crohn o colite ulcerosa, alcune forme di artrosi e malattie autoimmuni come lupus o vasculite.

In generale, il medico richiede una valutazione della PCR ogni volta che i tuoi sintomi portano a pensare che possa esserci un'infiammazione in atto e anche per valutare l'entità del problema.

La PCR alta per il tumore

Una PCR alta non indica per forza la presenza di un tumore. Questo parametro segnala che vi è un'infiammazione in atto nel tuo corpo e, sì, la causa può essere anche un cancro, soprattutto quando il valore risulta molto alterato. Oppure possono esservi una decina di altre patologie, fra cui quelle appena elencate, all'origine dell'anomalia. Saranno gli specialisti, attraverso esami più approfonditi, a capire con certezza da dove derivi il malessere.

La PCR alta per le malattie cardiache

Sebbene non tutti i medici siano d'accordo, questo esame viene sempre più spesso utilizzato anche per individuare un possibile rischio di disturbo cardiaco. Si ritiene infatti che alcune patologie possano essere provocate anche da valori che non hanno nulla a che fare con quantità di colesterolo e trigliceridi. In questo, si potrebbe dire che più basse risultano le cifre, più in salute sarà il tuo cuore. Si tratta però di un marker più preciso, introdotto a partire dagli anni '90 e definito PCR ad alta sensibilità. Questi sono i valori ai quali dovresti prestare attenzione:

  • Inferiore a 1 milligrammo per litro: non c'è un reale rischio cardiaco
  • Compreso fra 1 e 3 milligrammi per litro: si riscontra un rischio cardiaco basso o medio
  • Compreso fra 3 e 10 milligrammi per litro: elevato rischio cardiaco
  • Superiore a 10 milligrammi per litro: c'è già un'infiammazione in atto

La PCR alta in un neonato

La PCR viene utilizzata anche per identificare la presenza di un'infiammazione in atto anche nel corpo di un neonato. Esattamente come accade per un adulto, può trattarsi di una patologia lieve oppure di un'infezione batterica grave come la sepsi.

Tieni però presente che nei neonati questo valore aumenta in modo fisiologico durante i le prime ore di vita e può arrivare anche a 25 milligrammi per litro di sangue nei giorni immediatamente successivi al parto. Si stabilizza attorno ai 10 milligrammi solo dopo 96 ore che il bambino è uscito dalla pancia della madre. Questo significa che variazioni di proteina C reattiva nell'organismo di un bebè possono verificarsi con maggiore frequenza rispetto a quanto accade a te, anche perché il suo sistema immunitario sta imparando a reagire alle minacce esterne ed è quindi molto più vigile del tuo.

La PCR alta e la VES alta

La VES è un atro valore ematico che può essere misurato assieme alla PCR. Si tratta della Velocità di Eritrosedimentazione, ovvero, in termini più semplici, di quanto tempo impiegano i globuli rossi a precipitare all'interno di un campione di sangue posto in un tubo verticale. Quando cadono, cioè sedimentano, molto velocemente la causa è l'elevata presenza di proteine, fra cui anche quella C reattiva. Significa dunque che vi è uno stato infiammatorio in corso.

Al momento, la VES è considerata meno precisa rispetto ad altri indicatori, come appunto la PCR, perciò via via sta venendo accantonata. Rimane però molto indicata per la diagnosi e il monitoraggio di lacune patologie come l'artrite transitoria, la vasculite sistemica e la polimialgia reumatica.

Come prevenire la PCR alta

Nel caso la tua PCR sia risultata alta, sarà necessario chiedere consiglio al tuo medico su quali ulteriori esami è bene fare e se sia necessario assumere antibiotici o altri farmaci specifici per alcune infiammazioni, come antinfiammatori o ibuprofene. Se invece stai cercando di prevenire l'innalzamento di questa proteina, devi sapere che la prevenzione passa attraverso uno stile di vita sano.

Cerca di mangiare in modo equilibrato ed evita fumo e alcolici: il sovrappeso e l'obesità aumentano infatti le probabilità che si presenti questo problema. Pratica attività fisica quotidianamente, ricordando che è sufficiente anche solo mezz'ora di camminata a passo svelto. Inoltre, mantieni sotto controllo la pressione, soprattutto per quanto riguarda eventuali rischi cardiovascolari.

Devi però tenere presente che ci sono alcuni fattori che possono portare a un aumento fisiologico della PCR come una gravidanza in corso o l'assunzione di pillola anticoncezionale. E, infine, che si tratta di un valore destinato a crescere assieme all'età.

Il parere dell'esperto

Abbiamo chiesto al dottor Mauro Martini, medico di Medicina generale con oltre trent’anni di esperienza, in quali casi sia più indicata la PCR e quando è invece meglio verificare la VES:

Si tratta di due valori complementari e indicano entrambi degli esami non specifici, il cui risultato mostra se è in atto una forma infiammatoria o infettiva nell’organismo. In generale, la proteina C reattiva (PCR) è più presente nei casi di infiammazioni provocate da disturbi reumatici. La velocità di eritrosedimentazione (VES) indica invece altri tipi di alterazioni infiammatorie, associate di solito a eventi infettivi, ad esempio tonsilliti o faringiti. La VES poi aumenta in modo significativo quando vi sono forme tumorali in corso, oppure in caso di infiammazioni parafisiologiche. Bisogna sempre tenere presente, infatti, che una VES elevata non coincide direttamente con la presenza di un cancro e i risultati del prelievo devono sempre essere esaminati dal medico”.

Fonti| Ospedale Niguarda; Humanitas

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