PET e scintigrafia: qual è la differenza?

In medicina nucleare, la PET e scintigrafia sono gli esami diagnostici per immagini più noti. Si utilizzano principalmente in campo oncologico, per verificare la presenza in fase precoce di tumore e metastasi ma anche per controllare se la terapia oncologica in corso sta funzionando. Entrambe le metodiche sono sicure nonostante espongano il paziente a radiazioni.
Valentina Rorato 27 Gennaio 2020
* ultima modifica il 16/09/2020

La PET e la scintigrafia sono due esami diagnostici molto famosi, utilizzati soprattutto in campo oncologico perché in grado di rilevare alterazioni tumorali in stadi precoci, quando ancora le masse sono piccolissime e di conseguenza maggiormente curabili. Queste metodiche mettono sempre un po’ d’ansia non solo perché si accompagnano alla preoccupazione di una malattia grave, ma anche perché espongono a radiazioni ionizzanti, ovvero a sostanze radioattive. Negli anni però la Medicina Nucleare ha compiuto numerosi passi avanti ed è bene soppesare sempre i rischi e i benefici, che in caso di tumore sono decisamente maggiori.

Cos'è la PET

La PET, acronimo che sta per tomografia a emissione di positroni (Positron Emission Tomography), è un esame che comporta la somministrazione per via endovenosa di una sostanza normalmente presente nell'organismo. Potrebbe essere glucosio, nella maggior parte dei casi, oppure metionina o dopamina. Questa sostanza, durante l'esame, è marcata (quindi è evidenziata) da una molecola radioattiva (per esempio il Fluoro 18 nel caso del glucosio).

Cosa rivela la PET?

Il medico, attraverso il tomografo che rivela la distribuzione delle molecole radioattive, può diagnosticare tumori o metastasi. Come mai? Pare che le cellule cancerogene siano avide di glucosio e dunque lo zucchero si andrà ad addensare proprio là, dove sta crescendo il cancro. La PET serve anche per verificare se la terapia oncologica, che si sta seguendo, sta realmente funzionando e quindi se le masse sono cresciute o sono in fase di remissione. Può essere utile anche in caso di cardiopatia ischemica patologie neurodegenerative, come le demenze, perché permette di evidenziare molto precocemente l’insorgenza delle alterazioni che sono alla base di queste malattie.

In cosa consiste la scintigrafia?

La scintografia è un altro esame complesso, figlio della medicina nucleare, che si basa sulla somministrazione di un radiofarmaco. Lo scanner della scintigrafia rivela dall’esterno del corpo la distribuzione di questa sostanza radioattiva nei tessuti e negli organi.

Ecco le immagini raccolte durante una scintigrafia

Cosa rivela la scintigrafia?

Durante l’esecuzione della scintigrafia, il radiofarmaco non va ad addensarsi dove c’è la neoplasia, ma si distribuisce nel tessuto sano. È in questo modo che riesce a cogliere la malattia ed è quindi utilizzata nello studio e nella ricerca di tumori. Come avviene l’esame? Devi stare tranquillo perché è indolore. Ti sarà somministrato il radiofarmaco per via endovenosa e al momento ideale di osservazione (ovvero dopo diverse ore dall'iniezione), sarai inserito sotto sotto un’apparecchiatura detta gamma-camera che rileva il segnale emesso per radiazione dagli organi in esame. Con la scintigrafia ossea si cercano lesioni ossee (benigne o maligne) e metastasi nello scheletro. La tecnica è sicura, per questo motivo può esser effettuata anche nei bambini.

Che differenza c'è?

Le differenze tra PET e scintigrafia non sono tanto nell’esecuzione dell’esame, perché hanno dinamiche estremamente simili. La differenza sta nell’individuazione della malattia. La PET “illumina” i tessuti malati, la scintigrafia al contrario quelli sani. La PET è, quasi sempre, abbinata alla TAC o alla Risonanza Magnetica (la più recente novità tecnologica nel campo della diagnostica per immagini con sistemi ibridi) e permette di raccogliere informazioni metaboliche estremamente dettagliate. La scintigrafia si basa solo sulla somministrazione di radiofarmaci. In ambito oncologico, la più famosa è la scintigrafia ossea, ma in realtà ne esistono di diversi tipi come quella dei recettori per la somatostatina, la scintigrafia tiroidea o la linfoscintigrafia, in cui il radiofarmaco viene iniettato sottocute.

L’apparecchiatura detta gamma–camera della scintigrafia

Quanto durano i due esami

I due esami sono molto lunghi. L’esecuzione in sé è rapida. In entrambi i casi la raccolta dell’immagini (quindi il periodo in cui si è inseriti sotto lo scanner) è di circa 30 minuti. Purtroppo a rendere lunga la procedura è la somministrazione dei radiofarmaci. Per la PET ci vogliono in tutto dalle due alle tre ore, mentre per la scintigrafia il radiofarmaco deve essere iniettato circa tre ore prima dall'esame, per dare tempo al tracciante di accumularsi nello scheletro e di localizzarsi in corrispondenza delle eventuali lesioni.

Quanto dura la radioattività?

La radioattività per la PET è lieve, perché impiega sostanze radiomarcate con radioisotopi emettitori di positroni e la dose di irradiazione è simile a quella della TAC. Dopo l’esame, puoi dunque riprendere le tue attività senza problemi. In linea di massima si sconsiglia la vicinanza con bambini piccoli e donne in gravidanza per alcune ore (tieni presente di stare lontano un pomeriggio). Per smaltire più rapidamente i composti radioattivi, il metodo migliore è bere acqua, e ciò vale anche per la scintigrafia, che è un pochino più invasiva. In questo caso, la radioattività dura circa 48 ore. Il modo migliore per non esporre le persone che vivono con te, soprattutto se hai bimbi piccoli, è stare a distanza (un paio di metri è la misura di sicurezza). L’organo più esposto alle radiazioni è la vescica, dunque oltre a bere acqua, devi fare attenzione quando usi il WC: fai scorrere molta acqua dopo aver fatto pipì e lavati molto bene le mani.

Fonti | AircHumanitas

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