Perché, oggi ancora di più, dovresti fare la vaccinazione antinfluenzale?

Con l’arrivo dell’autunno ci stiamo avvicinando alla vaccinazione contro l’influenza e la pandemia non deve essere un freno: proteggere te, i tuoi genitori o tuo figlio oggi è ancora più importante perché potrebbe aiutare i medici in fase di diagnosi a non confondere le due sintomatologie. Quest’anno, poi, il Ministero della Salute ha introdotto alcune novità: la gratuità del composto, per esempio, verrà estesa anche alle persone tra i 60 e i 64 anni e per rispettare il distanziamento, le vaccinazioni non si effettueranno più negli studi dei medici.
Kevin Ben Alì Zinati 29 agosto 2020
* ultima modifica il 23/09/2020
In collaborazione con il Dott. Vittorio Demicheli Direttore Sanitario Ats Milano

L’autunno è all’orizzonte. E se dovessi avere un genitore un po’ in là con l’età oppure se stessi vivendo con un nonno o un anziano colpito da qualche patologia importante, significa che sta arrivando anche il periodo della vaccinazione antinfluenzale. Che dovrebbe partire ufficialmente da novembre, con dosi acquistabili nelle farmacie già dal mese di ottobre. Svelo subito le carte: la vaccinazione è da fare. E se pensi allo scombussolato contesto sanitario in cui ci ha catapultati il Coronavirus, il vaccino antinfluenzale diventa un tema ancora più delicato e una scelta ancora più necessaria. Provo a spiegarti perché dovresti farlo.

Cos’e il vaccino? 

Forse già lo sai, la vaccinazione consiste nell’iniettare piccole particelle di uno o più virus specifici all’interno dell’organismo. In sostanza è una questione di antigene e anticorpo. L’antigene è una proteina che caratterizza la superficie di un virus o di un batterio che, al contatto con il sistema immunitario, provoca una reazione: una malattia, febbre e altre sintomatologie. L’anticorpo invece è una proteina del sistema immunitario prodotta in risposta al contatto con l’antigene e, in sostanza, ha il compito di attaccare l’antigene stesso e difenderci. Come spiega la dottoressa Teresa Della Pietra, medico di medicina generale a Varese, “inoculando piccole dosi di vaccino si stimola il sistema immunitario a produrre proprio gli anticorpi che servono per combatterlo. In questo modo, quando l’influenza inizia a circolare, il sistema immunitario si attiva grazie a una sorta di memoria che riconosce il virus e l’antigene”. Quindi se dovessi venire in contatto con il virus, una volta vaccinato il tuo corpo sarebbe in grado di produrre molti più anticorpi e debellare la malattia.

Cosa c’è nella siringa 

La composizione del vaccino antinfluenzale, ovvero la somma dei ceppi virali che vengono iniettati nel tuo organismo, viene stabilita di anno in anno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. I virus dell’influenza si modificano e si diversificano nel corso del tempo e mentre alcuni possono circolare in un determinato periodo, altri possono invece scomparire per ripresentarsi qualche anno dopo. Per questo, e sulla base delle informazioni epidemiologiche e virologiche che vengono raccolte dalla rete Globale dei 140 Centri di collaborazione, l’Oms aggiorna annualmente la composizione del vaccino.

Per la campagna antinfluenzale di quest’anno, l’Organizzazione ha raccomandato l’utilizzo di un vaccino quadrivalente, ovvero composto da quattro tipi di virus anziché tre (di solito il vaccino è, appunto, trivalente). Il nuovo vaccino conterrà, dunque, nuove varianti antigeniche di tipo A, ovvero quelle di sottotipo H1N1 e H3N2 e due variante di tipo B: Lineaggio B/Victoria e Lineaggio B/Yamagata.

Perché farlo

Come ogni anno, con l’abbassamento delle temperature è previsto anche l’aumento dei casi di influenza. Nel frattempo, come ti raccontiamo quotidianamente, i positivi stanno risalendo e mentre alcuni ragionano sulla famigerata seconda ondata di contagi, gli altri provano a disegnare i possibili scenari per riportare i bambini sui banchi. E se le scuole spaventano in quanto potenziali serbatoi di contagi, l’altro rischio è che nei prossimi mesi l’infezione da Sars-Cov-2 possa nascondersi dietro ai sintomi di una banale influenza, o viceversa. Se ti ricordi, te ne avevamo già parlato ad inizio pandemia quando si pensava che il virus cinese fosse, appunto, solo un’influenza.

Questo è il contesto sanitario in cui si inserisce la vaccinazione influenzale. Perché farla, dunque? Proteggendoti dall’influenza aiuteresti a riconoscere per tempo le eventuali nuove infezioni. Lo ribadisce anche la dottoressa Della Pietra: “Sappiamo che Sars-CoV-2 e i virus influenzali sono diversi ma questa vaccinazione può aiutare in fase di diagnosi: se un paziente dovesse sviluppare febbre o tosse o altri sintomi associabili all’infezione da Coronavirus e avesse però già fatto la vaccinazione antinfluenzale, la diagnosi sarebbe più facile e ci sarebbe meno confusione.

Serve consapevolezza 

Che il vaccino antinfluenzale non sia il vaccino contro il Coronavirus è chiaro: farselo inoculare, dunque, non rende immuni. Può, semmai, aiutare in fase di diagnosi nel momento in cui dovessi sviluppare una sintomatologia sovrapponibile a quella da infezione da Sars-CoV-2. Ma se l’obiettivo è eliminare la confusione ai medici, non ve ne deve essere nemmeno tra i cittadini.

Ti spiego che cosa voglio dire con le parole del dottor Vittorio Demicheli, direttore sanitario dell’ATS Milano: “La vaccinazione è importante, su questo non di discute e dal punto di vista del servizio sanitario, più malattie simili al Covid si escludono, meglio è. Però tutti devono sapere che se si vaccinano contro l’influenza e poi sviluppano tosse o febbre non è necessariamente Covid”. Secondo Demicheli, in sostanza, è importante non diffondere false sicurezze: Il vaccino protegge solo da una fetta delle malattie respiratorie, può capitare di contrarre un’influenza nonostante la vaccinazione e non per forza è l'infezione da Coronavirus”.

Chi può farlo 

Come spiega la circolare del Ministero della Salute, la vaccinazione antinfluenzale è raccomandata per tutti i soggetti a partire dai 6 mesi di età che non hanno controindicazioni al vaccino. La priorità, tuttavia, ce l’hanno le persone che vengono considerate “a rischio” a prescindere dall’età: a queste il vaccino viene fornito gratuitamente dal servizio sanitario nazionale.

Se ci si vaccina e poi si sviluppano tosse o febbre non è per forza Covid

Dottor Vittorio Demicheli, direttore sanitario Ats Milano

Si tratta di persone con condizioni sanitarie o patologiche tali che, in caso di influenza, potrebbero peggiorare portando a complicanze. Quindi:

  • Donne in gravidanza o post parto
  • In caso di malattie croniche a carico dell'apparato respiratorio come l’asma grave, la displasia broncopolmonare, la fibrosi cistica e la broncopatia cronico ostruttiva-BPCO
  • In caso di malattie dell’apparato cardio-circolatorio
  • In caso di diabete mellito e altre malattie metaboliche In caso di insufficienza renale o surrenale cronica
  • In caso di tumori o di trattamento chemioterapico
  • In caso di immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV
  • In caso di malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali
  • Bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale

Rispetto all’anno scorso, la gratuità è stata estesa anche alla fascia d’età tra i 60 e i 64 anni. A questi vanno aggiunti poi gli addetti ai servizi pubblici e gli operatori sanitari.

Le persone a cui la vaccinazione verrà offerta gratuitamente, verranno raggiunte in diversi modi. “Se sono o vengono ricoverate o se visitano uno dei nostri ambulatori glielo si propone e nel caso lo si effettua – continua il dottor Demicheli – Altrimenti in quasi tutte le regioni è attivo un sistema che funziona così: l’elenco di queste persone viene mandato ai medici di base che contattano e invitano i pazienti a sostenere l’antinfluenzale”. Gli altri, invece, possono acquistare la dose di vaccino direttamente in farmacia e farsela somministrare dal proprio medico o da un infermiere.

Il Ministero della Salute ha individuato poi anche quelli che sono gli obiettivi di copertura per tutti i gruppi target: vaccinare il 75% è l’obiettivo minimo, arrivare al 95% sarebbe ottimale. “La storia ci dice che in Lombardia vaccinavamo meno della metà dei soggetti ultra 65enni e un po’ meno del 10% della popolazione generale tra cui rientrano i soggetti a rischio – spiega il direttore sanitario dell’Ats Milano – Quest’anno il target è vaccinare tutti i soggetti a rischio e raggiungere almeno il 75% dei soggetti. Tutti però abbiamo la ragionevole speranza che il successo di questa campagna sia più alto visti la pandemia e il rischio potenziale di contrarre infezioni, ma è difficilissimo fare previsioni”.

I bambini 

Tra le popolazioni che possono rientrare tra i target della vaccinazione antinfluenzale ci sono anche i bambini. Come ti dicevo qualche riga sopra, l’eleggibilità parte dai 6 mesi in su perché sotto a questa “soglia” il vaccino non è sufficientemente immunogenico, non conferisce dunque una protezione sufficiente. La gratuità della vaccinazione, però, è “vincolata” allo stato di salute del tuo bambino: se ha più di 6 mesi e rientra nella categoria dei soggetti a rischio che ti ho spiegato prima, allora sarà negli elenchi del Servizio Sanitario Nazionale. In caso contrario, invece, saranno i genitori che dovranno occuparsi di acquistare la dose e farla somministrare.

Sotto i 6 mesi, il vaccino non conferisce protezione sufficiente

Tuttavia non è così ovunque. Ce l’ha spiegato il dottor Rocco Russo, responsabile del tavolo tecnico vaccinazioni della Società Italiana Pediatria: “Alcune regioni, come Campania, Lazio o Puglia, hanno esteso l’offerta attiva e gratuita anche ai bambini nella fascia 6 mesi – 6 anni.

Se non hai mai vaccinato tuo figlio, il dottor Russo ci ha spiegato che dai 6 mesi ai 9 anni i bambini che vengono vaccinati per la prima volta dovranno fare due dosi a distanza di 4 settimane l’una dall’altra per poi farne solo una all’anno. Nonostante la pandemia, però, il vaccino antinfluenzale, non è obbligatorio per i bambini. A dispetto, se ti ricordi, della richiesta della società italiana medici pediatri: ti avevamo raccontato, infatti, come la Simpe avesse chiesto di estendere l’obbligo vaccinale a tutti i bambini dai 6 mesi ai 14 anni. “Obbligare un soggetto a proteggere il proprio figlio è anche un discorso che chiama in causa il concetto di libertà di ciascuno di noi – continua il dottor Russo – Nel 2020 non possiamo obbligare la gente a proteggere i propri figli. Arrivare ad un’obbligatorietà, poi, equivarrebbe allo stesso tempo a una sconfitta per la sanità pubblica che, in quel caso, non sarebbe stata capace di trasmettere il messaggio del valore della vaccinazione”.

Ma i vaccini ci sono? 

Secondo il direttore sanitario dell’Ats Milano, la pandemia potrebbe “favorire” il raggiungimento degli obiettivi indicati dal Ministero. Nel senso che, spiega Demicheli, “con questa situazione tutti pensiamo che la richiesta di vaccini sarà molto di più alta”. E in effetti la sensazione troverebbe conferma, per esempio, nei numeri annunciati dall’assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera che ha dichiarato come “la Regione abbia già acquistato 2,4 milioni di vaccini, l’80% in più dello scorso anno quando avevamo eseguito 1,3 milioni di dosi. Le amministrazioni regionali, insomma, avrebbero già avanzato richieste importanti e il rischio di una carenza di vaccini sembra essere reale.

Rendere obbligatorio l'antinfluenzale sarebbe una sconfitta per la sanità nazionale

Dottor Rocco Russo, responsabile tavolo tecnico vaccinazioni della Società Italiana Pediatria

Almeno per la Federazione Nazionale Unitaria titolari di Farmacia, secondo cui “c’è il rischio che queste dosi di vaccino non siano disponibili: abbiamo riscontrato la sostanziale impossibilità, da parte delle case farmaceutiche, di cedere alle farmacie dosi vaccinali, perché la produzione è stata assorbita dalle richieste avanzate dalle Amministrazioni regionali, i cui acquisti hanno fatto registrare un incremento medio del 43% circa, con picchi anche superiori al 100%, rispetto alle acquisizioni della pregressa stagione 2019-2020”. Nella nota si legge anche che molti cittadini, "sottoposti a un maggior rischio di contagio, si troverebbero nell’impossibilità di vaccinarsi”.

Nessun allarmismo, però, secondo il dottor Demicheli. Attraverso il servizio sanitario nazionale e i LEA, ovvero i livelli essenziali di assistenza, la vaccinazione sarà sicuramente garantita alla popolazione che viene considerata più a rischio. “Il vaccino venduto in farmacia, invece, è considerato meno essenziale. Le richieste delle Regioni potrebbero renderlo meno disponibile ma se la programmazione della campagna antinfluenzale verrà organizzata e portata a termine efficacemente, tutte le persone a rischio saranno raggiunte e protette mentre l’eventuale carenza interesserebbe solo le categorie che ne hanno meno bisogno”.

Per il dottor Russo, responsabile del tavolo tecnico vaccinazioni della Sip, la potenziale carenza di vaccini è invece il riflesso della scarsa adesione alla campagna vaccinale nel nostro paese”. Secondo Russo è il sistema che non funziona in modo efficiente dal momento che non verrebbero “acquistate dosi sufficienti per arrivare all’obiettivo minimo del 75% della popolazione”. Ogni campagna si basa sull’esperienza della precedente e se c’è stata poca adesione, i quantitativi richiesti vengo rimodulati. Ma spesso succede che questi numeri “bassi” siano comunque troppo alti rispetto alla partecipazione e questo comporterebbe inevitabilmente sprechi di vaccini che, non potendo essere riutilizzati l’anno dopo, verrebbero buttati.

In coda ai tempi del Covid 

Oggi più che mai ci sarà da capire come verranno organizzate le campagne vaccinali. Probabilmente, se ti sei già vaccinato, ricorderai le code fuori dagli ambulatori oppure le attese nelle sale d’aspetto degli studi dei medici di base. Ecco, oggi questo non lo vedrai: ci sono le norme di distanziamento sociale da rispettare per evitare assembramenti e limitare i rischi di nuovi contagi. Il direttore sanitario dell’Ats Milano Vittorio Demicheli ci ha spiegato che una delle criticità, quest’anno, sarà inevitabilmente legato agli spazi.

“Molti medici di medicina generale non potranno garantire il distanziamento, per questo si sta pensando di creare centri vaccinali esterni agli studi e anche ai nostri servizi vaccinali che useremo solo con i bambini”. Anche la dottoressa Teresa Della Pietra ci ha confermato che nella sua provincia di Varese sindaci e comuni sono già stati allertati “e invitati a mettere a disposizione spazi comunali o palestre e palazzetti per condurre le vaccinazioni in luoghi ampi e larghi.

Anche l’anti-pneumococcica

Sindaci e comuni metteranno a disposizione spazi e palestre per vaccinazioni in sicurezza

Dottoressa Teresa Della Pietra, medico di medicina generale a Varese

Il Coronavirus ha rivoluzionato tutto e tutti, pure l’antinfluenzale. Non solo la questione spazi, dunque: insieme al vaccino potrebbe essere riproposta anche la protezione contro lo pneumococco, un batterio molto diffuso e già responsabile della polmonite negli adulti. Ti starai chiedendo perché. Secondo uno studio citato dal virologo dell’ospedale Sacco di Milano Massimo Galli in un'intervista al Corriere, il virus infetterebbe di più chi non è vaccinato contro l’influenza o lo pneumococco. Una soluzione non c’è e si aspetta il vaccino. Ma è chiaro che oggi più che mai anche l’antinfluenzale è indispensabile.

Fonti | Ministero della Salute; Federfarma

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