Piede diabetico, il rischio amputazione si allontana grazie a una nuova terapia cellulare: lo studio del San Donato di Arezzo

Una ricerca durata 2 anni e condotta su 76 pazienti che sembravano ormai destinati a perdere l’arto a causa della complicanza del diabete mellito ha mostrato come un’innovativa terapia, che consiste nel prelievo di cellule dal malato stesso, sia in grado di ridurre il tasso di amputazione, garantendo anche una migliore guarigione delle ferite causate dal piede diabetico.
Alessandro Bai 3 Settembre 2021
* ultima modifica il 10/09/2021

Se hai mai sentito parlare del piede diabetico, forse sai già che si tratta di una delle complicanze più gravi del diabete mellito e che può portare addirittura all'amputazione. Tuttavia, una nuova terapia cellulare messa a punto all'ospedale San Donato di Arezzo potrebbe cambiare le cose definitivamente, offrendo la speranza di mantenere l'arto a quei pazienti che rischiano di perderlo.

L'innovativa terapia cellulare autologa, che consiste in un prelievo di cellule del malato stesso, è stata descritta nello studio condotto dal team di ricerca della struttura sanitaria toscana, pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Medicine. Per giungere ai risultati ottenuti, gli autori hanno impiegato circa 2 anni, durante i quali hanno monitorato il percorso di 76 pazienti diabetici per i quali l'unica soluzione ormai possibile sembrava proprio l'amputazione.

Non si tratta di uno scenario così raro come potresti pensare, dato che il piede diabetico, che provoca un deficit della circolazione periferica e quindi un ridotto afflusso di sangue agli arti inferiori, è responsabile di ben 7mila amputazioni a piedi e gambe ogni anno, dati che fanno paura nonostante siano addirittura in miglioramento per quanto riguarda l'Italia.

Come spiegato da Alessia Scatena, direttore della Uoc diabetologia & malattie metaboliche, in una nota pubblicata dall'Asl Toscana sud est, il percorso terapeutico ideato da una equipe mutlidisciplinare del San Donato di Arezzo "si basa su cellule del sangue periferico del paziente stesso: le cellule mononucleate", prelevate direttamente in sala operatoria. Al termine dei 2 anni, lo studio "ha mostrato un esito clinico positivo nei pazienti con piede diabetico e ischemia critica non rivascolarizzabile, riducendo significativamente il tasso di amputazione e migliorando la sopravvivenza e la guarigione delle ferite". Tra le persone sottoposte alla nuova terapia cellulare, infatti, il tasso di sopravvivenza a 2 anni era superiore all'80%, con un tasso di guarigione pari all'86,6%.

Fonte| ASL Toscana sud est

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